
Un fiume ininterrotto di persone continua a telefonare a Marivan, a casa di Adnan Hosseinpour, il giornalista curdo-iraniano condannato a morte da un tribunale di Sanandaj: centinaia di persone chiamano la sua anziana madre per esprimere la loro solidarietà, confermando la popolarità di Adnan, reporter molto noto nel Kurdistan iraniano. A tutti risponde Ayesheh Zamani, madre del giornalista che spiega all'ADNKronos International quando le hanno comunicato che Adnan era stato condannato a morte di essersi sentita ''la terra mancare sotto i piedi'' e si chiede ''come è possibile condannare a morte un giovane che ha dedicato tutta la vita a difendere la sua gente''. ''Da allora - continua- non faccio altro che piangere e pregare, del resto cosa potrebbe fare una donna della mia età e nelle mie condizioni''. La madre del giornalista, infatti, è malata di cuore e da anni sotto cura. ''Non credo - dice - di poter sopravvivere all'esecuzione ingiusta di mio figlio: il mio cuore smetterà di battere nello stesso momento in cui lo uccideranno''. La donna sembra rassegnata, anche se spera che la mobilitazione internazionale possa fermare la mano del boia e convincere il giudice a rivedere la sentenza. ''Chiedo a tutti, compreso il giudice che ha emesso questa sentenza, di essere giusti e obiettivi'', dice Ayesheh Zamani, per la quale suo figlio ''ha una sola colpa: quello di essere fiero di essere curdo e di non poter tacere davanti alle ingiustizie''. La madre del giornalista ha visto Adnan Hosseinpour per l'ultima volta lo scorso 15 luglio: da allora non ha più alcuna notizia, se non che è stato trasferito in un altro carcere. La pena di morte in Iran
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