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IL MESTIERE DI RACCONTARE
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PINO SCACCIA

Se non diremo cose che a qualcuno spiaceranno,
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“The world is a better place without fear" (Il mondo sarebbe migliore senza paura)
Dossier

Giornalisti uccisi nel 2008: 51 lista

Negli ultimi cinque anni 485 morti

Uccisi in Iraq dall'inizio della guerra: 264

Giornalisti e bloggers attualmente in prigione: 211
(Cina 79, Cuba 23, Eritrea 18, Iran 10, Birmania 9)

Reporter sotto sequestro: 14

La libertà di stampa nel mondo Rapporto 2007

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Per non dimenticare

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Maria Grazia Cutuli


Enzo Baldoni


Raffaele Ciriello


Marcello Palmisano

Quando muore uno di noi. Non importa la nazionalità e neppure il ruolo: può essere un fotografo o un fonico, un operatore o un producer: uno di noi. E allora ti accorgi che stai in mezzo a una guerra vera, dove sparano sul serio, non è un film, e se non capita a te ma a qualcun altro è solo casualità, destino. Inutili i giubbotti antiproiettile, le scorte, la prudenza, il mestiere, tutto il resto. Se ti arrivano granate o colpi di cannone o killer assetati di vendetta o guerrieri disperati e impauriti c’è poco da difendersi. Neppure il buonsenso basta perchè la storia è piena di passi molto riflessivi e poi l’incursione improvvisa, l’attacco a sorpresa e tu ti ritrovi lì, a un soffio dalla fine. Chiunque di noi si è trovato spesso in difficoltà. Ma nessuno di noi è un eroe nè ha la vocazione di diventarlo. Si va in guerra, sembra banale, come si va in qualsiasi altra parte del mondo a “raccontare”: può essere una festa e può essere l’inferno. La cosa strana è che continuiamo a sentirci dei privilegiati, solo per il fatto di stare in mezzo all’evento, occhi e anima di tutti gli altri. Molti purtroppo pagano irrimediabilmente la grande curiosità, questa voglia di capire.
I miei libri
Parole

"Lasciamo che siano i fatti a parlare. Il resto sono chiacchiere e politica, tutte cose da cui voglio tenermi lontano”. Enzo Baldoni

"Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sè non è forse sufficiente, ma è l'unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri". Joseph Pulitzer (1847-1911)

"Sono come un colombo che si guarda sempre intorno, incuriosito e impaurito. Chissà quali ingiustizie mi troverò davanti. Ma nel mio cuore impaurito di colombo so che la gente di questo paese non mi toccherà. Perchè qui non si fa male ai colombi. I colombi vivono fra gli uomini. Impauriti come me, ma come me liberi." Hrant Dink, il giorno prima di essere ucciso.

"Ci si mette in viaggio a causa di una tragedia, o perché travolti da un’insana passione. Ma andare altrove serve a scoprire gli altri. E se stessi. Ci si mette in cammino per fuggire dalla fame, dalla peste, dalla guerra, per cercare la sicurezza altrove”. " La nostra professione è una lotta costante tra il nostro sogno, la nostra volontà di essere del tutto indipendenti e le situazioni reali in cui ci troviamo, che ci costringono invece ad essere dipendenti da interessi, punti di vista, aspettative dei nostri editori... In generale si tratta di una professione che richiede una continua lotta e un costante stato di allerta..." Ryszard Kapuscinski

"Non escludo che un giorno il mio caporedattore, che mi ha incaricata di coprire questa guerra, non sappia più cosa farsene di me, come di un vecchio articolo non pubblicato al momento giusto che viene buttato nel cestino".
Anna Politkovskaya

"Dietro di me non c'è altro che la mia coscienza, nei miei programmi futuri soltanto la tomba. Che vorrei, è ovvio, più lontana e con una lapide: 'Scrisse quello che poteva, mai quello che non voleva. Amen". Enzo Biagi

