Professione Reporter
IL MESTIERE DI RACCONTARE
Utente: scaccia
PINO SCACCIA

Se non diremo cose che a qualcuno spiaceranno,
non diremo mai la verità

pinoscaccia@gmail.com

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami
I miei blog
Testimoni di pace



“The world is a better place without fear" (Il mondo sarebbe migliore senza paura)
Dossier

Giornalisti uccisi nel 2009: 28 lista

Negli ultimi cinque anni 529 morti

Uccisi in Iraq dall'inizio della guerra: 265

Giornalisti e bloggers attualmente in prigione: 217
(Cina 79, Cuba 23, Eritrea 18, Iran 10, Birmania 9)

Reporter sotto sequestro: 14

La libertà di stampa nel mondo Rapporto 2007

Link
Commenti
Categorie
Per non dimenticare

Antonio Russo


Marco Luchetta


Ilaria Alpi


Maria Grazia Cutuli


Enzo Baldoni


Raffaele Ciriello


Marcello Palmisano

Quando muore uno di noi. Non importa la nazionalità e neppure il ruolo: può essere un fotografo o un fonico, un operatore o un producer: uno di noi. E allora ti accorgi che stai in mezzo a una guerra vera, dove sparano sul serio, non è un film, e se non capita a te ma a qualcun altro è solo casualità, destino. Inutili i giubbotti antiproiettile, le scorte, la prudenza, il mestiere, tutto il resto. Se ti arrivano granate o colpi di cannone o killer assetati di vendetta o guerrieri disperati e impauriti c’è poco da difendersi. Neppure il buonsenso basta perchè la storia è piena di passi molto riflessivi e poi l’incursione improvvisa, l’attacco a sorpresa e tu ti ritrovi lì, a un soffio dalla fine. Chiunque di noi si è trovato spesso in difficoltà. Ma nessuno di noi è un eroe nè ha la vocazione di diventarlo. Si va in guerra, sembra banale, come si va in qualsiasi altra parte del mondo a “raccontare”: può essere una festa e può essere l’inferno. La cosa strana è che continuiamo a sentirci dei privilegiati, solo per il fatto di stare in mezzo all’evento, occhi e anima di tutti gli altri. Molti purtroppo pagano irrimediabilmente la grande curiosità, questa voglia di capire.
I miei libri
Parole

"Lasciamo che siano i fatti a parlare. Il resto sono chiacchiere e politica, tutte cose da cui voglio tenermi lontano”. Enzo Baldoni

"Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sè non è forse sufficiente, ma è l'unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri". Joseph Pulitzer (1847-1911)

"Sono come un colombo che si guarda sempre intorno, incuriosito e impaurito. Chissà quali ingiustizie mi troverò davanti. Ma nel mio cuore impaurito di colombo so che la gente di questo paese non mi toccherà. Perchè qui non si fa male ai colombi. I colombi vivono fra gli uomini. Impauriti come me, ma come me liberi." Hrant Dink, il giorno prima di essere ucciso.

"Ci si mette in viaggio a causa di una tragedia, o perché travolti da un’insana passione. Ma andare altrove serve a scoprire gli altri. E se stessi. Ci si mette in cammino per fuggire dalla fame, dalla peste, dalla guerra, per cercare la sicurezza altrove”. " La nostra professione è una lotta costante tra il nostro sogno, la nostra volontà di essere del tutto indipendenti e le situazioni reali in cui ci troviamo, che ci costringono invece ad essere dipendenti da interessi, punti di vista, aspettative dei nostri editori... In generale si tratta di una professione che richiede una continua lotta e un costante stato di allerta..." Ryszard Kapuscinski

"Non escludo che un giorno il mio caporedattore, che mi ha incaricata di coprire questa guerra, non sappia più cosa farsene di me, come di un vecchio articolo non pubblicato al momento giusto che viene buttato nel cestino".
Anna Politkovskaya

