Professione Reporter
IL MESTIERE DI RACCONTARE
 PINO SCACCIA
Se non diremo cose che a qualcuno spiaceranno, non diremo mai la verità
pinoscaccia@gmail.com
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venerdì, 20 marzo 2009, 14:36
 “ Quello di Teheran è un regime corrotto che odia il proprio popolo . disprezza la vita umana e utilizza censura e terrore per vincere le prossime elezioni. Omidreza Mirsayafi, il blogger morto il 18 marzo nel carcere di Evin, è solo l’ultima vittima di una cieca politica di repressione attuata dal Governo Iraniano , che colpisce in particolare intellettuali, giornalisti, dissidenti impegnati a denunciare le pratiche di corruzione diffuse nel Paese “. Così inizia il documento diffuso oggi dall’esecutivo di Information Safety and Freedom, associazione internazionale per la libertà di informazione.“ Secondo said Hadi Ghaemi, portavoce di International Campaign for Human Rights in Iran – prosegue la nota di Isf – ‘ i leaders iraniani hanno relegato l’amministrazione del sistema carcerario a un gruppo di ufficiali incompetenti e crudeli che sta manifestando tutto il proprio totale disprezzo per la vita umana ‘.Il 6 marzo, il dissidente politico Amir Saran , condannato a otto anni carcere, è morto per ictus cerebrale e la famiglia accusa le autorità di non avergli prestato le cure necessarie, come nel caso di Omidreza. Il 16 marzo scorso, l’avvocato Nasser Zarfashan, noto per la sua attività a difesa dei giornalisti e degli scrittori, è stato bloccato all’aeroporto di Teheran mentre si recava a Bruxelles per un convegno sull’ecologia della politica. E’ proprio la denuncia degli atti di corruzione e di illegalità che fa scattare le manette in Iran “.“ Il 1 marzo scorso – si legge ancora nella nota dell’esecutivo di ISF - è stata arrestata la giornalista iraniano - americana Roxana Saberri : le autorità hanno detto di non conoscere in quale sezione del carcere di Evin sia chiusa e non si conoscono le accuse che le vengono rivolte. Il Regime Iraniano è stato il primo, assieme alla Cina, a mettere in atto una politica di censura del web in vasta scala. Con l’approssimarsi delle elezioni presidenziali le strutture sotto il controllo del Presidente Ahmadinejad stanno sottoponendo il Paese a una ondata repressiva. Solo negli ultimi giorni sono state arrestate 26 persone. E il boia di Teheran ha intensificato i suoi ritmi di lavoro . Il terrore è la più efficace arma di propaganda del regime “. Stefano Marcelli presidente Isf
lunedì, 15 settembre 2008, 21:29
 La gente che singhiozza, la chiesa piena e i parenti che piangono, osservati minuto per minuto e subito descritti per essere fruiti dai lettori su Twitter. L'uso delle dirette nel giornalismo non è una novità, ma dopo la copertura in tempo reale di manifestazioni sportive, eventi di cronaca e convegni politici arriva anche quello del funerale di un bambino, e genera subito polemica. La decisione del Rocky Mountain News, quotidiano locale di Detroit, di mandare un proprio cronista a seguire le esequie di Marten Kudlis resterà nella giovane storia del micro-blogging. Il piccolo Marten, 3 anni, si trovava in un negozio di gelati ad Aurora in Colorado, quando due automobili dopo uno scontro si sono proiettate all'interno dello stabile, uccidendo lui ed altre due persone. A dare maggiore risalto alla storia c'è anche il non trascurabile dettaglio che alla guida di uno dei veicoli si trovava un immigrato clandestino, con vari precedenti penali. L'interesse del pubblico per la vicenda ha spinto il quotidiano di Detroit a provare a bruciare la concorrenza con una copertura totale dell'evento, comprensiva di un aggiornamento costante dalla cerimonia funebre attraverso Twitter, un sito di micro-blogging in grande crescita in America e nel mondo. Il servizio online permette di crearsi un profilo ed aggiornare gli amici e i conoscenti su cosa si sta facendo in quel preciso momento, cercando di contenere le informazioni in 140 caratteri. Repubblica.it
