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IL MESTIERE DI RACCONTARE
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PINO SCACCIA

Se non diremo cose che a qualcuno spiaceranno,
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“The world is a better place without fear" (Il mondo sarebbe migliore senza paura)
Dossier

Giornalisti uccisi nel 2008: 22 lista

Negli ultimi cinque anni 456 morti

Uccisi in Iraq dall'inizio della guerra: 243

Giornalisti e bloggers attualmente in prigione: 211
(Cina 79, Cuba 23, Eritrea 18, Iran 10, Birmania 9)

Reporter sotto sequestro: 14

La libertà di stampa nel mondo Rapporto 2007

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Per non dimenticare

Antonio Russo


Marco Luchetta


Ilaria Alpi


Maria Grazia Cutuli


Enzo Baldoni


Raffaele Ciriello


Marcello Palmisano

Quando muore uno di noi. Non importa la nazionalità e neppure il ruolo: può essere un fotografo o un fonico, un operatore o un producer: uno di noi. E allora ti accorgi che stai in mezzo a una guerra vera, dove sparano sul serio, non è un film, e se non capita a te ma a qualcun altro è solo casualità, destino. Inutili i giubbotti antiproiettile, le scorte, la prudenza, il mestiere, tutto il resto. Se ti arrivano granate o colpi di cannone o killer assetati di vendetta o guerrieri disperati e impauriti c’è poco da difendersi. Neppure il buonsenso basta perchè la storia è piena di passi molto riflessivi e poi l’incursione improvvisa, l’attacco a sorpresa e tu ti ritrovi lì, a un soffio dalla fine. Chiunque di noi si è trovato spesso in difficoltà. Ma nessuno di noi è un eroe nè ha la vocazione di diventarlo. Si va in guerra, sembra banale, come si va in qualsiasi altra parte del mondo a “raccontare”: può essere una festa e può essere l’inferno. La cosa strana è che continuiamo a sentirci dei privilegiati, solo per il fatto di stare in mezzo all’evento, occhi e anima di tutti gli altri. Molti purtroppo pagano irrimediabilmente la grande curiosità, questa voglia di capire.
I miei libri
Parole

"Lasciamo che siano i fatti a parlare. Il resto sono chiacchiere e politica, tutte cose da cui voglio tenermi lontano”. Enzo Baldoni

"Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sè non è forse sufficiente, ma è l'unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri". Joseph Pulitzer (1847-1911)

"Sono come un colombo che si guarda sempre intorno, incuriosito e impaurito. Chissà quali ingiustizie mi troverò davanti. Ma nel mio cuore impaurito di colombo so che la gente di questo paese non mi toccherà. Perchè qui non si fa male ai colombi. I colombi vivono fra gli uomini. Impauriti come me, ma come me liberi." Hrant Dink, il giorno prima di essere ucciso.

"Ci si mette in viaggio a causa di una tragedia, o perché travolti da un’insana passione. Ma andare altrove serve a scoprire gli altri. E se stessi. Ci si mette in cammino per fuggire dalla fame, dalla peste, dalla guerra, per cercare la sicurezza altrove”. " La nostra professione è una lotta costante tra il nostro sogno, la nostra volontà di essere del tutto indipendenti e le situazioni reali in cui ci troviamo, che ci costringono invece ad essere dipendenti da interessi, punti di vista, aspettative dei nostri editori... In generale si tratta di una professione che richiede una continua lotta e un costante stato di allerta..." Ryszard Kapuscinski

"Non escludo che un giorno il mio caporedattore, che mi ha incaricata di coprire questa guerra, non sappia più cosa farsene di me, come di un vecchio articolo non pubblicato al momento giusto che viene buttato nel cestino".
Anna Politkovskaya

"Dietro di me non c'è altro che la mia coscienza, nei miei programmi futuri soltanto la tomba. Che vorrei, è ovvio, più lontana e con una lapide: 'Scrisse quello che poteva, mai quello che non voleva. Amen". Enzo Biagi

