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PINO SCACCIA

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“The world is a better place without fear" (Il mondo sarebbe migliore senza paura)
Dossier

Giornalisti uccisi nel 2009: 28 lista

Negli ultimi cinque anni 529 morti

Uccisi in Iraq dall'inizio della guerra: 265

Giornalisti e bloggers attualmente in prigione: 217
(Cina 79, Cuba 23, Eritrea 18, Iran 10, Birmania 9)

Reporter sotto sequestro: 14

La libertà di stampa nel mondo Rapporto 2007

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Per non dimenticare

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Marcello Palmisano

Quando muore uno di noi. Non importa la nazionalità e neppure il ruolo: può essere un fotografo o un fonico, un operatore o un producer: uno di noi. E allora ti accorgi che stai in mezzo a una guerra vera, dove sparano sul serio, non è un film, e se non capita a te ma a qualcun altro è solo casualità, destino. Inutili i giubbotti antiproiettile, le scorte, la prudenza, il mestiere, tutto il resto. Se ti arrivano granate o colpi di cannone o killer assetati di vendetta o guerrieri disperati e impauriti c’è poco da difendersi. Neppure il buonsenso basta perchè la storia è piena di passi molto riflessivi e poi l’incursione improvvisa, l’attacco a sorpresa e tu ti ritrovi lì, a un soffio dalla fine. Chiunque di noi si è trovato spesso in difficoltà. Ma nessuno di noi è un eroe nè ha la vocazione di diventarlo. Si va in guerra, sembra banale, come si va in qualsiasi altra parte del mondo a “raccontare”: può essere una festa e può essere l’inferno. La cosa strana è che continuiamo a sentirci dei privilegiati, solo per il fatto di stare in mezzo all’evento, occhi e anima di tutti gli altri. Molti purtroppo pagano irrimediabilmente la grande curiosità, questa voglia di capire.
I miei libri
Parole

"Lasciamo che siano i fatti a parlare. Il resto sono chiacchiere e politica, tutte cose da cui voglio tenermi lontano”. Enzo Baldoni

"Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sè non è forse sufficiente, ma è l'unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri". Joseph Pulitzer (1847-1911)

"Sono come un colombo che si guarda sempre intorno, incuriosito e impaurito. Chissà quali ingiustizie mi troverò davanti. Ma nel mio cuore impaurito di colombo so che la gente di questo paese non mi toccherà. Perchè qui non si fa male ai colombi. I colombi vivono fra gli uomini. Impauriti come me, ma come me liberi." Hrant Dink, il giorno prima di essere ucciso.

"Ci si mette in viaggio a causa di una tragedia, o perché travolti da un’insana passione. Ma andare altrove serve a scoprire gli altri. E se stessi. Ci si mette in cammino per fuggire dalla fame, dalla peste, dalla guerra, per cercare la sicurezza altrove”. " La nostra professione è una lotta costante tra il nostro sogno, la nostra volontà di essere del tutto indipendenti e le situazioni reali in cui ci troviamo, che ci costringono invece ad essere dipendenti da interessi, punti di vista, aspettative dei nostri editori... In generale si tratta di una professione che richiede una continua lotta e un costante stato di allerta..." Ryszard Kapuscinski

"Non escludo che un giorno il mio caporedattore, che mi ha incaricata di coprire questa guerra, non sappia più cosa farsene di me, come di un vecchio articolo non pubblicato al momento giusto che viene buttato nel cestino".
Anna Politkovskaya

"Dietro di me non c'è altro che la mia coscienza, nei miei programmi futuri soltanto la tomba. Che vorrei, è ovvio, più lontana e con una lapide: 'Scrisse quello che poteva, mai quello che non voleva. Amen". Enzo Biagi

Sogno di vivere in un mondo senza frontiere e senza paure dove la guerra è un ricordo di un vecchio passato. Sogno di vivere in un mondo dove non esistono bombe né kamikaze, dove una madre non versa lacrime sul viso insanguinato di un neonato. Sogno di vivere in un mondo dove gialli neri bianchi e rossi si tengono tutti per mano, dove cristiani musulmani ed ebrei pregano nello stesso luogo, illuminati dalla stessa luce che irradia tutti i giorni i cuori dei bambini". Hafez Haidar , giornalista e scrittore libanese

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domenica, 09 novembre 2008, 15:35
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martedì, 21 ottobre 2008, 17:43

parwezL’ho sempre chiamato Parwez per affetto. Perchè ha lo stesso nome (oltre che la stessa età) del mio giovane interprete afghano. Abbiamo tutti sofferto per lui, ci siamo battuti da quando un tribunale lo ha condannato a morte per blasfemia, giusto un anno fa. Pensate, aveva avuto l’ardire di distribuire volantini a favore dei diritti delle donne, colpa gravissima in un Paese con leggi medioevali, dove ancora vige la sharia. Ha passato bruttissimi momenti, in prigione è stato torturato, ma almeno la sua vita ora è salva. La Corte d’Appello di Kabul ha trasformato la pena capitale in vent’anni di carcere. Un’ingiustizia ma si può almeno continuare a battersi per questo ragazzino reporter e soprattutto per il futuro dell’Afghanistan. Ce ne sono molti come Parwez da quelle parti, il nostro dovere è di aiutarli. BlogTg1