"Dietro di me non c'è altro che la mia coscienza, nei miei programmi futuri soltanto la tomba. Che vorrei, è ovvio, più lontana e con una lapide: 'Scrisse quello che poteva, mai quello che non voleva. Amen". Enzo Biagi

Sogno di vivere in un mondo senza frontiere e senza paure dove la guerra è un ricordo di un vecchio passato. Sogno di vivere in un mondo dove non esistono bombe né kamikaze, dove una madre non versa lacrime sul viso insanguinato di un neonato. Sogno di vivere in un mondo dove gialli neri bianchi e rossi si tengono tutti per mano, dove cristiani musulmani ed ebrei pregano nello stesso luogo, illuminati dalla stessa luce che irradia tutti i giorni i cuori dei bambini". Hafez Haidar , giornalista e scrittore libanese

Album
www.flickr.com
pinoscaccia's photos More of pinoscaccia's photos
Archivio
oggi
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
--- 2008 ---
--- 2007 ---
Foto
Contatti
  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder
Contatori
visitato *loading* volte

HyperCounter




United Blogzine
 Blog Aggregator
BlogItalia.it - La directory italiana dei blog
Blog-Show la vetrina italiana dei blog!

mercoledì, 18 febbraio 2009, 12:24
Quattro agenti hanno prelevato davanti alla porta della sua casa a Tanta, nella regione del delta del Nilo, il blogger Diaa Eddin Gad. Il 23enne, che nel suo diario online (soutgadeb.blogspot.com) si definisce "una voce arrabbiata che ama il suo paese", dal web criticava la politica del presidente Hosni Mubarak, definendolo "un agente sionista" e ribattezzandolo "Ehud Mubarak", dal nome del Ministro della Difesa israeliano Ehud Barak. «Dove lo stanno nascondendo? Lo avranno ucciso?», continua a chiedersi la madre, ma Gad è scomparso nel nulla. Un muro di silenzio circonda la vicenda e per questo anche gli avvocati dell'Arabic Network for Human Rights Information, che si stanno occupando del caso, temono che la soluzione non sarà rapida.
postato da latorredibabele · permalink · commenti
mercoledì, 14 maggio 2008, 18:02
"Chissà come deve essere poter scrivere un articolo senza il terrore di  essere inseguito dalla polizia" mi diceva qualche tempo fa un amico che  lavora per il quotidiano egiziano Al-Badil, fondato da Muhammad Sayyed Said,  del Centro di Studi Strategici e Politici di Al-Ahram. Il giornalista  egiziano deve obbedire, limitarsi a pubblicizzare il suo presidente. La  linea rossa s'è allargata negli ultimi tempi, e molti giornalisti che hanno  osato superarla sono finiti dentro.  Diverse organizzazioni per i diritti umani hanno condannato la sentenza e  l'uso da parte del governo egiziano dello strumento giudiziario per violare  la libertà di stampa: nel 2007, ben undici giornalisti sono stati sbattuti  in cella, cinque dei quali redattori di quotidiani indipendenti.  segue
postato da scaccia · permalink · commenti
lunedì, 17 dicembre 2007, 23:00

I blogger smascherano la polizia del Cairo: in una serie di video online le violenze degli agenti su uomini e donne inermi. Clicca 

monemCi siamo occupati in passato della storia di Monem, il blogger arrestato in Egitto nell' aprile 2007 e poi liberato. Monem era stato imprigionato anche per aver messo su you tube filmati di torture delle autorità egiziane. Oggi, sempre dal blog di Monem, apprendiamo che da tre settimane c'è un altro blogger in galera in Egitto, Ahmed Mohsen, uno dei primi a denunciare le torture esercitate dal Ministero dell'Interno egiziano, arrestato insieme a un gruppo di Fratelli musulmani (MB), e per il quale è in corso una campagna di solidarietà organizzata da bloggers egiziani e arabi.