Sogno di vivere in un mondo senza frontiere e senza paure dove la guerra è un ricordo di un vecchio passato. Sogno di vivere in un mondo dove non esistono bombe né kamikaze, dove una madre non versa lacrime sul viso insanguinato di un neonato. Sogno di vivere in un mondo dove gialli neri bianchi e rossi si tengono tutti per mano, dove cristiani musulmani ed ebrei pregano nello stesso luogo, illuminati dalla stessa luce che irradia tutti i giorni i cuori dei bambini". Hafez Haidar , giornalista e scrittore libanese

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giovedì, 15 maggio 2008, 22:37
La notizia è questa: a Roma, una giovane rumena è stata aggredita e stuprata da un 39enne italiano. La ragazza faceva le pulizie in un call center. Ad aggredirla alle spalle  è stato il convivente della responsabile della cooperativa dove  la giovane rumena lavora. Maria - chiamiamola così - aveva appena iniziato a fare le pulizie quando il suo violentatore l'ha aggredita. Minacciandola con un taglierino, l'ha costretta a subire violenza sessuale. Dopo la violenza, Maria ha chiesto aiuto in un bar vicino, è arrivata la polizia, l'aggressore è stato facilmente individuato ed arrestato. Questa la notizia. Adesso aspettiamo, vogliamo vedere quanto spazio avrà nei tg, nei gr e nei giornali che troveremo domani in edicola. Una ragazza rumena violentata da un italiano, non una italiana violentata da un rumeno. Si accettano scommesse sullo spazio che sarà riservato alla notizia di Roma. Se finirà come pensiamo, chiediamo scusa a Maria.  Articolo21
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giovedì, 15 maggio 2008, 22:23
 
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giovedì, 15 maggio 2008, 21:14
Una confidenza di troppo con una giornalista. E sul candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti Barack Obama piomba l'accusa di «sessismo». Tanto da costringerlo alle scuse. Tutto comincia a Detroit quando il senatore dell'Illinois avvicinato da una reporter di un'emittente locale, Channel 7, di nome Peggy Agar che gli chiedeva che cosa avrebbe fatto per i lavoratori dell'auto, rispondeva alla giornalista «Un secondo dolcezza» (guarda il video), cosa giudicata decisamente inappropriata per il severo codice di comportamento richiesto ai politici americani. La frase ripresa dalle tv e dai siti internet, costringeva il candidato democratico a telefonare successivamente alla reporter per fare le sue scuse. «Salve Peggy, diceva nella telefonata. Mi scuso due volte, una per non aver risposto alla tua domanda e l'altra per aver utilizzato la parola «dolcezza». Lo faccio a volte con ogni tipo di persona, ma, ti assicuro, non voleva essere un segno di mancanza di rispetto». Come sempre capita le scuse attiravano ancora di più l'attenzione sul linguaggio usato da Obama facendo chiedere a molti commentatori se il suo fosse stato il comportamento adatto a un politico che aspira alla presidenza.
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giovedì, 15 maggio 2008, 21:11

La «mascalzonata» finisce in tribunale. Marco Travaglio, che parla appunto di mascalzonata nei suoi confronti, ha deciso di querelare il vicedirettore di Repubblica, Giuseppe D'Avanzo. L'annuncio lo ha dato lo stesso Travaglio, dopo che il collega lo aveva attaccato per il suo metodo di lavoro ritorcendo lo stesso tipo di argomentazioni, usate contro il presidente del Senato, Renato Schifani, contro di lui. Oggi Travaglio interviene nuovamente e dice: «Ciò che non è consentito a nessuno e nemmeno a D'Avanzo è imbastire una ripugnante equazioni tra le frequentazioni palermitane del palermitano Schifani e una calunnia ai miei danni che - scopro ora - sarebbe stata diffusa via telefono da un misterioso avvocato». La circostanza, spiega Travaglio (in particolare il pagamento di un albergo per le vacanze da parte di Michele Ajello, ndr) «è totalmente falsa e chi l'ha detta e diffusa ne risponderà in tribunale». La vicenda si affida dunque sempre più alle carte bollate. Nei giorni scorsi era stato proprio Schifani a dare mandato ai suoi avvocati di querelare Travaglio Che palle.

