Quasi nessuno in Italia conosce la storia di Huang Qi. Ed è un vero peccato perché la sua vicenda racconta la Cina del dopo terremoto e della vigilia olimpica infinitamente meglio di tante chiacchiere di capi di governo, dirigenti di federazioni sportive o esperti di geopolitica. Non è che le notizie da noi non siano arrivate. Dell'arresto ( l'ultimo di una serie) di Huang Qi si è occupato ad esempio il 17 giugno scorso anche il sito di Rainews24 riferendo che si trattava di un blogger imprigionato dalla polizia perché aveva scritto degli articoli critici sul dopo terremoto nella martoriata regione del Sichuan. L'argomento è rimasto però colpevolmente confinato nel recinto del mondo del web e nei trafiletti di qualche quotidiano. A rompere realmente il muro di silenzio (a livello planetario) ci ha pensato Jake Hooker sul New York Times con un reportage che ricostruisce puntualmente i retroscena e le motivazioni reali che hanno spinto il regime o operare questo arresto. Ne esce uno spaccato completamente diverso da quello che avevano fornito le autorità di Pechino che, con una straordinaria operazione di immagine, avevano teso alla fine di maggio a presentare il paese mobilitato e nella solidarietà verso le vittime del terremoto. leggi
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