Una corte d'appello afghana ha annullato la sentenza di condanna a morte contro Sayed Parwez Kambakhsh, 23 anni, studente di giornalismo accusato di blasfemia, condannandolo però a 20 anni di reclusione. La decisione della corte d'appello può essere impugnata davanti alla Corte suprema. Secondo l'accusa il giovane aveva distribuito illegalmente un articolo stampato da Internet, in cui si chiedeva perché la fede islamica non si modernizza per dare più diritti alle donne. La condanna a morte nei suoi confronti era stata presa a esempio della deriva conservatrice dell'Afghanistan di oggi. Il 27 ottobre 2007 Sayed venne infatti arrestato dai servizi di sicurezza interni nella sua città natale, Mazar-e-Sharif, con l'accusa di «ehaant be Islam», il termine usato dalla «Sharia» (la legge religiosa) per i blasfemi. Lui, studente di giornalismo, aveva solo mandato via e-mail ai compagni un articolo di un intellettuale iraniano dove si sosteneva che le donne dovrebbero avere gli stessi diritti degli uomini, anche in materia di matrimonio. Sayed è fratello di Yaqub Ibrahimi, giornalista afghano molto noto per le sue inchieste contro droga e corruzione, che danno un mucchio di fastidio ai signori della guerra e mafiosi locali. Isf
 
L’Unione Nazionale Cronisti chiede al governo, alle istituzioni e a chiunque ne abbia la possibilità, di esercitare il massimo di pressione per tutelare Sayed Parwez Kambakhsh, il giovane cronista afgano che era stato condannato a morte e che in appello ha avuto oggi una condanna a 20 anni di reclusione. Come era evidente dalle accuse formulate nel tribunale tribale di Mazar-i-Sharif, e come ha spiegato il fratello Sayed Yaqub Ibrahimi - che nello scorso marzo è venuto a Viareggio a ritirare il Premio Cronista internazionale assegnato a Parwez - il giovane cronista è del tutto innocente e le accuse che gli sono state rivolte sono servite ad ammonire la stampa a non interessarsi delle vicende che riguardano i signori della guerra e le spartizioni territoriali dell’Afghanistan. L’Unione Cronisti chiede quindi che riparta la mobilitazione internazionale a favore di Sayed Parwez Kambakhsh e della libertà di stampa in Afghanistan e che anche il governo italiano si adoperi affinché da parte di tutte le istituzioni afgane, a cominciare proprio dalle aule giudiziarie, siano garantiti la legalità e i diritti umani. La democrazia che anche l’Italia sta cercando di costruire in Afghanistan, con il suo impegno politico e militare, non può rinunciare ai principi dell’inviolabilità della vita e della libertà di stampa e di opinione. Uci
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mercoledì, 24 settembre 2008, 20:55
Le autorità militari statunitensi hanno liberato un giornalista afghano detenuto per quasi un anno senza alcuna accusa. Jawed Ahmad, di 22 anni, lavorava per il network canadese Ctv quando è stato arrestato e portato nella base militare di Bagram. Secondo i gruppi in difesa dei diritti umani che hanno seguito il suo caso, Jawed è stato arrestato per aver avuto contatti con dei gruppi talebani ed essere stato trovato in possesso di loro video. "Lavorando in zone di guerra, un giornalista deve essere libero di raccogliere informazioni da tutte le forze in campo, senza essere etichettato come 'nemico' da una parte o dall'altra", ha dichiarato la Federazione internazionale giornalisti.
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sabato, 20 settembre 2008, 18:39

Ho già spiegato altre volte che ci sono notizie che un cronista legge in maniera diversa, perchè le “vede”. L’attacco all’albergo di Islamabad non è per noi, ad esempio, una notizia qualsiasi incastonata fra le tante tragedie di questo momento difficile. Perchè quell’albergo è stato per tanto tempo la base di tutti gli inviati, un pò la nostra “casa” pakistana. Rivedo la splendida hall, quasi mi sembra di sentire il botto terrificante che ha fatto cinquanta morti. E anche stavolta istintivamente mi viene da pensare che potevo esserci anch’io. Crescono venti di guerra nuovi, ma il pericolo infinito resta da anni quello islamico (fondamentalista). Tutta la banda di colonnelli e predicatori di al Qaeda minaccia nuove stragi in Afghanistan, ormai il fronte dello scontro devastante fra due mondi così opposti, e sappiamo che purtroppo non si tratta di parole. Poco importa se non compare bin Laden, magari è morto, ma non fa differenza. Roberto di Nunzio, esperto di questioni mediorientali,  mi segnala il link dell’ultimo farneticante video sui “sette anni di crociate”. Per aprire il file questa è la parola chiave Y9*2K8)A8s%s67d5*(&^XckdT. Più che terrore, viene tristezza a sentire parole frutto di una cultura di morte. E una domanda piena di angoscia: riusciremo mai a batterla? BlogTg1