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mercoledì, 14 maggio 2008, 18:18
Gli internauti Chen Daojun, Shi Jianhua, Xin Wu e Lin Yong sono detenuti dal 9 maggio 2008 per aver pubblicato sul Web degli articoli che trattavano della marcia di protesta organizzata cinque giorni prima nella città di Chengdu - capitale della provincia del Sichuan - contro la realizzazione di una fabbrica chimica nella regione. Chen Daojun è stato accusato di "incitamento alla sovversione del potere dello Stato". Secondo un rappresentante della polizia di Chengdu, Shi Jianhua, Xin Wu e Lin Yong sono stati invece arrestati con l'accusa di aver "utilizzato Internet per diffondere informazioni di poca importanza ma tali da poter incitare a manifestazioni illegali". Attualmente sono 52 i cyberdissidenti in carcere nel Paese.
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mercoledì, 14 maggio 2008, 18:08
Ashok Sodhi, 45 anni, fotoreporter per il quotidiano anglofono 'Daily Excelsior' è stato ucciso da un proiettile che lo ha colpito alla testa mentre stava coprendo una operazione militare nella città di Samba (stato di Jammu e Cachemire), una zona in cui si stanno svolgendo da giorni dei violenti combattimenti tra esercito e gruppi islamici armati che traversano regolarmente la frontiera indo-pachistana. Il conflitto in Kashmir, assolutamente sconosciuto in Occidente, ha fatto negli ultimi venti anni più di 60mila vittime.
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mercoledì, 14 maggio 2008, 18:05
kiloMichel Kilo, 68 anni, giornalista e scrittore, detenuto nella prigione di Adra, a Damasco, è una delle figure emblematiche nella lotta per la democrazia in Siria. Arrestato il 14 maggio 2006 dopo aver firmato alcune comunicati siglati da intellettuali siriani e libanesi che chiedevano una riforma delle relazioni tra i due Paesi confinanti, è stato condannato, nel maggio 2007, a tre anni di prigione con l'accusa di "indebolire il sentimento nazionale", "pubblicare informazioni false" e di "accendere le tensioni etniche e razziali". Le autorità siriane hanno finora sempre rifiutato di accorciare la sua pena. Dal momento della sua condanna più di 200 redazioni di giornali e associazioni internazionali per la libertà di stampa nel mondo hanno firmato petizioni per la sua liberazione e affinché il suo caso non scivolasse nell'oblio.
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mercoledì, 14 maggio 2008, 18:03
La televisione libanese filogovernativa al-Mustaqbal (il Futuro) ha ripreso ieri le trasmissioni, dopo essere stata costretta venerdì scorso alla chiusura dai miliziani sciiti di Hezbollah e di Amal. Le prime immagini apparse al momento della riapertura sono state quelle della bandiera libanese e dei miliziani armati per le strade di Beirut, mentre sembra che l'audio non funzioni ancora. La tv, una radio ad essa legata e il quotidiano omonimo sono di proprietà di Saad Hariri, leader della maggioranza governativa libanese. Negli studi di al-Mustaqbal, situati nella zona est della capitale, è stato recentemente appiccato un incendio in cui è andata persa buona parte dell'archivio. La responsabilità del gesto è stata attribuita a Hezbollah e Amal.
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mercoledì, 14 maggio 2008, 18:02
"Chissà come deve essere poter scrivere un articolo senza il terrore di  essere inseguito dalla polizia" mi diceva qualche tempo fa un amico che  lavora per il quotidiano egiziano Al-Badil, fondato da Muhammad Sayyed Said,  del Centro di Studi Strategici e Politici di Al-Ahram. Il giornalista  egiziano deve obbedire, limitarsi a pubblicizzare il suo presidente. La  linea rossa s'è allargata negli ultimi tempi, e molti giornalisti che hanno  osato superarla sono finiti dentro.  Diverse organizzazioni per i diritti umani hanno condannato la sentenza e  l'uso da parte del governo egiziano dello strumento giudiziario per violare  la libertà di stampa: nel 2007, ben undici giornalisti sono stati sbattuti  in cella, cinque dei quali redattori di quotidiani indipendenti.  segue
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mercoledì, 14 maggio 2008, 17:55