mercoledì, 10 settembre 2008, 23:44
L’appello lanciato stamane da Articolo21 in seguito alla dettagliata segnalazione di Roberto Reale, trova nell’arco di poche ore un’immediata e insperata risposta. Dal sito che si batte per la tutela dei diritti umani e la libertà di espressione in rete, apprendiamo la notizia della “ricomparsa” della blogger cinese Zeng Jin Yan. Non è chiara la dinamica, ma dopo 16 giorni di silenzio, Zeng torna a pubblicare numerosi post sul suo blog, compresa una foto del suo bambino. Nel post pubblicato stamattina, intorno alle 10, ora locale, Zeng ringrazia e rassicura tutti gli amici che hanno continuato a cercarla, racconta della visita, in carcere, al marito Hu Jia, avvenuta l’8 agosto e poi il suo trasferimento ( non ne piega dinamica e motivi) a Dalian. Il suo rientro a Pechino avviene sabato 23 agosto, gli arresti domiciliari, però, continuano… “ci sono poliziotti in borghese ovunque…” scrive Zeng. La spiegazione più plausibile è che qualcuno abbia pensato bene di tenerla un po’ “lontana” da Pechino affinché non avesse modo di vedere e documentare quanto accadeva attorno ai giochi. Con coraggio, anche oggi, denuncia la violazione dei diritti all’interno delle carceri, violazione a cui il marito è sottoposto. Racconta di lettere mai arrivate a destinazione e di un libro, legale in Cina, sequestrato… e spera che le venga concesso presto il permesso di rivedere di nuovo il suo Hu. Articolo21
venerdì, 01 agosto 2008, 00:15
Liu e Gary hanno più o meno la stessa età, sui quarant’anni, ma non si conoscono e abitano in posti molto lontani. Sicuramente le loro storie sono molto diverse. Liu Shokov è un insegnante cinese, Gary McKinnon è un kacker gallese. I loro destini sono così contrari che costituiscono storie esemplari di due mondi contrastanti, unico elemento in comune la passione per il computer. Gary addirittura è un mostro informatico: in un anno è entrato in decine di migliaia di siti americani violandone quasi cento, compresi quelli del Pentagono, della Nasa e di tutte le forze armate statunitensi. Una volta si è anche firmato con il nick con cui è diventato famoso, “Solo”. Ha forzato un migliaio di parole chiave: in molti casi, racconta, semplicemente digitando la parola “password”. Ora rischia grosso perchè l’operazione è avvenuta subito dopo l’11 settembre 2001. “Cercavo tracce di Ufo” spiega ma se sarà estradato, come sembra, rischia 60 anni di galera per terrorismo e di finire a Guantanamo. In galera Liu invece ci sta già. Anzi in quella che in Cina chiamano “campo di rieducazione-tramite-lavoro”. Insomma si è beccato un anno di lavori forzati (senza processo) per aver messo sul blog le foto del terremoto di Sichuan in cui morirono novemila studenti perchè le scuole erano fatte male, i soldi pubblici finiti nelle tasche dei governanti. La colpa è di aver “incitato a disordini”. Certo, i familiari delle vittime si sono leggermente alterati. Non è il solo blogger cinese, del resto, a stare in galera: attualmente ce ne sono 57. E con l’arrivo delle Olimpiadi rischiano anche gli occidentali, nonostante i filtri poderosi della censura. Non c’è una morale comune a queste due storie se non una riflessione sulla libertà. Nella terra degli occhi a mandorla stanno ancora (si sapeva) alla preistoria dei diritti umani, negli Stati Uniti la conferma che la vita non è un film. Ed è preoccupante sapere che basta un tizio strambo e normalmente brillo (lo dice lui) per entrare in segreti che dovrebbero essere rigorosamente inaccessibili, perchè possono addirittura decidere i destini del mondo. BlogTg1