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lunedì, 01 settembre 2008, 21:15
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martedì, 15 luglio 2008, 22:03

parwezkambashQuando a gennaio arrivò la notizia, rimasi sconvolto. Intanto il nome, Parwiz, identico a quello del mio giovane interprete. E quasi la stessa età, 23 anni. Sapete di chi parlo: è stato uno dei primissimi post che ho fatto sulla nuova Torre, a fine aprile quando ancora questo blog non era aperto ufficialmente. Quel giornalista-ragazzino afghano condannato a morte per blasfemia ancora non è salvo. Scrivevo allora: “E adesso Karzai dimostri che vuole veramente entrare nel mondo civile. Proprio perchè amo l’Afghanistan, ho una grande rabbia. La colpa di Parwiz è di tentare di portare il suo Paese fuori del medioevo, denunciando l’impossibile condizione della donna”.  A Kabul ci sono altri tre giornalisti in prigione perchè considerati mohareb, nemici di Allah. La libertà è ancora un sogno, lontanissimo.  Blog Tg1

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venerdì, 11 luglio 2008, 17:59

I giornalisti e gli scrittori afghani hanno avviato una raccolta di firme per chiedere al presidente Hamid Karzai di risolvere una volta per tutte la vicenda di Sayed Parwez Kambakhsh che attende da mesi la conclusione del processo di appello dopo essere stato condannato a morte da un tribunale islamico. A favore di Sayed Parwez, condannato a Mazar-I-Sharif per blasfemia per aver diffuso gli articoli di un sito iraniano sul rapporto tra Islam e donne, sono intervenuti i governi di tutti i Paesi occidentali e le organizzazioni dei giornalisti di tutto il mondo. L’Unione Nazionale Cronisti Italiani lo scorso 8 marzo ha attribuito a Sayed Parwez e al fratello Yaqub Ibrahimi, che è venuto a ritirarlo da Kabul, il Premio Internazionale del cronista. Il processo di appello a Sayed Parwez è iniziato il 18 maggio ed è andato avanti per alcune udienze al rallentatore e in un clima sfavorevole. Avvocato difensore e fratello sostengono apertamente che il presidente della corte Abdul Salam Qazizada subisce l’influenza dei fondamentalisti islamici tanto da apparire più un accusatore che un giudice terzo: tra l’altro avrebbe cercato di sminuire le accuse di Sayed Parwez di essere stato torturato nel carcere di Mazar-I-Sharif. La raccolta di firme di giornalisti e scrittori afghani, che hanno chiesto a tutte le organizzazioni internazionali dei giornalisti di sostenerli e premere sui rispettivi governi perché intervengano su Karzai, è scattata contemporaneamente in venti province. Le firme raccolte, che chiedono al presidente afgano di far concludere rapidamente la vicenda con il riconoscimento dell’innocenza di Sayed Parwez, saranno consegnate ai Governatori delle province perché le inoltrino al presidente e anche alla Corte Suprema afghana.

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mercoledì, 02 luglio 2008, 17:38

A proposito di libertà. Ricordate Nasim, l’amico blogger afghano? Giovanissimo ma molto intraprendente, grande amante del suo Paese, prima ha trasmesso durante il regime talebano. Adesso si batte per il futuro del suo popolo. Sa che il riscatto può passare solo attraverso il web. Ha “inventato” l’associazione dei bloggers afghani e, dopo il successo di Kabul, ha organizzato il secondo Blogging Workshop a Bamjian, la città dei Buddha distrutti.  Con grande successo. Particolarmente significativa la presenza di donne, segno che il riscatto è già cominciato. Nasim Fekrat ha intenzione di organizzare altri stage a Herat, Jalalabad, Kandahar, insomma in tutto l’Afghanistan, comprese le zone difficili. Ma non è un’impresa facile ed ha bisogno di aiuto. Specialmente da chi ama la sua terra e la sua gente. Blog Tg1