ano-CousoLa Corte nazionale spagnola ha richiesto l'archiviazione del caso Couso, revocando la decisione del giudice Santiago Pedraz di processare tre militari statunitensi, implicati nella morte del cameraman di 'Telecinco'. Il fascicolo sulla morte di José Couso, ucciso a Baghdad l'8 aprile 2003 durante il bombardamento dell'hotel Palestine, era stato riaperto su ordine del Tribunale Supremo nel dicembre 2006. Durante l'esame della richiesta di appello, lo scorso 21 aprile, l'avvocato della famiglia della vittima, Enrique Santiago, aveva sostenuto che "c'erano motivi sufficienti per portare a termine le investigazioni", ed aveva accusato il Pubblico Ministero di "ignorare la decisione del Tribunale Supremo". Tra le motivazioni del giudizio della Corte di Madrid, il Pubblico Ministero ha rilevato che "da parte dei militari non c'era l'intenzione di uccidere Couso". Inoltre, pur ammettendo di avere competenza in materia di crimini di guerra, la Corte ha richiesto l'archiviazione definitiva del caso in quanto i fatti non presentano i requisiti necessari previsti dalla convenzione di Ginevra, e non si tratta né di crimine di guerra, né di assassinio. Il sito dedicato a Jose Couso

wantedBaghdad, hotel Palestine, quindicesimo piano, stanza 1502, 8 aprile 2003: i carri armati americani hanno appena conquistato il centro della capitale. José Couso  e’ spagnolo, lavora per Telecinco. Reporter di vecchia data, di guerre ne ha viste tante. Prende la telecamera, va sul terrazzino. Il carro armato si gira, spara una cannonata, in alto. Couso muore. Muore anche un altro operatore, Taras Protsyuk, 35 anni, della Reuters. Ha sparato un ragazzino, appena ventenne, dice che ha scambiato la telecamera per uno stinger. Forse e’ stato accecato dal sole. Il Pentagono spiega: avevamo detto che stare in Iraq e’ pericoloso. Il giorno prima avevano perso la vita altri due giornalisti, uno spagnolo e un tedesco, colpiti da un missile a sud di Baghdad. E altri due il giorno prima ancora. Nove reporter morti in poco piu’ di una settimana. Ma è solo l’inizio di un’autentica strage. Il 17 agosto è in corso una rivolta al carcere di Abu Ghraib. E’ molto pericoloso avvicinarsi e poi ci vogliono i permessi. Per tutti va Mazen Dana, 43 anni, palestinese, padre di quattro figli. Lavorava anche lui per la Reuters. Era riuscito ad avvicinarsi, a documentare. Aveva finito di girare quando un carro armato gli ha sparato una cannonata. Una morte senza ragione. Si dispera Magle Shikuri, il suo producer: “Aveva parlato per dieci minuti con quel carrista, sapeva chi era, perchè lo ha ucciso?” Il comando americano parla ancora genericamente di errore. Ma gli errori si ripetono: prima un giornalista russo poi un australiano. Hotel Palestine
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lunedì, 12 maggio 2008, 23:04

Nei giorni scorsi l’autorità giudiziaria cinese ha condannato a tre anni e mezzo di carcere Hu Jia. Tra le motivazioni della sua condanna la principale riguarda la sua attività di giornalista e l’essersi permesso, attraverso alcuni articoli ed interviste di criticare il governo cinese, anche in relazione ai prossimi giochi olimpici. Tale condanna è inaccettabile per chiunque abbia a cuore i valori della libertà  di informazione e che sono, per altro, racchiusi anche nella Dichiarazione dei diritti umani, approvata dall’ONU, esattamente 60 anni fa. Questa condanna è ancora più grave perché arrivata alla vigilia dei giochi olimpici e dei tanti impegni assunti anche dal vostro governo in materia di libera circolazione delle opinioni e dei giornalisti, almeno in occasione di questi appuntamenti. Per queste ragioni vi chiediamo di procedere, prima dei prossimi giochi olimpici alla liberazione di Hu Jia e degli altri giornalisti che sono ancora in carcere per avere solo tentato di fare il loro  mestiere. Firma l'appello di Articolo21