mercoledì, 02 luglio 2008, 17:38
A proposito di libertà. Ricordate Nasim, l’amico blogger afghano? Giovanissimo ma molto intraprendente, grande amante del suo Paese, prima ha trasmesso durante il regime talebano. Adesso si batte per il futuro del suo popolo. Sa che il riscatto può passare solo attraverso il web. Ha “inventato” l’associazione dei bloggers afghani e, dopo il successo di Kabul, ha organizzato il secondo Blogging Workshop a Bamjian, la città dei Buddha distrutti. Con grande successo. Particolarmente significativa la presenza di donne, segno che il riscatto è già cominciato. Nasim Fekrat ha intenzione di organizzare altri stage a Herat, Jalalabad, Kandahar, insomma in tutto l’Afghanistan, comprese le zone difficili. Ma non è un’impresa facile ed ha bisogno di aiuto. Specialmente da chi ama la sua terra e la sua gente. Blog Tg1
sabato, 14 giugno 2008, 12:47
 Stampa clandestina. Secondo la Legge sulla stampa il reato lo commette chiunque intraprenda la pubblicazione di un giornale o altro periodico senza che sia stata eseguita la registrazione prescritta... Premesso che l'aggettivo "clandestino" per la stampa ha sempre uno sgradevole sapore censorio e andrebbe quantomeno sostituito dal termine "irregolare" anche per segnare la differenza con le pubblicazioni clandestine della prima metà del novecento, fino ad ora questo principio eravamo abituati a vederlo attribuire ai giornali cartacei, che nella cosiddetta "gerenza" mancano degli elementi che li contraddistingono come "testate". Oggi, per la prima volta in Italia, e probabilmente anche in Europa, il reato ha riguardato il web: lo storico Carlo Ruta è stato infatti condannato dal Tribunale di Modica ad una pena pecuniaria per un blog con l'accusa di periodicità non regolare. "Quale irregolarità? In nome di quale principio si applica il criterio della periodicità ad un blog?" si chiede lo storico intervistato da Articolo21. C'è il sospetto che la motivazione della chiusura del blog e della condanna dello storico non sia tanto di ordine tecnico o burocratico. "Nel mio blog - afferma lo storico - io ho fatto ampie ricostruzioni, con una documentazione dettagliata e in parte inedita sul caso di Giovanni Spampinato, il giornalista, colaboratore dei quotidiani "l'Ora" e "l'Unità" che nel 1972, a soli 22 anni, fu ucciso a Ragusa mentre stava portando alla luce, in un'inchiesta su un delitto, un rilevante intreccio di affari e malavita...". "Solo in Cina e a Cuba questo è avvenuto - commenta Ruta - ed è per questo che ci attiveremo tra conferenze stampa ed altre azioni affinchè tutti vengano a conoscenza di questa violazione della libertà di espressione. Perchè questo rappresenterebbe un precedente molto grave". fonte
lunedì, 09 giugno 2008, 22:12