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domenica, 22 giugno 2008, 12:45
KAB--180x140Kabul. Il parlatoio del carcere distrettuale in centro città è uno stanzone lungo e sporco, diviso a metà da una grata arrugginita cementata al soffitto e al pavimento. Dove i fori sono troppo larghi, i secondini hanno aggiunto filo di ferro. Ma, nella confusione di grida e decine di persone accalcate le une sulle altre, non riescono a bloccare il passaggio di banconote, bigliettini, persino piccoli dolci dal pubblico ai detenuti. All'entrata una guardia ha requisito i cellulari e firmato in pennarello il suo nome sul polso dei visitatori. «Così non vi confondete con i prigionieri», spiega. Pochi secondi di attesa appoggiati a un bancone di cemento scrostato ed ecco apparire il «blasfemo». (...) Il prigioniero sorride. Appare meglio di quanto potrebbe essere dopo 8 mesi di cella e una condanna a morte. Capelli neri a spazzola, le occhiaie, ma lo sguardo vivo, attento. L'aiutano i suoi 23 anni, la fibra forte, e forse anche l'intima certezza di essere nel giusto. «Sono un prigioniero politico. Le accuse nei miei confronti sono assurde, artificiali», dice ad alta voce, quasi gridando per sovrastare la ressa. Aggiunge che è in cella con otto detenuti comuni: «Nessun assassino, solo ladri, che non mi disturbano. Però non esco mai nei corridoi, temo che qualche militante filo-talebano possa cercare di uccidermi, come avevano minacciato nel carcere di Mazar-e-Sharif».  segue

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giovedì, 19 giugno 2008, 09:39
Secondo il portavoce talebano Qari Yosuf, che parla via radio agli afghani, i talebani avrebbero minato numerosi uffici governativi, e moltissimi kamikaze sarebbero pronti a colpire. Esodo in massa dalle zone coinvolte negli scontri. I canadesi asserragliati nello stadio di Kandahar. Ferito durante i combattimenti un fotografo australiano colpito da una pallottola vagante. Si fa sempre più drammatica la situazione nel sud del paese, dopo i successi militari degli studenti coranici dei giorni scorsi.segue
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lunedì, 09 giugno 2008, 22:12
Afghan+PenlogLeggiamo sul blog del nostro amico Nasim Fekrat che sta per iniziare a Bamyian, il 12 giugno per tre giorni, il secondo blogging workshop organizzato dall' Associazione dei bloggers afghani, dopo quello tenutosi a Kabul qualche tempo fa. Nel suo post Nasim ringrazia tutti coloro che hanno dato il loro sostegno per realizzare questo obiettivo ma si dice molto preoccupato per le pressanti difficoltà economiche e spera che questo a Bamian non sia l'ultimo seminario. I soldi rimasti sono pochi e serviranno per i materiali, per l'affitto del laboratorio informatico, per la connessione internet, il trasporto e il soggiorno. Quindi chiede di nuovo aiuto a tutti noi ed a tutti coloro che hanno a cuore l'Afghanistan e la battaglia per la libertà di espressione. Chi volesse donare, anche una piccola cifra, per sostenere questi ragazzi a raggiungere i loro traguardi può farlo cliccando qui e/o inserendo nel proprio blog il banner per raccogliere le donazioni. Nasim scrive che ci sono state addirittura 49 richieste di partecipazione da Bamian, ma solo 25 accettate, sempre per problemi economici, mettendo in evidenza di aver ricevuto, negli ultimi mesi, molte telefonate da giornalisti, studenti, insegnanti universitari, persone che lavorano nelle ONG che gli chiedevano di andare lì a tenere un seminario per insegnare a bloggare. A chiusura del suo post Nasim lascia un ricordo di Abdul Samad Rohani, il giovane giornalista afghano che lavorava per la BBC, ucciso a Helmand. Ecco, Abdul aveva 25 anni, la stessa età di Nasim, un piccolo contributo dato a dei ragazzi che si battono per un nuovo Afghanistan sarebbe come un omaggio alla memoria di questo reporter coraggioso, ed a tutti coloro, troppi, che hanno sacrificato la vita per amore della libertà in questo paese bellissimo e martoriato.
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domenica, 08 giugno 2008, 19:07