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lunedì, 12 maggio 2008, 22:48
Jorge Mérida Pérez, giornalista del quotidiano ‘Prensa Libre’, uno dei più prestigiosi del paese, è stato assassinato da un uomo armato che ha fatto irruzione nella sua casa di Coatepeque mentre lavorava alla stesura di un articolo. Secondo la polizia, l’aggressore si è avvicinato al reporter sparandogli mentre era al computer. Mérida, 40 anni, aveva denunciato recentemente di aver ricevuto minacce di morte, ma senza fornire dettagli. “Questo è l’ennesimo attentato alla libertà di stampa in Guatemala” ha detto il procuratore per i diritti umani Sergio Morales.
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lunedì, 12 maggio 2008, 22:45
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lunedì, 12 maggio 2008, 22:40
Dopo l'ennesima aggressione di un giornalista da parte delle guardie del corpo di un ministro, l'Osservatorio delle Libertà dei giornalisti iracheni ha deciso di pubblicare una lista nera dei responsabili delle violenze. E' quanto ha annunciato lo stesso osservatorio, un'Ong che opera in Iraq dopo la caduta del regime iracheno nel 2003. In un comunicato citato oggi dall'agenzia stampa irachena Aswataliraq, l'Osservatorio precisa che "la lista conterrà i nomi di esponenti politici, militari, leader di milizie e ministri che direttamente oppure attraverso le loro scorte aggrediscono o minacciano i giornalisti". Nel comunicato - che invita i giornalisti a boicottare le personalità che verranno indicate nella lista - viene fatto cenno all'ennesima aggressione di cui è stato oggetto due giorni fa un giornalista iracheno. Safaa al Issa, corrisponente della radio irachena Sawa, durante i lavori di un convegno tenuto a Bassora. Al Issa sarebbe stato aggredito dalla scorta del sottosegretario del ministro della Cultura Jaber al jaberi. "Le guardie armate - ha denunciato Al Issa - dopo avermi picchiato mi hanno messo in testa un busta di plastica prima di portarmi in una stanza isolata".
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lunedì, 12 maggio 2008, 22:38
meIl blog di Mehdi Mohseni è stato bloccato senza alcuna spiegazione dalle autorità. Un articolo pubblicati il 1° marzo u.s. potrebbe essere all'origine della nuova censura. Nell'articolo si tratta di inquinamento nella provincia del Khuzestan (sud del Paese) da dopo gli anni 1980. Secondo l'articolo "tale inquinamento è senza precedenti e le condizioni dell'aria sono talmente difficili da costringere varie amministrazioni locali a chiudere le scuole". Sul suo blog, Mehdi Mohseni rimprovera alle autorità di non far nulla per informare i cittadini dei pericoli che stanno correndo e di aver abbandonato un progetto, nominato "cintura verde", che avrebbe permesso di ridurre i guasti del 50%. L'attuale blocco del blog è il quarto dal 2004. Anche negli altri casi le motivazioni andavano ricercate nelle critiche circostanziate ai governanti iraniani.
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lunedì, 12 maggio 2008, 22:34
Reporters sans frontières denuncia la libertà estremamente parziale concessa ai media birmani dall'ufficio della censura militare, durante la gestione della crisi umanitaria che ha colpito il Paese. Secondo quanto ha riferito un giornalista basato a Rangoon, dallo scorso 8 maggio questo ufficio ha autorizzato i media birmani a parlare della catastrofe naturale senza tuttavia permettere, ad esempio, che venisse evocato il ruolo dei monaci negli aiuti offerti alle vittime e nella ricostruzione del Paese. Lo scorso 9 maggio, una coalizione di tre gruppi dell'opposizione, tra i quali vi è l'Alleanza di tutti i monaci birmani, ha lanciato un appello alla comunità internazionale, criticando la mancanza di cooperazione delle autorità ed invitando gli stranieri ad intervenire immediatamente, "senza aspettare il permesso della Giunta militare".  "L'esercito non fornisce un sostegno sufficiente alle vittime", ha aggiunto l'Alleanza "anche se vuole gestire da solo la ridistribuzione degli aiuti materiali e finanziari internazionali". Reporters sans frontières chiede nuovamente alle autorità del Paese di aprire le frontiere nazionali ai giornalisti stranieri e agli aiuti umanitari internazionali.