Sogno di vivere in un mondo senza frontiere e senza paure dove la guerra è un ricordo di un vecchio passato. Sogno di vivere in un mondo dove non esistono bombe né kamikaze, dove una madre non versa lacrime sul viso insanguinato di un neonato. Sogno di vivere in un mondo dove gialli neri bianchi e rossi si tengono tutti per mano, dove cristiani musulmani ed ebrei pregano nello stesso luogo, illuminati dalla stessa luce che irradia tutti i giorni i cuori dei bambini". Hafez Haidar , giornalista e scrittore libanese

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venerdì, 10 ottobre 2008, 20:09
Ucciso a colpi di pistola un giornalista iracheno a Kirkuk. Diyar Abbas Ahmed, 28 anni, e' stato colpito da diversi uomini non identificati nei pressi di un albergo nel centro della citta. Lavorava per un'agenzia di stampa privata, la Aien ed era il segretario del locale sindacato degli artisti. L'Iraq si conferma un posto estremamente pericoloso per i giornalisti. Dal 2003, data dell'invasione americana, sono stati 264 gli operatori dei media uccisi.
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giovedì, 09 ottobre 2008, 20:26
Il ministero degli Interni iracheno ha disposto un'inchiesta su 48 operatori dell'informazione uccisi o vittime di violenze. "Le inchieste sono state avviate dopo la partnership stipulata con l'Osservatorio per le libertà giornalistiche (JFO) con l'obiettivo di proteggere i giornalisti mentre fanno il loro lavoro'', ha detto il maggiore generale Abdel Kareem Khalaf all'agenzia di stampa Voices of Iraq (VOI). In settembre il JFO ha lanciato un progetto congiunto con il ministero degli Interni per proteggere i lavoratori dei media e per permettere ai giornalisti stranieri di recarsi in Iraq. Khalaf ha spiegato che il ministero ha ordinato l'arresto delle persone coinvolte in crimini contro i giornalisti. ''Alcuni di loro vengono ancora interrogati, mentre altri hanno confessato di aver commesso quei crimini'', ha detto Khalaf. Il JFO è una ONG con sede a Baghdad che monitora le violazioni e le aggressioni contro gli operatori dei media in Iraq. I giornalisti sono un obiettivo costante nel Paese, con un numero record di operatori dell'informazione uccisi. L'ultimo attacco risale a settembre scorso, quando il leader del sindacato dei giornalisti iracheni, Muaid al-Lami, è rimasto gravemente ferito nell'esplosione di un ordigno nella sede del sindacato a Baghdad. A febbraio 2008 Shihab al-Tamimi, l'allora capo del sindacato della stampa, è morto per le ferite riportate in seguito ai colpi d'arma da fuoco che lo hanno colpito a Baghdad.
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sabato, 20 settembre 2008, 19:44

Baghdad, 20 set. (Ap) - Il presidente del principale sindacato di giornalisti iracheni è rimasto ferito in un attentato compiuto davanti al suo ufficio a Baghdad con una bomba. Lo hanno annunciato i suoi colleghi. Mouayyed al Lami, presidente del sindacato iracheno dei giornalisti, è stato trasportato in ospedale, è stato precisato. "Stava per salutare degli ospiti quando l'ordigno artigianale è esploso davanti alla porta" della sede del sindacato nel quartiere di Waziriyah, ha affermato Hassan al Abboudi, uno dei suoi colleghi, "E' stato ferito e trasportato in ospedale con tre suoi ospiti, anche loro feriti". L'attentato non è stato rivendicato. Lami è stato eletto alla presidenza del sindacato il 20 luglio. Il suo predecessore, Shihab al Timimi, aveva perso la vita dopo essere stato ferito a colpi di arma da fuoco nel febbraio scorso, durante un attacco contro la sua auto a bordo della quale si trovava anche suo figlio, rimasto ferito.