Leggiamo sul blog del nostro amico Nasim Fekrat che sta per iniziare a Bamyian, il 12 giugno per tre giorni, il secondo blogging workshop organizzato dall' Associazione dei bloggers afghani, dopo quello tenutosi a Kabul qualche tempo fa. Nel suo post Nasim ringrazia tutti coloro che hanno dato il loro sostegno per realizzare questo obiettivo ma si dice molto preoccupato per le pressanti difficoltà economiche e spera che questo a Bamian non sia l'ultimo seminario. I soldi rimasti sono pochi e serviranno per i materiali, per l'affitto del laboratorio informatico, per la connessione internet, il trasporto e il soggiorno. Quindi chiede di nuovo aiuto a tutti noi ed a tutti coloro che hanno a cuore l'Afghanistan e la battaglia per la libertà di espressione. Chi volesse donare, anche una piccola cifra, per sostenere questi ragazzi a raggiungere i loro traguardi può farlo cliccando qui e/o inserendo nel proprio blog il banner per raccogliere le donazioni. Nasim scrive che ci sono state addirittura 49 richieste di partecipazione da Bamian, ma solo 25 accettate, sempre per problemi economici, mettendo in evidenza di aver ricevuto, negli ultimi mesi, molte telefonate da giornalisti, studenti, insegnanti universitari, persone che lavorano nelle ONG che gli chiedevano di andare lì a tenere un seminario per insegnare a bloggare. A chiusura del suo post Nasim lascia un ricordo di Abdul Samad Rohani, il giovane giornalista afghano che lavorava per la BBC, ucciso a Helmand. Ecco, Abdul aveva 25 anni, la stessa età di Nasim, un piccolo contributo dato a dei ragazzi che si battono per un nuovo Afghanistan sarebbe come un omaggio alla memoria di questo reporter coraggioso, ed a tutti coloro, troppi, che hanno sacrificato la vita per amore della libertà in questo paese bellissimo e martoriato.
sabato, 29 marzo 2008, 13:39
Che i media e la rete cinese vengano regolarmente monitorati e censurati non è un mistero. Ma da un paio di settimane le maglie della censura sono ancora più strette: i servizi televisivi dei network satellitari sulla rivolta dei tibetani a Lhasa e sulle contestazioni all'accensione della fiamma olimpica vengono regolarmente oscurati, i maggiori siti di informazione internazionale sono spesso inaccessibili, e anche l'accesso a YouTube, su cui sono stati postati diversi video indipendenti della rivolta, risulta bloccato. La stretta repressiva non coglie certo di sorpresa Ron Deibert, direttore del Citizen Lab di Toronto, centro di ricerca all'avanguardia nel monitoraggio della censura online. "I siti sull'indipendenza del Tibet sono sempre stati oscurati in Cina", spiega Deibert. E in momenti come questo, è facile per il governo cinese bloccare l'accesso a determinati siti: i loro filtri sono installati direttamente sulle dorsali di internet, negli internet service provider e negli internet caffè, il che oltre a essere tecnicamente efficace produce un clima di autocensura." Repubblica.it
venerdì, 14 marzo 2008, 22:23
Sarà processato lunedì di fronte all'Alta Corte di Sicurezza di Stato il giovane blogger siriano Tariq Biyasi, accusato di "minare il sentimento nazionalistico" e di "diffondere notizie infondate". Il 22enne blogger, originario di Tartus, sulla costa siriana, è stato arrestato lo scorso luglio e rischia fino a cinque anni di carcere dopo aver pubblicato su siti internet alcuni commenti critici nei confronti delle autorità di Damasco. Del caso si è occupata anche l'organizzazione Reporters sans frontières (RSF) che ha definito l'arresto di Biyasi "arbitrario", ed ha lanciato una campagna per la sua liberazione. RSF ricorda che "il partito Baath controlla la maggior parte dei mezzi di informazione" e che "cresce di giorno in giorno la repressione esercitata sugli internauti, tanto che la Siria è diventata la più grande prigione del Medioriente" per chi viola le norme fissate per Internet. Anche l'organizzazione Human Rights Watch (HRW) ha chiesto alla Siria di fermare gli arresti degli attivisti per la pubblicazione di commenti su internet e di porre fine all'oscuramento dei siti web.