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domenica, 11 maggio 2008, 01:24
Si è tenuta a Pescara la prima edizione del Premio nazionale Enzo Biagi per il giornalismo, la democrazia e la legalità.  Sette le categorie premiate: giornalisti, trasmissione, impegno per la legalità, documentari, associazione, libro. Numerosi gli ospiti e ricco il programma della giornata che si concluderà con la presentazione del libro Gomorra. "Il Premio Enzo Biagi è stato concepito per divenire un evento permanente e vitale, ovvero per essere capace di continuare l’eredità umana e l’idealità sociale e civile di Enzo Biagi, una delle personalità più nitide della cultura italiana del nostro secolo, che si è sempre battuto per un giornalismo libero e foriero di verità. Il largo consenso che il Premio ha raccolto fin dal primo annuncio, ma anche l’adesione personale di esponenti di primo piano, dimostrano come sia stato recepito il nostro messaggio. Un richiamo che abbiamo volutamente rivolto anche alle Istituzioni per sollecitare quel senso di responsabilità per la cultura e la memoria, per la libertà e la democrazia, per la tutela dei valori e delle tradizioni del miglior giornalismo italiano, ovvero di quei principi che soggiacciono alla società umana, e che sono accomunati da un senso di “urgenza collettiva”. Il giornalismo non dovrebbe mai allontanarsi dalla società cui si riferisce: il suo senso di responsabilità muove senz’altro dalla parte più lodevole del nostro passato e passa proprio per la sua presenza e la sua capacità di evocare una parte del futuro di questa nostra Italia “Cara Italia, perché giusto o sbagliato che sia questo è il nostro Paese con le sue grandi qualità ed i suoi grandi difetti”.  Tutti i premiati
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sabato, 10 maggio 2008, 22:04
esterne102020071005211518_bigDa conduttore televisivo a piromane. Francesco Nassi, il fiorentino di 37 anni arrestato in flagranza di reato la notte scorsa, è ritenuto dagli inquirenti l'autore della distruzione di almeno 63 auto bruciate a Firenze nelle ultime settimane. Benestante, figlio di un imprenditore, è piantonato in ospedale con l'accusa di essere lui l'incubo dei venti raid compiuti in città in queste ultime settimane. Gli investigatori gli erano addosso da giorni. Faceva parte di una lista di 12 sospettati, tutti con precedenti specifici. La sua posizione è diventata più interessante delle altre quando l'istituto di vigilanza privata Securtal ha procurato agli inquirenti un filmato del 21 marzo scorso. Le immagini, pur sfuocate, mostrano un uomo che armeggia con taniche in un autolavaggio della periferia; poi si vede un'auto che si allontana prima di un incendio di vetture in sosta. E' una Saab, proprio come quella di Nassi. segue
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sabato, 10 maggio 2008, 12:47
A Beirut questa mattina la situazione sembrava tornata alla calma: la zona occidentale della città, teatro venerdì notte di una violenta battaglia tra hezbollah e i sunniti del partito governativo al-Mustaqbal, viene presidiata in forze dall'esercito, mentre dalle strade sono quasi scomparsi i miliziani sciiti che fino a venerdì pattugliavano delle aree occidentali. Ma in seguito sei persone sono state uccise e una ventina ferite (secondo fonti ospedaliere) quando miliziani sciiti hanno aperto il fuoco su un funerale di un sunnita ucciso venerdì. Inoltre l'emittente armena Radio Sevan è stata data alle fiamme.
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venerdì, 09 maggio 2008, 19:09
La Cina non garantità libertà su Internet durante le Olimpiadi di Pechino, anzi  potranno esserci interventi seri di censura su alcuni siti. Malgrado il Comitato organizzatore dei Giochi avesse assicurato "piena libertà"' ai media sull'evento, il ministro per la tecnologia Wan Gan ha detto di non avere "informazioni chiare su quali siti siano da chiudere o da filtrare, ma per proteggere la gioventù ci saranno severi controlli su siti considerati dannosi". "Del resto - ha concluso - in tutti i Paesi ci sono limitazioni all'accesso ad alcuni siti".
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venerdì, 09 maggio 2008, 19:08
