Attraverso l'esempio di questo giornalista coraggioso, detenuto nelle terribili prigioni eritree dal mese di settembre 2001 - si legge in un comunicato - la giuria del Premio "Reporters sans frontiieres-Fondation de France" ha voluto fare luce sulla drammatica situazione della libertà di stampa in questo piccolo Paese del Corno d'Africa. Nel corso degli ultimi anni, almeno quattro giornalisti vi sono morti in stato di detenzione. Reporters sans frontieres e la Fondation de France hanno deciso di ricompensare, nella categoria 'Media', la radio-televisione Democratic Voice of Burma, una delle fonti di informazioni più affidabili durante la crisi birmana. Inoltre l'Osservatorio iracheno per la libertà di stampa è stato premiato nella categoria 'Difensori della libertà di stampa' per il suo essenziale lavoro di denuncia delle innumerevoli violenze perpetrate ai danni dei professionisti dei media nel Paese. E il giovane blogger egiziano Karim Amer è il vincitore della categoria 'Cyberdissidente'. A soli 23 anni, Karim Amer è stato condannato a quattro anni di carcere per aver criticato nel suo blog la politica del presidente Hosni Mubarak. Infine, a pochi mesi dall'inizio dei Giochi olimpici di Pechino, Reporters sans frontieres ha voluto assegnare un premio speciale 'Cina' alla coppia di militanti per i diritti umani Hu Jia e Zeng Jinyan, oggi costantemente sorvegliati dalla polizia del Paese.
Paulos Kidane, giornalista del servizio in lingua amarica dell’emittente pubblica eritrea Eri-TV e della stazione radiofonica Dimtsi Hafash (Voice of the Broad Masses), è morto nel mese di giugno 2007 mentre cercava di fuggire a piedi dal Paese. All’inizio di giugno, Paulos Kidane ha dato inizio alla sua fuga dal Paese, a piedi, con un gruppo di altri sette eritrei. Destinazione: il Sudan. Dopo sei giorni di cammino, indebolito e colpito da gravi crisi epilettiche, Kidane si è separato dai suoi compagni di viaggio, lasciandoli proseguire senza di lui. Il giornalista è stato lasciato in un villaggio, a pochi chilometri dalla frontiera tra l’Eritrea e il Sudan, dove avrebbe dovuto riprendersi prima di continuare la sua fuga. Per settimane, nessuna notizia sulle sue condizioni fisiche è giunta alla famiglia. Tuttavia, a fine giugno, il ministero dell’Informazione eritreo ha improvvisamente reso pubblica la notizia della “morte accidentale” del giornalista. Paulos Kidane faceva parte di un gruppo di 9 cronisti arrestati il 12 novembre 2006, dopo la fuga dal Paese di alcuni giornalisti nazionali molto noti. Le autorità avevano deciso di fermare i 9 cronisti perché sospettati di essere in contatto con i colleghi in fuga. Secondo quanto lo stesso Paulos Kidane ha rivelato a RSF dopo la sua liberazione, durante la detenzione « è stato torturato come tutti i suoi colleghi arrestati nel novembre 2006 per aver rifiutato di rivelare alle guardie la password segreta per accedere ai loro indirizzi email.” "Alla fine abbiamo ceduto alle pressioni e alle violenze : il dolore fisico era diventato insopportabile", ha spiegato Kidane. Liberato sotto cauzione dopo un mese di prigionia, il giornalista ha spiegato che, dopo l’arresto, è stato trasferito a "Agip", un centro penitenziario gestito dalla polizia, nascosto nei sotterranei del commissariato n°5 di Asmara. Dopo la scarcerazione, Kidane e i suoi colleghi sono stati messi sotto sorveglianza (ex. i loro telefoni sono stati intercettati), costretti a tornare al lavoro e non autorizzati a lasciare la capitale. "Le autorità ci hanno fatto capire chiaramente che saremmo tornati immediatamente in carcere se non avessimo ripreso a lavorare come prima…” ha spiegato Kidane. Dopo il "black-out" dell’informazione, avvenuto nel settembre 2001, e la chiusura di tutti i giornali privati non controllati dal governo, Paulos Kidane era stato nominato capo redattore della rubrica “sport” del settimanale Admas e collaborava con il settimanale Keste Debena. Era diventato uno dei giornalisti più conosciuti ed amati del Paese. Dopo il 2001, essendo nato in Etiopia, aveva inoltre deciso di lavorare nel servizio in lingua amarica dell’emittente pubblica eritrea Eri-TV. Un suo amico lo ricorda così: “Paulos era un uomo umile che colpiva e piaceva per il suo senso dell’umorismo e per le sue contagiose risate”.