giovedì, 13 marzo 2008, 22:18
 I blog sono una fonte di informazione preziosa e proteggerli dalla censura è essenziale per garantire la libertà di espressione e la circolazione di testimonianze da Paesi in cui non c'è libertà di stampa. È a partire da questa convinzione che Reporters sans frontières, associazione di giornalisti che in tutto il mondo si batte per difendere i diritti dei cronisti perseguitati e per la libertà di stampa, ha pubblicato la Guida pratica del blogger e del cyberdissidente, un manuale che spiega come creare un blog, aggiornarlo e soprattutto fare in modo che non cada sotto la scure della censura. Il testo è stato pubblicizzato il 12 marzo, in occasione della Giornata internazionale contro la cybercensura. Nel 2007, Reporters sans frontières ha registrato nel mondo più di 2600 casi di censura su siti Internet. In carcere, in Cina, ci sono al momento 64 persone, colpevoli solo di aver esercitato il loro diritto alla libertà di espressione sul web. Nella Guida pratica un capitolo indica i Paesi in cui la censura è più forte: la Cina resta la nazione dove i cyberdissidenti subiscono più arresti e persecuzioni, il Vietnam imprigiona meno persone ma restringe in modo severissimo l'accesso a Internet. Il caso dell'Iran è indicativo: a fronte di una censura molto ampia, la circolazione di informazioni è però continua e ha dato spazio soprattutto all'espressione del malcontento delle donne. È noto infine il ruolo avuto da Internet e dai blogger nel denunciare la repressione delle proteste in Birmania nell'estate del 2007. Il manuale di Reporters sans frontières cita infine anche i grandi motori di ricerca, Yahoo e Google su tutti, che pur di assicurarsi una penetrazione economica in Paesi emergenti non hanno esitato a fornire ai governi informazioni sui cyberdissidenti per far chiudere siti e blog. Repubblica.it
lunedì, 04 febbraio 2008, 09:36
La giunta militare birmana ha incriminato dieci attivisti arrestati nell'agosto scorso in seguito alle proteste tenutesi a Rangoon contro il caro petrolio. Tra i manifestanti, che rischiano fino a sette anni di detenzione, anche il noto dissidente Min Ko Naing. I dieci, tutti leader del gruppo '88, ovvero gli ex-studenti le cui proteste vennero soffocate nel sangue nel 1988, sono accusati di aver violato la legge sulla stampa e pubblicazione. Sempre ieri, nella ex-capitale Rangoon, un giovane blogger, Nay Phone Latt, è stato messo in stato messo in stato di arresto dopo esser stato raggiunto in un Internet cafè. Oltre a pubblicare in rete, dove si definisce ''un giovane pazzo per l'arte'', Nay Phone lavora nell'ex-capitale per una compagnia privata. Secondo testimonianze locali, nelle ultime settimane le autorità birmane avrebbero aumentato il controllo delle attività online.
lunedì, 27 agosto 2007, 15:52
Ricovero coatto in un ospedale psichiatrico nella provincia dello Hunan (Sud) per il cyberdissidente e blogger He Weihua. Alcuni familiari del blogger, intervistati da Reporters sans frontières (RSF), hanno dichiarato che He Weihua non soffre assolutamente di una malattia mentale. Secondo quanto i familiari hanno riferito a Reporters sans frontières, il ricovero coatto è stato deciso dopo la pubblicazione, nello scorso mese di luglio, di un suo articolo nel sito Boxun, nel quale il blogger denunciava l'aumento arbitrario del prezzo della carne di maiale, deciso dalle autorità provinciali. Nello stesso articolo, He Weihua preannunciava un'implosione del Partito comunista, roso dalla corruzione. Dopo la pubblicazione del testo, il blogger è stato costretto a presentarsi all'Ufficio della Sicurezza pubblica locale. Già nel mese di giugno 2007, una squadra della Sicurezza di Stato della città di Hengyang (provincia dello Hunan) aveva fatto irruzione nel domicilio di He Weihua per procedere ad una perquisizione. Gli agenti avevano sequestrato il suo computer e l'avevano minacciato, dicendogli che se avesse continuato a scrivere di diritti umani le ritorsioni sarebbero state terribili. Nel suo blog He Weihua ha effettivamente messo on line numerose inchieste da lui svolte sulle violazioni dei diritti umani perpetrate nella provincia e alcuni giudizi molto critici nei confronti delle autorità. La madre del dissidente, contattata da Radio Free Asia, ha preferito non rilasciare dichiarazioni sul ricovero del figlio facendo capire che il suo telefono è intercettato.Contattato da Reporters sans frontières, un familiare di He Weihua sottolinea chiaramente il nesso tra gli articoli pubblicati da quest'ultimo e il suo ricovero coatto. « Penso che sia un uomo totalmente sano di mente » ha dichiarato a RSF. Non è la prima volta che le autorità ricoverano il dissidente. Nel mese di dicembre 2004, membri dell'Ufficio della Sicurezza di Stato lo avevano sottoposto a iniezioni di farmaci durante un suo primo ricovero coatto. Nel mese di settembre 2006, una moto lo aveva investito. Dopo l'incidente il guidatore lo aveva minacciato intimandogli di smettere di scrivere.