Miliziani di Hezbollah hanno preso il controllo di diverse parti di Beirut, nel terzo giorno di scontri tra il gruppo sciita filo-iraniano e soldati dell'esercito libanese, che hanno causato decine di morti e feriti, nei peggiori scontri tra comunità dai tempi della guerra civile conclusasi nel 1990. Gli uomini di Hezbollah hanno costretto l'emittente televisiva Future News, vicina al governo e proprietà di Saad Hariri, un leader della coalizione di maggioranza, a sospendere le trasmissioni. Anche il quotidiano 'Al-Mustaqbal', sempre di proprietà di Hariri, è stato bloccato dai miliziani sciiti. Le violenze sono iniziate quando il governo ha messo fuorilegge il sistema militare di comunicazioni di Hezbollah, che per il leader del movimento sciita è stata una "dichiarazione di guerra". L´Unione cattolica internazionale della stampa in Libano (UCIP-Liban) ha condannato, in un comunicato, le aggressioni contro i giornalisti e i fotografi e ha espresso grande inquietudine nei confronti della copertura mediatica della crisi. Una situazione questa, aggiunge l´UCIP-Liban che sta portando velocemente a una campagna in cui le menzogne hanno la meglio.
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venerdì, 09 maggio 2008, 19:05
Da una settimana il sito francofono Come4news è scomparso in Tunisia. Gli amministratori del sito sono stati avvertiti della censura dagli stessi internauti tunisini. Il 17 marzo essi hanno sollecitato il presidente tunisino Zine El-Abidine Ben Ali di intervenire sulle autorità affinché ritornassero sulla decisione di oscurare il sito, ma non vi è mai stata nessuna risposta. Soprannominato "il Wikipedia del giornalismo dei cittadini", C4N è un sito che permette a 1648 reporter francofoni di pubblicare informazioni di tutti i tipi, Dal suo lancio, nel 2006, più di 16mila articoli sono stati pubblicati on line. La Tunisia rappresenta il 5% dei fruitori di Come4news. In Tunisia vi sono inoltre gravi problemi per quanto riguarda la circolazione delle mail. I messaggi elettronici che provengono da organismi a difesa dei diritti dell'uomo, quali ad esempio quelli dell'Associazione internazionale a sostegno dei prigionieri politici (AISPP) o di Tunisnews, risultano pressoché illeggibili oppure non contengono nulla. Secondo gli specialisti della censura su Internet si tratta di un filtraggio realizzato in malo modo, però allo stesso tempo efficace, stante il silenzio internazionale che sta accompagnando questa reiterata censura.
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giovedì, 08 maggio 2008, 21:40
Ad una platea di lettori che si è andata allargando ha fatto da contrappeso l'erosione dei livelli di vendita dei giornali. Lo sottolinea la Federazione italiana degli editori nel Rapporto sulla stampa in Italia nel 2005-2007 presentato oggi a Roma. Tra i fattori di crisi, la contrazione dei livelli di reddito e le difficoltà storiche per la distribuzione in abbonamento. In positivo uno dei fenomeni più innovativi a livello internazionale è quello della free press, ma soprattutto non esiste il pericolo internet, per molti insidioso concorrente dei giornali tradizionali, che invece si é rivelato un'opportunità. Sono 40,4 milioni gli individui che hanno letto copie di quotidiani tradizionali a pagamento, di quotidiani gratuiti e informazioni su siti internet gestiti da editori di quotidiani nel 2007, secondo il Censis riportato nella ricerca La stampa in Italia 2005-2007 della Fieg, presentata oggi a Roma. Di questi 40,4 milioni di persone il 67% legge un quotidiano a pagamento, il 34,7% legge testate gratuite e il 21,1% legge notizie da quotidiani online. Internet  "si è in realtà rivelato un'opportunità che ha contribuito ad allargare il pubblico dei lettori", spiegano gli editori. Ed infatti tra i cento siti web più visitati sono venti quelli riconducibili a gruppi editoriali. Ansa.it
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giovedì, 08 maggio 2008, 12:20