postato da latorredibabele · permalink · commenti (1)
domenica, 16 settembre 2007, 19:04

Un anno di lavori forzati, 25mila lire egiziane (circa 2.500 euro) e 10mila lire egiziane (circa 1.300 euro) di cauzione. Durissima la condanna emessa da un tribunale del Cairo nei confronti di 4 direttori di giornali. Secondo la sentenza, Abdel-Halim Qandil (settimanale “Karama”), Ibrahim Issa (nella foto, quotidiano “El Dostur”), Adel Hammouda (settimanale “Al Fagr”) e Wael Al-Abrashi (quotidiano “Sawt al-Umma”) sono colpevoli di “aver nuociuto alla reputazione della Nazione, diffondendo consapevolmente  notizie false e tendenziose”. Avverso la sentenza, i quattro giornalisti egiziani hanno deciso di presentare ricorso. Intanto, Ibrahim Issa, direttore di “Al-Dostur”, quotidiano vicino ai Fratelli Musulmani, fra pochi giorni dovrà comparire di nuovo in tribunale, per aver dato risalto alle voci che, alla fine di agosto, davano insistentemente per morente, se non già addirittura cadavere, il presidente egiziano Hosni Mubarak. Voci, subito rimbalzate all’estero, che avevano poi costretto lo stesso Rais a comparire in pubblico e in TV per dimostrarne l’infondatezza. All’origine della condanna dei 4 giornalisti c’è la denuncia di Ibrahim Rabe’a Abdel-Rasul, un oscuro avvocato, membro dell’onnipotente Partito Nazional-Democratico. L’accusa: aver diffamato, con una serie di articoli pubblicati fra luglio e settembre 2006, il presidente egiziano Mubarak, suo figlio Gamal (vice-segretario generale del Partito), il Primo Ministro Ahmed Nazif e il Ministro dell’Interno. In realtà, gli articoli si limitavano a tentare di far luce sulle oscure manovre (e gli intrighi all’interno del partito) per la successione di Hosni Mubarak, e per averne indicato proprio il suo rampollo Gamal (44 anni) come il più probabile erede alla presidenza. Malgrado le recenti, timide aperture del regime nei confronti della stampa scritta (per la TV egiziana c’è ancora molto da attendere) quello della successione è tuttavia ancora uno dei tabù più inattaccabili: nessuno, per alcun motivo, ha il diritto di criticare il capo dello Stato e il suo “entourage” più stretto. Condannando quattro notissimi esponenti della stampa cosiddetta indipendente, il messaggio è apparso a tutti chiarissimo.  Marc Innaro Articolo21

postato da latorredibabele · permalink · commenti
lunedì, 19 febbraio 2007, 20:50
karim3Un ragazzo di 22 anni in t-shirt, la faccia immobile, inespressiva. Un processo durato cinque minuti. Una condanna a quattro anni di carcere. Questa la punizione inflitta ieri al blogger egiziano «Karim Amer» dal giudice Ayman al Akazi ad Alessandria d'Egitto: tre anni per offesa all'Islam e incitamento all'odio, un anno per aver insultato il presidente Hosni Mubarak. È il primo blogger in Egitto ad essere condannato per i suoi scritti. Viene portato via senza dire una parola. La sua stessa famiglia lo ha ripudiato: due giorni prima del processo, il padre ha detto al quotidiano «Masri El Yom» che Karim merita la morte se non si pente di fronte ad Allah. Karim Amer, ha creato un blog nel 2005. Nel suo blog aveva definito Al Azhar «l'università del terrorismo». L'aveva accusata di «riempire i cervelli degli studenti e trasformarli in bestie umane...». Espulso lo scorso marzo dall'università, aveva continuato a scrivere, anche contro il governo, definito un «esempio di dittatura», e Mubarak, paragonato ai faraoni dell'antico Egitto.
postato da scaccia · permalink · commenti