afghanUn giornalista afghano della Bbc è stato rapito e ucciso nella provincia meridionale di Helmand, zona controllata dai talebani. Abdol Samad Rohani, che lavorava per la radio dell'emittente britannica, ieri mattina aveva fatto un reportage su una cerimonia di distruzione di un carico di droga all'aeroporto di Lashkargah, capoluogo della violenta provincia meridionale di Helmand. Quindi, dopo pranzo, ha lasciato la sua abitazione senza dire dove fosse diretto ed è scomparso. Il suo cadavere è stato ritrovato oggi, sempre a Lashkargah, nella provincia di Helmand, stessa zona in cui fu rapito il collega di Repubblica Daniele Mastrogiacomo. "L'agghiacciante notizia" dell'uccisione è stata data dall'associazione afghana dei reporter indipendenti. "Un giornalista afghano impiegato della Bbc è stato rapito ieri e il suo corpo è stato ritrovato oggi vicino alla città di Lashkargah", ha detto in un comunicato Rahimullah Samander, presidente dell'associazione. "Siamo scioccati da questa triste notizia". L'emittente britannica Bbc ha confermato la notizia della morte e sul sito ha reso omaggio al "coraggio e dedizione" del giornalista ucciso. Rohani, si legge sul sito, lavorava per l'ufficio di corrispondenza della Bbc di Kabul ed era reporter del servizio in lingua Pashto per la Bbc World Service da Helmand, la regione teatro dei peggiori atti di violenza degli insorti talebani. "La sua morte è una perdita tremenda, i nostri pensieri vanno ai suoi amici e alla sua famiglia" si legge. "Stiamo lavorando per sostenerla in questo difficile momento". Ma il bilancio delle violenze in Afghanistan oggi è ancora più pesante: si contano almeno altri dodici morti nel giorno in cui la First Lady Usa, Laura Bush, ha compiuto a sorpresa la sua terza visita nel Paese e si è recata a Bamyan a vedere i resti dei Buddha giganti distrutti nel 2001 dai Taleban. Sei agenti e due civili sono morti in un'imboscata tesa da guerriglieri taleban nella provincia centrale di Ghazni, nel distretto di Qarabagh, lungo la strada che collega Ghazni a Zabul. Nella provincia di Khost, infine, il vice capo del locale distretto di Mushkail, Mirzajan Nimgari, e tre delle sue guardie del corpo hanno perso la vita in un'altra imboscata da parte dei ribelli. Per motivi di sicurezza, il governo di Kabul ha rinviato di due anni il primo censimento della popolazione afghana, che avrebbe dovuto tenersi questo mese.  Quando muore uno di noi

I commenti sul blog Tg1

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martedì, 27 maggio 2008, 00:12
Sappiamo da Kabulpress che l’udienza nel processo d’appello, prevista ieri (25 maggio), è stata rinviata a domenica prossima. Purtroppo la situazione di Parwez Khambaksh, non è per nulla tranquillizzante. La sua salute in prigione sta peggiorando e il fratello, Yaqub Ibrahimi, giornalista in Afghanistan, fa sapere di essere assai preoccupato che Parwez, ammalatosi nel corso della permanenza in una cella malsana per otto mesi, possa addirittura morire. Il deterioramento del suo stato psicologico va poi naturalmente di pari passo con quello delle sue condizioni fisiche. Yaqub si rivolge quindi alla comunità internazionale soprattutto perchè vengano fatte pressioni sul presidente Karzai. Per parte loro i fondamentalisti premono perchè Parwez venga giustiziato.Giustiziato - occorre ripeterlo - per aver denunciato la situazione della donna in Afghanistan. Nessuno, che abbia visto la reazione degli anziani integralisti alle semplici parole di Malalai Joia al parlamento afghano, si stupisce di questa follia assassina. In quell’occasione si è potuto assistere dal vivo ad una battaglia rabbiosa contro le parole, pericolosissime, che possono minare il sistema e indebolire o scalzare strumentali e a volte millenarie interpretazioni dei testi (considerati) sacri. In ispecie quelle che servono a mantenere la donna con la violenza (ma non solo in Afghanistan) in una condizione miserabile, subordinata per natura e per volere divino, senza via d’uscita. Pipistro
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martedì, 20 maggio 2008, 23:50
E’ iniziato ieri a Kabul il processo d’appello del giovane giornalista afghano condannato a morte per blasfemia. Parwiz Kambakhsh, 23 anni, si è dichiarato non colpevole ed ha sottolineato la sua fede nell’Islam, che non gli permetterebbe mai di commettere blasfemia. I giudici gli hanno concesso una settimana per preparare la sua difesa. Il 25 maggio, infatti, il suo caso sarà giudicato dall’Alta corte afghana, che dovrà decidere se commutare o meno la sentenza di morte. Questa è stata pronunciata lo scorso gennaio dopo un processo-farsa, in cui il giornalista ha avuto quattro minuti per difendersi. Una corte della provincia di Balkh lo ha condannato dopo la denuncia di alcuni universitari, che accusano Kambakhsh di aver distribuito dei volantini blasfemi che dissacravano i principi base dell’Islam. Il giornalista denuncia invece le torture subite in carcere dalla polizia, che lo ha costretto con la forza a “confessare” i suoi crimini. Secondo la “confessione”, il giornalista aveva distribuito materiale anti-islamico davanti all’università di Kabul. In particolare, i volantini distribuiti dal giovane avrebbero attaccato la discriminazione delle donne “benedetta” dai musulmani. Altre fonti danno invece una versione diversa: Parwez sarebbe stato arrestato per colpire il fratello maggiore, giornalista anche lui, che denuncia la corruzione del governo afghano. Nel corso della sua udienza di ieri, il giovane ha dichiarato: “Sono stato costretto a firmare dichiarazioni che non rispondono al vero. Sono musulmano, e non farei mai nulla per insultare la mia religione”.
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domenica, 18 maggio 2008, 15:25
reuters129742071805160123_bigIl soldato americano sotto attacco appartiene al 24° Marine Expeditionary Unit in missione in Afghanistan. La sequenza mostra l'attacco dei Taliban vicino Garmser. Il marine cerca di rispondere al fuoco prima di essere messo fuorigioco dalla pioggia di piombo che si abbatte su lui. Fortunatamente il soldato non è stato ferito. (Foto Goran Tomasevic)
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venerdì, 02 maggio 2008, 23:08