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sabato, 13 settembre 2008, 17:52
Un commando di uomini armati ha rapito e ucciso in Iraq quattro collaboratori di 'Sharqia Tv', nella citta' di Mosul. Le vittime - un giornalista, due cameramen e un autista - sono state rapite mentre registravano un popolare programma televisivo 'Futurqum Alena'. I loro corpi, crivellati dai proiettili, sono stati ritrovati nella zona di Al Zangili. Lo hanno riferito fonti di polizia locale e l'emittente televisione. "Lo staff del canale, con i cuori addolorati per la grave perdita", si legge in un comunicato della tv irachena, "conferma la volonta' di andare avanti con il lavoro indipendente". Il direttore del canale, Ali Wajih, ha accusato la tv di stato 'Al-Iraqiyah' di essere "moralmente responsabile" dell'uccisione", per aver alimentato una "campagna di diffamazione contro i giornalisti di Al Sharqiyah". I reporter iracheni sono da cinque anni sotto gli attacchi di Al Qaeda, dei ribelli sunniti e dei miliziani sciiti. Secondo l'Iraqi Journalism Freedom Observatory, la principale organizzazione in difesa dei giornalisti in Iraq, almeno 235 persone legate al mondo dell'informazione sono morte dal 2003 ad oggi.
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martedì, 09 settembre 2008, 23:37
Ibrahim Jassam Mohamed, fotografo iracheno che lavora a Baghdad per l'agenzia Reuters, è stato arrestato ieri in un quartiere meridionale della capitale irachena da militari statunitensi e iracheni. Lo ha reso noto oggi la stessa agenzia di stampa britannica e, poco dopo, è giunta la conferma da parte dell'esercito Usa, che ha fatto sapere di considerare Mohamed "una minaccia alla sicurezza dell'Iraq e delle forze della coalizione". La Reuters ha sollecitato indagini.
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martedì, 05 agosto 2008, 16:54

I giornalisti non devono vivere con la paura di venire assassinati per il lavoro che fanno, e le autorità hanno il dovere di fare di tutto per garantirne la sicurezza. E' il contenuto di una petizione indirizzata al governo della regione del Kurdistan da una organizzazione statunitense che si batte per la protezione dell'ambiente e dei diritti umani, dopo che di recente alcuni giornalisti locali sono stati uccisi, e altri hanno ricevuto minacce di morte. Care2, questo il nome del gruppo, esprimendo una "profonda preoccupazione" per le informazioni relative a una lista che conterrebbe i nomi di giornalisti da eliminare perché critici dell'operato del Governo regionale del Kurdistan (KRG), chiede alle autorità kurde di agire "e identificare i responsabili della creazione della lista e assicurarli alla giustizia". "Vi esortiamo a fare tutti i passi possibili per garantire la sicurezza di Souran 'Omar, Nehad Jami, Kusrat 'Abd al-Rahman, e degli altri giornalisti e scrittori nominati nella lista" – dice la petizione, indirizzata in particolare al ministro per i Diritti Umani, Yusif M. Aziz  – e "a sostenere il diritto alla libertà di espressione, compreso il diritto di muovere critiche al KRG". L'organizzazione sottolinea inoltre i rischi particolari a cui sono esposti i giornalisti che lavorano nella regione del Kurdistan e che criticano il governo: arresti arbitrari, detenzione senza processo, e, a volte, tortura. Alcuni di loro sono stati rapiti per strada, e picchiati da uomini armati che indossavano abiti civili, e quindi rilasciati poche ore o alcuni giorni dopo, denuncia Care2, sottolineando che questi maltrattamenti contro i civili devono cessare. "I giornalisti" – afferma l'organizzazione – "sono un gruppo prezioso per l'opinione pubblica, che merita giustizia e sicurezza". Nella petizione, si esortano inoltre le autorità della regione kurda a rivelare i particolari delle indagini in corso sugli omicidi del giornalista Souran Mama Hama, ucciso in luglio a Kirkuk, e di 'Abd al-Sattar Taher Sharif, un accademico di 74 anni, assassinato nella stessa città agli inizi di marzo, apparentemente per avere criticato i leader kurdi. Medesima preoccupazioni per l'esistenza di una lista contenente i nomi di giornalisti e scrittori kurdi da eliminare per le loro posizioni critiche nei confronti del governo del Kurdistan erano state espresse a fine luglio da Amnesty International. Secondo le informazioni fornite dall'organizzazione internazionale per la difesa dei diritti umani, Souran 'Omar, un giornalista di Sulaimaniya, il 24 luglio aveva ricevuto telefonate anonime che lo minacciavano di morte se non avesse smesso di scrivere. 'Omar aveva pubblicato su Rega, la rivista da lui diretta, e su Leveen, una rivista kurda indipendente, alcuni articoli che criticavano la corruzione e il nepotismo dei due maggiori partiti kurdi – il Partito Democratico del Kurdistan (KDP) di Mas'ud Barzani, e l'Unione Patriottica del Kurdistan (PUK) di Jalal Talabani, che governano assieme la regione autonoma del Kurdistan. Anche Nehad Jami, un giornalista di Kirkuk, e Kusrat 'Abd al-Rahman erano stati minacciati negli stessi giorni. Attorno alla metà di luglio, in Kurdistan era comparsa una lista con minacce di morte contenente i nomi di 16 fra giornalisti e scrittori – inclusi quelli di Souran 'Omar, Souran Mama Hama, e 'Abd al-Sattar Taher Sharif. Tutti coloro i cui nomi si trovano nella lista sono noti per avere criticato il PUK e il KDP. Nell'elenco ci sono sia giornalisti e scrittori che risiedono nella regione kurda, sia altri che vivono all'estero. E che ora temono di essere presi di mira a loro volta. (fonte: Osservatorio Iraq)