Quando aprirete il blog di Hu non capirete niente, perchè è scritto in cinese. Ma ci sono parole dure contro il partito comunista "roso dalla corruzione". Nell'ultimo post He Weihua denuncia, come avete letto, l'aumento arbitrario del prezzo della carne di maiale, deciso dalle autorità provinciali. E allora i bravi governanti di Pechino, che già nei giorni scorsi avevano ottenuto un forte restringimento della libertà sul web cosa hanno fatto? Hanno preso He per matto e lo hanno rinchiuso in manicomio, così come hanno fatto i russi con Larisa il mese scorso. E' la fine dei dissidenti: presi per pazzi, dunque non credibili, peggio della prigione per evitare di farne martiri della libertà. Non che la pratica del carcere peraltro sia in disuso. Su 205 operatori dell'informazione attualmente dietro le sbarre nel mondo, 66 sono bloggers e 51 addirittura cinesi: Reporters sans Frontieres fornisce nomi e dati.
martedì, 21 agosto 2007, 18:03
La scorsa primavera un amico mi ha raccontato un gustoso aneddoto risalente a una decina d'anni fa. Era stato convocato dallo staff del direttore di uno dei più prestigiosi telegiornali italiani per parlare del futuro dell'informazione su internet. La conversazione andò avanti per un paio d'ore su questo argomento, lontano dalla vita di tutti giorni del tg ma nello stesso fascinoso dal punto di vista tecnologico. Inevitabilmente distratto dalla scaletta del giornale e dalle telefonate in arrivo, finite le chiacchiere degli esperti, il direttore tirò le conclusioni: "Questa Internet? Non mi dispiace, ma è un'americanata. Una cosa che si sgonfia". Oggi questo illuminante episodio ci fa sorridere . Ma sarebbe meglio non scherzarci troppo sopra per due ragioni. Intanto quel modo di pensare ( l'americanata) non era patrimonio esclusivo della poca lungimiranza di un singolo. Allora nelle aziende editoriali quasi tutti condividevano quell' atteggiamento di sufficienza che tanti ritardi ha prodotto ai danni del sistema italiano. La seconda ragione sta nel fatto che anche oggi - tirate le somme - ben pochi hanno chiaro cosa sia effettivamente l'informazione online. Che vuol dire questo discorso? Che nell'anno del Signore 2007 molti direttori o responsabili editoriali di giornali/telegiornali sono tuttora bellamente convinti che la Rete sia semplicemente un luogo in più dove editare gli stessi prodotti andati in onda su altre piattaforme, magari nel tg della sera. Ce lo dicono ogni giorno (in questo caso senza responsabilità personali) i conduttori radio e tv che, in chiusura di giornale, ripetono l' ormai canonica frase: "Per riascoltare ( o rivedere) i nostri servizi andate sul sito www. eccetera, eccetera." Quello che pochi però sanno è che appelli del genere, pur ascoltati da milioni di persone, producono in realtà scarsissimi risultati, un numero di contatti in internet sconfortantemente basso. Per una semplice e banale ragione, perché oggi il "mezzo è più che mai il messaggio". La Rete non è un posto dove si possano riciclare i prodotti o i sottoprodotti ( o i colleghi cui non si sa cos'altro far fare) , ha una sua logica strutturata, un proprio specifico linguaggio, è popolata di attori ( alcuni ormai potentissimi) in grado di proporre modelli di partecipazione/approccio all'informazione alternativi a quelli tradizionali. D'altronde come possono i responsabili di un tg pensare di far coesistere la logica "autoritaria" di un mezzo monodirezionale come la tv generalista con quella "democratico/anarchicheggiante" propria invece della navigazione sul Web? Roberto Reale Articolo21