Sono immagini forti. Raccontano l'altra faccia della guerra, quella più nascosta ma non per questo meno terribile. Bisogna avere grande umanità ed un occhio capace di guardare oltre la tragedia anche se quello che si vede non è meno spaventoso. Queste immagini, scattate dal fotografo Marco Di Lauro, sono testimonianza di quanto accade in Afghanistan. Le fotografie di questa galleria sono una parte della mostra "Casualties of the nameless" (dall'8 al 30 Maggio al Mo.Ca Studio in Piazza degli Zingari 1 a Roma. I lavori di Marco Di Lauro sono visibili anche su questo sito.

Il funzionario del dipartimento di assistenza alla popolazione (Welfare) Michelle McLaughlin del Red Cross & St. John Defence Medical Welfare Service tiene le mani di una bimba afghana, Felishima, di otto anni al momento dei ricovero presso l'Ospedale da Campo. Secondo i parenti della bambina, Felishima è rimasta probabilmente ferita dal crollo del tetto della sua abitazione quando il suo villaggio è stato bombardato dagli aerei americani nel corso del combattimento ingaggiato tra le forze ISAF e i talebani.
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venerdì, 02 maggio 2008, 00:44
La petizione lanciata dal quotidiano inglese 'The Independent' per salvare il giornalista afghano Sayed Perwiz Kambakhsh dalla pena di morte ha raccolto, ad oggi, più di 100mila adesioni in Gran Bretagna. Sayed Perwiz Kambakhsh è stato arrestato il 27 ottobre 2007, con l'accusa di "blasfemia e diffusione di propositi diffamatori nei confronti dell’Islam" nella regione di Balkh (nord del Paese).Sotto la pressione del Consiglio dei  mullah e delle autorità locali, il giovane giornalista, 23 anni, è stato condannato alla pena di morte il 22 gennaio 2008, dopo un processo a porte chiuse e senza la presenza dell'avvocato difensore, dalla prima camera penale di un tribunale della città di Mazar-i-Charif. La condanna aveva pienamente riconosciuto l'accusa, formulata nei confronti del giornalista, di aver preso da un sito Internet iraniano degli articoli sul ruolo delle donne nelle società islamiche e di averli postati nel suo blog. Sayed Perwiz Kambakhsh è stato trasferito in un carcere di Kabul il 27 marzo 2008 nell'attesa del processo di appello, in quanto continuamente minacciato nel carcere di Mazar-i-Charif, dove era detenuto, dagli altri carcerati. Il suo caso ha sollevato molte proteste e manifestazioni nei Paesi stranieri.  La storia
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martedì, 08 aprile 2008, 17:55
Da ieri una strada di Kabul è intitolata ad Adjmal Naqshbandi, il giornalista afghano sequestrato lo scorso anno dai talebani assieme al giornalista di 'Repubblica' Daniele Mastrogiacomo e ucciso dopo la liberazione di quest'ultimo. E' la prima volta che le autorità della capitale dell'Afghanistan decidono di onorare la memoria di una delle vittime delle violenze che da anni sconvolgono il Paese. A scoprire oggi la targa commemorativa di 'Ajmal Naqshbandi Avenue' è stato il presidente dell'Unione nazionale dei giornalisti afghani, Abdul Hamid Mubariz. Mubariz ha puntato il dito contro i talebani per aver brutalmente decapitato Naqshbandi e ha invitato i giornalisti afghani a lavorare insieme per rafforzare la libertà di espressione nel Paese. Naqshbandi, 23 anni, lavorava come freelance in Afghanistan ed era stato catturato dai talebani mentre accompagnava Mastrogiacomo nella provincia di Helmand.
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domenica, 06 aprile 2008, 00:13
Reporters sans frontières si rallegra per il trasferimento a Kabul, avvenuto lo scorso 27 marzo, del giovane giornalista afghano condannato a morte, Sayed Perwiz Kambakhsh, in attesa del suo processo di appello. Suo fratello, Sayed Yaqub Ibrahimi, durante una conferenza stampa tenutasi nella sede parigina di Reporters sans frontières, lo scorso 11 marzo, si era detto molto preoccupato per le minacce alle quali era esposto Perwiz, detenuto in carcere con dei criminali e dei terroristi a Mazar-i-Charif (Nord). Con il suo trasferimento a Kabul, Sayed Perwiz Kambakhsh è stato finalmente separato dagli altri detenuti e si trova ora nell’immensa prigione di Pul-e-Charkhi, situata in un quartiere est della capitale. Questo trasferimento lascia sperare che la procedura di appello non sia influenzata dalle pressioni dei religiosi fondamentalisti come era successo in occasione del primo processo e della condanna a morte per “blasfemia” pronunciata dalla prima camera di un tribunale di Mazar-i-Charif, lo scorso 22 gennaio.
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domenica, 30 marzo 2008, 07:44
Il governo di Kabul ha inviato una protesta ufficiale a Teheran per la detenzione di Ali Mohagheghnasab, il giornalista afghano arrestato tre settimane fa a Qom. La protesta afghana giunge dopo il fallimento di tutti i tentativi dell'ambasciata di Kabul a Teheran di incontrare il giornalista. Nemmeno la moglie iraniana di Mohagheghnasab è riuscita a vedere il marito, il cui arresto rimane circondato ancora da mistero. Mohagheghnasab aveva avuto problemi anche in Afghanistan, dopo la pubblicazione di un suo articolo, in cui si criticava la condanna a morte di musulmani che abbandonavano l'islam per abbracciare altre fedi. Alcuni ulema, capi religiosi, lo avevano accusato di eresia chiedendo per lui la pena di morte, ma il tribunale aveva rigettato le accuse e assolto il giornalista, che si era già rifugiato in Iran durante il governo dei Taliban. Al momento dell'arresto il giornalista era rientrato a Qom, per riportare a Kabul moglie e figli.
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martedì, 04 marzo 2008, 12:27
Si chiama Rahmatullah Noorudin, ha solo vent’anni, ma un progetto preciso: diventare giornalista. E’ afghano e vuole specializzarsi in diritti umani e in diritto internazionale. Stamattina a Perugia ha ricevuto la borsa di studio intitolata a Enzo Baldoni. Per un anno potrà restare in Italia apprendendo la lingua e frequentare stage presso media del nostro Paese. Sapeva bene chi era Baldoni: lo ha definito “un portavoce della gente senza voce”. La borsa di studio, istituita dalla federazione nazionale della stampa, è alla seconda edizione: l’anno scorso vinse un giovane aspirante giornalista del Kenya, altra area di crisi. La consegna è stata anche un’occasione per rilanciare l’appello per il recupero dei resti del povero Enzo. “Sono quasi quattro anni – ha detto Raffaele Baldoni, uno dei fratelli – che stiamo aspettando di riavere i resti nonostante promesse e illusioni. Chiediamo per l’ennesima volta che si faccia di tutto, anche uno sforzo finanziario se c’è bisogno, per non lasciare il corpo di Enzo in Iraq”. Per il segretario della Fnsi Franco Siddi “non è stato fatto tutto quello che si doveva fare forse perché Baldoni è stato considerato un morto meno pesante, meno significativo di altri caduti sui fronti della guerra”. L’appello è stato ribadito anche dalla presidente della regione Umbria Maria Rita Lorenzetti: “Baldoni deve tornare nella sua terra, come abbiamo ricordato anche al Capo dello Stato in occasione del decennale del terremoto”.  Articolo 21
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mercoledì, 27 febbraio 2008, 18:35