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lunedì, 28 luglio 2008, 21:14
itn_tv_reporter_terry_llord_ripTerry Lloyd, giornalista inglese di Itn, fu ucciso nel marzo 2003 nelle vicinanze della città di Bassora.
Nei primi momenti seguiti alla sua morte, si disse che era stato vittima di terroristi iracheni, ma indagini successive, confermate dagli esami del coroner sulle pallottole, stabilirono che ad uccidere il giornalista furono armi usate dai soldati Usa, che gli spararono, secondo l'inchiesta, quando già ferito stava dirigendosi verso delle ambulanze. Ma secondo la Procura generale di Sua Maestà britannica, non ci sarebbero elementi sufficienti per incriminare nessun soldato statunitense. Una inchiesta della Itt svelò i nomi di 16 marines che sarebbero stati i protagonisti della sparatoria sul giornalista e sul suo interprete iracheno, anche lui ucciso quel giorno. Un portavoce della Corte ha detto che "questa è davvero una terribile notizia per i familiari e gli amici di Lloyd, voglio rassicurarli dicendogli che abbiamo fatto tutto il possibile per portare a termine l'inchiesta".
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martedì, 22 luglio 2008, 10:12

BAGHDAD - Il giornalista curdo iracheno Suran Mame Hame e' stato ucciso in un agguato la scorsa notte a Kirkuk. Gli attentatori hanno sparato al giornalista nei pressi della sua abitazione nel quartiere centrale di Shorja. Hame lavorava come corrispondente per la rivista curda Livin e per il sito web del Kurdistan Post di Erbil. Secondo i dati dell'Osservatorio iracheno sulla liberta' di stampa in Iraq, negli ultimi cinque anni sono stati uccisi 237 tra giornalisti e operatori dell'informazione stranieri e iracheni. (Agr)