martedì, 20 febbraio 2007, 20:25
Per Josh Wolf oggi è il 185esimo giorno di detenzione nel penitenziario federale di Dublin (California). Il soggiorno carcerario del ventiquattrenne blogger e giornalista indipendente è uno dei più lunghi mai effettuati da un giornalista americano nel suo Paese. Josh Wolf è stato incarcerato per essersi rifiutato di consegnare i suoi file video non editati. Altri giornalisti americani in questo momento rischiano l'incarcerazione per gli stessi motivi, nonostante che 33 Stati riconoscano il segreto professionale. Autore di un dcumentario su una manifestazione contro il G8 a San Francisco nel 2005, Wolf si era rifiutato di consegnare i suoi archivi video alla giustizia federale, che li aveva richiesti nell'ambito di un'inchiesta del grand jury sui danneggiamenti ad un'auto della polizia durante gli avvenimenti. Il blogger e giornalista indipendente era stato per questo condannato per 'oltraggio alla corte' e incarcerato. La giustizia federale ha respinto un mese fa l'ultima richiesta di scarcerazione degli avvocati del blogger. Reporters sans frontières
lunedì, 19 febbraio 2007, 20:50
Un ragazzo di 22 anni in t-shirt, la faccia immobile, inespressiva. Un processo durato cinque minuti. Una condanna a quattro anni di carcere. Questa la punizione inflitta ieri al blogger egiziano «Karim Amer» dal giudice Ayman al Akazi ad Alessandria d'Egitto: tre anni per offesa all'Islam e incitamento all'odio, un anno per aver insultato il presidente Hosni Mubarak. È il primo blogger in Egitto ad essere condannato per i suoi scritti. Viene portato via senza dire una parola. La sua stessa famiglia lo ha ripudiato: due giorni prima del processo, il padre ha detto al quotidiano «Masri El Yom» che Karim merita la morte se non si pente di fronte ad Allah. Karim Amer, ha creato un blog nel 2005. Nel suo blog aveva definito Al Azhar «l'università del terrorismo». L'aveva accusata di «riempire i cervelli degli studenti e trasformarli in bestie umane...». Espulso lo scorso marzo dall'università, aveva continuato a scrivere, anche contro il governo, definito un «esempio di dittatura», e Mubarak, paragonato ai faraoni dell'antico Egitto.
lunedì, 19 febbraio 2007, 19:53
L’agenzia stampa Nuova Cina riferisce che, tra lo scorso settembre e il gennaio 2007, il governo cinese ha imposto una nuova stretta repressiva al mondo di internet. Secondo la fonte i siti internet chiusi dalle autorità in quel periodo sono stati 105, in tutti i casi, i gestori dei siti sono stati accusati di pirateria informatica. 99 di loro hanno ricevuto sanzioni amministrative, mentre per gli altri sei si è proceduto con accuse penali. La Cina è il secondo mercato mondiale per gli utenti della rete, ma nel paese sono in vigore leggi molto restrittive sulla censura e sulla condivisione dei files. (PeaceReporter)
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