Il giornalista dell'emittente televisiva canadese Ctv detenuto senza accuse da quattro mesi in Afghanistan è un nemico combattente fuorilegge. Lo ha annunciato l'esercito degli Stati Uniti.  Jawed Ahmad, un cittadino afgano che lavorava per la tv, è stato autorizzato a rilasciare una dichiarazione davanti a una "commissione sulla revisione dei nemici combattenti", che ha stabilito la sua pericolosità per le truppe straniere e il governo di Kabul: lo ha dichiarato il maggiore Chris Belcher, portavoce della coalizione sotto comando statunitense.  Ahmad è trattenuto nella struttura militare di Bagram, 50 chilometri a nord di Kabul. Belcher ha spiegato che ci sono "elementi credibili" per mantenere in carcere Ahmad.  Dentro Bagram

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lunedì, 11 febbraio 2008, 12:52
dadullah2Un capo taleban afghano, il mullah Mansour Dadullah, è stato ucciso oggi nell'ovest del Pakistan, vicino alla frontiera afghana, nel corso di un'operazione di polizia. Mansour Dadullah aveva preso il comando dei ribelli nella provincia di Helmand, nel Sud dell'Afghanistan, dopo che il fratello maggiore, mullah Dadullah, era stato ucciso a maggio in un'operazione congiunta della Nato e delle forze afghane. Il mullah Dadullah era stato la mente del rapimento del giornalista italiano Daniele Mastrogiacomo, sequestrato per due settimane nel marzo scorso. Alla fine di dicembre, il leader dei Taleban mullah Omar avrebbe destituito dalle sue funzioni Mansour Dadullah, accusandolo di "aver disobbedito agli ordini dell'Emirato islamico", aveva riferito il portavoce dei ribelli Zabihullah Mujaheed. "Chiunque aiuterà Mansour Dadullah - affermava il comunicato del Mullah Omar citato dal portavoce - deve sapere che questi non è più membro dei Taleban e che gli amici e i combattenti di suo fratello devono continuare le loro attività". Mansour Dadullah è il terzo dei cinque militanti liberati nel marzo scorso in cambio della vita del giornalista italiano Daniele Mastrogiacomo a essere ucciso o catturato. Ansa.it
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giovedì, 07 febbraio 2008, 21:42

