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Quattro agenti hanno prelevato davanti alla porta della sua casa a Tanta, nella regione del delta del Nilo, il blogger Diaa Eddin Gad. Il 23enne, che nel suo diario online (soutgadeb.blogspot.com) si definisce "una voce arrabbiata che ama il suo paese", dal web criticava la politica del presidente Hosni Mubarak, definendolo "un agente sionista" e ribattezzandolo "Ehud Mubarak", dal nome del Ministro della Difesa israeliano Ehud Barak. «Dove lo stanno nascondendo? Lo avranno ucciso?», continua a chiedersi la madre, ma Gad è scomparso nel nulla. Un muro di silenzio circonda la vicenda e per questo anche gli avvocati dell'Arabic Network for Human Rights Information, che si stanno occupando del caso, temono che la soluzione non sarà rapida.
"Chissà come deve essere poter scrivere un articolo senza il terrore di essere inseguito dalla polizia" mi diceva qualche tempo fa un amico che lavora per il quotidiano egiziano Al-Badil, fondato da Muhammad Sayyed Said, del Centro di Studi Strategici e Politici di Al-Ahram. Il giornalista egiziano deve obbedire, limitarsi a pubblicizzare il suo presidente. La linea rossa s'è allargata negli ultimi tempi, e molti giornalisti che hanno osato superarla sono finiti dentro. Diverse organizzazioni per i diritti umani hanno condannato la sentenza e l'uso da parte del governo egiziano dello strumento giudiziario per violare la libertà di stampa: nel 2007, ben undici giornalisti sono stati sbattuti in cella, cinque dei quali redattori di quotidiani indipendenti. segue
I blogger smascherano la polizia del Cairo: in una serie di video online le violenze degli agenti su uomini e donne inermi. Clicca
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Un anno di lavori forzati, 25mila lire egiziane (circa 2.500 euro) e 10mila lire egiziane (circa 1.300 euro) di cauzione. Durissima la condanna emessa da un tribunale del Cairo nei confronti di 4 direttori di giornali. Secondo la sentenza, Abdel-Halim Qandil (settimanale “Karama”), Ibrahim Issa (nella foto, quotidiano “El Dostur”), Adel Hammouda (settimanale “Al Fagr”) e Wael Al-Abrashi (quotidiano “Sawt al-Umma”) sono colpevoli di “aver nuociuto alla reputazione della Nazione, diffondendo consapevolmente notizie false e tendenziose”. Avverso la sentenza, i quattro giornalisti egiziani hanno deciso di presentare ricorso. Intanto, Ibrahim Issa, direttore di “Al-Dostur”, quotidiano vicino ai Fratelli Musulmani, fra pochi giorni dovrà comparire di nuovo in tribunale, per aver dato risalto alle voci che, alla fine di agosto, davano insistentemente per morente, se non già addirittura cadavere, il presidente egiziano Hosni Mubarak. Voci, subito rimbalzate all’estero, che avevano poi costretto lo stesso Rais a comparire in pubblico e in TV per dimostrarne l’infondatezza. All’origine della condanna dei 4 giornalisti c’è la denuncia di Ibrahim Rabe’a Abdel-Rasul, un oscuro avvocato, membro dell’onnipotente Partito Nazional-Democratico. L’accusa: aver diffamato, con una serie di articoli pubblicati fra luglio e settembre 2006, il presidente egiziano Mubarak, suo figlio Gamal (vice-segretario generale del Partito), il Primo Ministro Ahmed Nazif e il Ministro dell’Interno. In realtà, gli articoli si limitavano a tentare di far luce sulle oscure manovre (e gli intrighi all’interno del partito) per la successione di Hosni Mubarak, e per averne indicato proprio il suo rampollo Gamal (44 anni) come il più probabile erede alla presidenza. Malgrado le recenti, timide aperture del regime nei confronti della stampa scritta (per la TV egiziana c’è ancora molto da attendere) quello della successione è tuttavia ancora uno dei tabù più inattaccabili: nessuno, per alcun motivo, ha il diritto di criticare il capo dello Stato e il suo “entourage” più stretto. Condannando quattro notissimi esponenti della stampa cosiddetta indipendente, il messaggio è apparso a tutti chiarissimo. Marc Innaro Articolo21 Un ragazzo di 22 anni in t-shirt, la faccia immobile, inespressiva. Un processo durato cinque minuti. Una condanna a quattro anni di carcere. Questa la punizione inflitta ieri al blogger egiziano «Karim Amer» dal giudice Ayman al Akazi ad Alessandria d'Egitto: tre anni per offesa all'Islam e incitamento all'odio, un anno per aver insultato il presidente Hosni Mubarak. È il primo blogger in Egitto ad essere condannato per i suoi scritti. Viene portato via senza dire una parola. La sua stessa famiglia lo ha ripudiato: due giorni prima del processo, il padre ha detto al quotidiano «Masri El Yom» che Karim merita la morte se non si pente di fronte ad Allah. Karim Amer, ha creato un blog nel 2005. Nel suo blog aveva definito Al Azhar «l'università del terrorismo». L'aveva accusata di «riempire i cervelli degli studenti e trasformarli in bestie umane...». Espulso lo scorso marzo dall'università, aveva continuato a scrivere, anche contro il governo, definito un «esempio di dittatura», e Mubarak, paragonato ai faraoni dell'antico Egitto. |
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