Peggio del peggio. L’organizzazione non governativa Freedom House ha pubblicato all’Onu le “pagelle”, dando i voti e compilando la classifica dei 193 paesi e dei 17 territori dove, nel corso del 2007, si sono verificate le piu’ gravi violazioni dei diritti umani. (...) I peggiori trasgressori, nel rapporto Freedom in the World 2008 appena presentato al Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite e che si può leggere anche online sono, fra gli stati - in ordine alfabetico - Birmania, Cuba, Libia, Nord Corea, Somalia, Sudan, Turkmenistan e Uzbekistan che vengono tutti classificati a quota 7 punti di penalizzazione, per la tutela (considerata inesistente) dei diritti politici e delle liberta’ civili. Alla lista nera si aggiungono, con lo stesso voto negativo di 7 punti, due territori che la comunita’ internazionale non riconosce come stati indipendenti: la Cecenia e il Tibet. “In tutte queste entita’ - afferma il rapporto – la repressione e’ intensa, il controllo dello stato sulla vita quotidiana e’ invasivo e arriva dappertutto, l’opposizione politica e’ vietata o soppressa. Il timore di venire perseguitati per qualsiasi forma di azione indipendente o di protesta e’ parte della vita quotidiana”. A questo primo elenco si aggiunge, sempre in fondo alla classifica, un gruppo di altri nove stati e di un territorio non statale che Freedom House considera sempre molto repressivi, ma appena al di sopra del “peggio del peggio”. Si tratta di Bielorussia, Ciad, Cina, Guinea Equatoriale, Eritrea, Laos, Arabia Saudita, Siria e Zimbabwe, oltre al territorio del Sahara Occidentale. Passando al Medio Oriente, la maglia nera spetta all’Arabia Saudita, dichiarata “non libera” con il peggior punteggio di 7 punti di penalizzazione per i diritti politici e 6 per le liberta’ civili. Non liberi, anche se meno dei sauditi, sono ritenuti Iran e Iraq, che ricevono 6 punti per ciascuna delle due categorie. Una nota di demerito riceve comunque anche Israele, che per quanto dichiarato “libero” con il punteggio piu’ elevato in fatto di esercizio dei diritti politici, si vede assegnare 2 punti di penalizzazione per le liberta’ civili. A parte la Cina, che il rapporto di Freedom House classifica senza esitazione nel gruppo dei paesi repressivi e senza liberta’, piuttosto severo e’ il giudizio dell’organizzazione non governativa anche sull’India, che essendo considerata la piu’ grande democrazia del mondo riceve, accanto all’Indonesia, una pagella alquanto scarsa, con 2 penalita’ per i diritti politici e 3 per le liberta’ civili.  Dossier
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giovedì, 08 maggio 2008, 11:41
Dopo tre anni di accanimento giudiziario, il giornalista e militante dei diritti umani Emadoldin Baghi è stato assolto dalla 44ma Camera del Tribunale di Appello di Teheran. Il 31 luglio 2007, era stato condannato in prima istanza a tre anni di prigione con l'accusa di "azioni contro la sicurezza nazionale " e "pubblicità in favore degli oppositori al regime". La Corte ha egualmente annullato la condanna a tre anni con la condizionale, comminata alla moglie, Fatemeh Kamali Ahmad Sarahi, direttrice del mensile 'Jameh-e-no', e alla figlia Maryam Baghi. Tutti e tre erano stati perseguiti per aver partecipato, nel 2004, a una serie di conferenze sui diritti dell'uomo che si tenevano negli Emirati Arabi. Emadoldin Baghi è comunque sempre incarcerato nella prigione di Evin dove sta scontando un anno di prigione per un'altra condanna. Il giornalista dovrà inoltre comparire, il 18 giugno prossimo, davanti a un tribunale della rivoluzione di Teheran per aver preso la difesa, in alcuni suoi articoli, dei condannati a morte nella regione del Khouzestan (sud-est del Paese).
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giovedì, 08 maggio 2008, 11:40
Le autorità cubane hanno rifiutato di concedere il visto alla blogger cubana Yoani Sanchez, autrice del blog "Generacion Y", che doveva ricevere proprio oggi in Spagna il premio Ortega y Gasset concessole dal quotidiano 'El Pais' per la categoria "giornalismo su Internet". Il premio le era stato concesso "per i progressi che il suo lavoro ha apportato alla Rete cubana in materia di libertà di espressione, per la correttezza delle sue informazioni e per il dinamismo con il quale essa ha operato nella blogosfera". Creato nel 1984 da 'El Pais', il premio Ortega y Gasset è l'equivalente ispanico del prestigioso premio Pulitzer e ricompensa la difesa delle libertà così come l'indipendenza giornalistica.
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