basir e parwizApprendiamo sempre dal nostro amico Nasim Fekrat che Basir Ahang, il giovane giornalista afghano di cui non si avevano notizie da più di un mese, è al sicuro e in questo momento si trova in Italia. Lo stesso Fekrat è riuscito, tramite amici comuni, a contattare la famiglia di Basir, residente nella parte ovest di Kabul, che ha confermato la notizia. Inoltre, ancora Nasim, ci comunica un’altra news che, se confermata dai fatti, non può che riempire tutti noi di grande soddisfazione: Parwiz Kambakhsh, il giornalista afghano di 23 anni accusato di blasfemia e nei confronti del quale era stata emessa una sentenza di condanna a morte, sarebbe in procinto di essere rilasciato.

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mercoledì, 06 febbraio 2008, 10:21
parwiz

Il governo afghano ha assicurato che Sayed Pervez Kambaksh, il 23enne giornalista condannato a morte per insulti alla religione islamica, non verrà giustiziato: è quanto pubblica il quotidiano britannico the Independent."Non può essere giustificato in alcun modo, ha insultato il Profeta e questo è uno dei crimini più gravi, che per la sharia è punibile con la morte: ma il Profeta dice che a volte è meglio evitare l'applicazione di una pena perché è meglio avere un colpevole non punito che un innocente punito. Un tribunale lo ha condannato, ma è solo il primo grado di giudizio, ve ne sono tre in tutto, non mi preoccupo per la sua vita", ha dichiarato Humayun Hamiodzada, portavoce del Ministero della Cultura. Anche in caso di conferma della condanna da parte della Corte Suprema il Presidente potrebbe comunque concedere la grazia: Hamid Karzai, secondo fonti governative, preferirebbe tuttavia che fosse la Corte d'Appello a risolvere la questione prima che questa approdi sulla sua scrivania. Un tribunale rreligioso di Mazar-e-Sharif, nel nord del Paese, aveva condannato il giornalista per "blasfemia" dopo che ha scaricato da un sito in farsi e distribuito all'università di Balkh un articolo sui diritti delle donne, giudicato "irrispettoso" nei confronti dell'Islam. Apcom

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sabato, 02 febbraio 2008, 14:04
sayedCon un chiaro voltafaccia, il Senato afghano ha ritirato la conferma della condanna a morte del giornalista Sayed Parfwiz Kambaksh, giudicato colpevole di blasfemia per aver stampato da internet un articolo sui diritti delle donne. Lo scrive l'Indipendent online, spiegando che in un comunicato la Camera alta afghana ieri ha definito un "errore tecnico" la sua precedente decisione di approvare la condanna a morte di Sayed pronunciata da un tribunale di Mazar-i-Sharif. Ciò non significa che il giovane giornalista sarà rimesso in libertà, scrive il quotidiano, ma certo questa mossa del Senato aumenta le speranze che egli possa tornare in libertà. Da settimane è in corso una campagna mondiale - di personalità politiche, media, organizzazioni dei diritti umani - per salvare Sayed dal patibolo. (...) La Meshrano Jirga (la camera degli anziani) non ha nessun potere giudiziario, ma la sua opinione ha una valenza politica. La legge prevede due appelli sulla sentenza. La condanna a morte, prevista dalla Costituzione per i reati di blasfemia, deve essere approvata dal capo dello Stato, Hamid Karzai. Secondo i familiari di Kambakhsh, il giovane è stato processato il 22 gennaio a Mazar-i-Sharif, nel Nord, a porte chiuse e senza supporto legale. Studente di giornalismo all'Università di Balkh, era stato arrestato a ottobre. Amici e familiari sostengono che l'articolo incriminato non era suo, ma solo riprodotto da Internet e distribuito. In un'intervista a Radio Free Afghanistan, il procuratore generale della provincia di Balkh Hafizullah Khaliqyar ha difeso la sentenza, affermando che il processo è stato condotto in modo "molto islamico" e non c'é stata nessuna violazione dei diritti umani o della libertà di stampa. "Non ha fatto un errore giornalistico, ha insultato la nostra religione", ha detto Khaliqyar. Khaliqyar, secondo il quale il giornalista ha confessato, in una conferenza stampa ha minacciato l'arresto per tutti i giornalisti che si dovessero levare in difesa di Kambakhsh. Dopo i sei anni di repressione dei media sotto il regime dei Taleban, crollato nel dicembre 2001 sotto le bombe americane, Karzai nel 2005 ha ratificato una nuova legge sull'informazione, ma restano molte le dispute sull'interpretazione della normativa. Ansa.it
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