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Due giornalisti, il belga Thomas Sheen che lavora per il quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine, e il congolese Charles Ntyiricha, reporter di Radio Okapi, l’emittente dell’Onu, sono stati fatti prigionieri dai Mai-mai. La Monuc (Missione delle Nazioni Unite in Congo) ha attivato i canali governativi per cercare di liberarli. I due, assieme al loro autista, sono stati catturati a Kiwange e sono stati trasferiti nel villaggio di Kinyandoni. Il generale dei Mai-mai Lafontaine che li tiene prigionieri è stato contattato anche dal vescovo di Butembo. Entrambi sono di etnia nande e si cerca di ottenere la liberazione facendo leva sui legami tribali.
Jean Leonard Touadì, eletto alla Camera nel collegio Lazio 1 con l'Idv, sarà il primo parlamentare di colore della storia italiana. Nato in Congo-Brazzaville nel 1959 è in Italia dal 1979: «Questo dato fa vedere com'è cambiata la società in questi ultimi 30 anni». È giornalista e conferenziere; ha insegnato filosofia in un liceo romano, si è laureato in Filosofia all'Università «La Sapienza»; in Giornalismo e Scienze politiche alla Luiss di Roma. È anche autore televisivo, ha lavorato per il programma di RaiDue «Un mondo a colori». Sposato con Cristina, 35enne romana e giornalista, un matrimonio «multiculturale» che supera le differenze con il rispetto e il dialogo, e due figlie (Sophie Claire, 3 anni, e Sandrine di 9 mesi), che rappresentano per Jean Leonard una «scommessa» e una sfida: «Da come cresceranno, dalla loro capacità di inserirsi in questa società e mantenere aperta al tempo stesso la doppia appartenenza culturale – spiega – potrò verificare il «laboratorio esistenziale» di questi anni trascorsi in Italia». Dopo aver saputo dell'elezione ha esultato: «È il segnale che l'integrazione ha fatto dei passi in avanti in Italia. Per me si tratta di una nuova frontiera». Corriere.it
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Quando il mio primo giornale, "Momento sera", ha chiuso (ero ragazzino) mi sono portato via per ricordo alcune foto che mi colpivano. Le sto riguardando in questi giorni. Questa per esempio è molto significativa. Ha quasi un secolo. Leggo la didascalia: "Congo belga, 1910 - punizione corporale in una piantagione". E' tratta dalla mostra fotografica "Rivoluzione del mondo moderno" organizzata dalla Fabbri editore. Considerate che il "mondo moderno" citato risale a occhio alle fine degli anni 60. E' incredibile come questa foto possa apparire tragicamente attuale. Certe scene nel mondo continuano ad avvenire. E si capisce pure perchè l'Africa è quella che è. Colonia supersfruttata e poi abbandonata dall'occidente, in questo caso i belgi. Con l'aggiunta della cattiveria e dell'ipocrisia perchè, come vedete, la punizione corporale è affidata agli stessi indigeni. Noi razza superiore neppure ci sporchiamo le mani. Chissà quel povero disgraziato che cosa aveva fatto in quella piantagione. L'importante è educare. Appunto. postato da pinoscaccia · permalink · commenti (2)
Patrick Kikuku aveva 34 anni. Era un fotografo freelance. Lavorava per l'agenzia di stampa congolese Acp e per un settimanale di Kinshasa. E' stato ucciso con un colpo di pistola alla nuca a Goma, nei pressi della sua abitazione, da alcuni uomini in uniforme che gli hanno rubato solo la macchina fotografica. Strano però che non abbiano portato via né il telefono cellulare né il portafoglio che aveva addosso. Potrebbe trattarsi dunque di un delitto su commissione in un paese sconvolto dalla violenza. La missione delle Nazioni Unite in Congo, che ha sede proprio a Goma, ha aperto una inchiesta. Goma , sul lago Kivu, è stato uno dei principali scenari della guerra civile che per cinque anni (a partire dal 1998) ha provocato più di quattro milioni di morti in Congo. La città inoltre è stata scossa anche una violentissima eruzione di un vulcano che l'ha praticamente rasa al suolo. Nella intera regione da alcuni mesi stanno riprendendo con violenza scontri tra le varie fazioni che rischiano di riaccendere la miccia di una nuova guerra civile. La recente elezione del presidente Joseph Kabila (con il fondamentale appoggio della comunità internazionale intenzionata a mettere fine alle violenze) non ha pacificato il paese, ricchissimo di diamanti e materie prime. Enzo Nucci
Sono stati trasferiti al carcere di Bukavu (nord-est del Paese) i due testimoni dell’omicidio del giornalista congolese Serge Maheshe, assassinato il 13 giugno scorso nel capoluogo del Sud-Kivu. Lo riferisce Radio Okapi, l’emittente - patrocinata dalla Missione ONU nel paese e dalla ‘Fondation Hirondelle’ – per la quale lavorava Maheshe, precisando che Serge Muhima e Alain Shamavu erano stati arrestati sabato scorso dopo essere stati designati come mandanti dai due militari accusati di essere autori materiali del crimine.
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