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venerdì, 11 luglio 2008, 11:32
Il personale iracheno della Associated Press nuovamente nel mirino. Dopo il caso di Bilal Hussein, che ha avuto un lieto fine, ma dopo due anni esatti di detenzione senza capi di accusa, ora è la volta di Ahmed Nuri Raziak, che in galera rischia di restarci un bel po'. Raziak, che dal 2003 fa il cameraman per la APTN, i servizi televisivi dell'agenzia di stampa statunitense, era stato arrestato nella sua abitazione di Tikrit il 4 giugno. Questa volta, nel raid, assieme agli americani c'erano anche forze irachene. Il reporter è stato quindi trasferito a Camp Cropper, la struttura carceraria gestita dagli Usa che si trova nei pressi dell'aeroporto internazionale di Baghdad. Non essendo emerse prove a suo carico, ci si aspettava che venisse liberato, ma due giorni fa è arrivata la doccia fredda: Raziak dovrà rimanere in carcere almeno per altri sei mesi "per ragioni imperative di sicurezza". Nella notifica fatta all'agenzia di stampa dalle forze Usa non vengono forniti ulteriori dettagli.  La decisione ha colto di sorpresa la Associated Press (AP), che era regolarmente in contatto con i militari americani sul caso del suo cameraman arrestato. segue

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lunedì, 30 giugno 2008, 18:36
Il giornalista indipendente Ahmed Al-Majoun, presidente della sezione locale del Sindacato dei giornalisti iracheni della città di Tikrit (nord di Bagdad), è stato liberato dalla base americana di Speicher (15 km a nord di Tikrit), dove era detenuto, in compagnia del figlio, dal 24 giugno scorso. Secondo l’Osservatorio della libertà di stampa in Iraq, Ahmed Al-Majoun è stato a lungo sottoposto a interoogatori di cui il giornalista non è stato autorizzato a rivelare nessun aspetto. L’esercito americano non ha rilasciato nessun commento sulle ragioni che hanno portato all'arresto del giornalista.
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giovedì, 26 giugno 2008, 12:02
Mazen Al-Tayar, corrispondente iracheno della televisione satellitare in ligua araba Al-Hurra, è stato fermato e interrogato per ore dalle forze di sicurezza. Il giornalista si trovava a Al-Jabaich, tra Bassora e Nassiriya. per realizzare un reportage su una malattia rara nel Paese. Il capo della polizia ha ordinato il suo arresto perchè non aveva chiesto l'autorizzazione per filmare. Mazen ha affermato: "La polizia dovrebbe proteggerci, invece non ha rispetto dei giornalisti".
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giovedì, 19 giugno 2008, 09:24
Mario Lozano non fu l'unico a sparare contro Nicola Calipari, il dirigente del Sismi ucciso a Bagdad il 4 marzo 2005 dopo la liberazione della giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena, sequestrata il mese prima dalla Jihad islamica. Gli altri «cecchini» non furono identificati perché la scena del «delitto» fu ripulita in fretta dagli americani, per impedire all'Italia di investigare. segue
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lunedì, 09 giugno 2008, 20:52
Il tank americano che sparò sull'hotel Palestine, provocando la morte di Jose Couso, "attaccò perché voleva". Non erano stati minacciati da alcuno, così come invece è emerso dagli atti della Sala de lo Penal che "ha manipolato le nostre dichiarazioni per adattarle alla versione dei soldati americani". Questo è quanto emerge dalla deposizione che i colleghi del cameraman di Telecinco hanno rilasciato al giudice della Audiencia Nacional, Santiago Pedraz. Jon Sistiaga, Olga Rodriguez  e Jesus Quinonero sono stati richiamati dal giudice per integrare le testimonianze rilasciate nella fase istruttoria. Le loro dichiarazioni furono usate dalla seconda sezione della Sala de lo Penal per archiviare il processo intentato nei confronti dei tre militari americani responsabili dell'attacco: il sergente Thomas Gibson, il tenente colonnello Philip de Camp e il capitano Philip Walford. L'archiviazione trovava fondamento nelle dichiarazioni dei tre giornalisti "che aderiscono alla versione dei militari i quali hanno affermato di aver sparato per attaccare una postazione di cecchini posta sul tetto dell'hotel di Baghdad". Quel giorno, anche un altro giornalista perse la vita, l'ucraino Taras Protsyuk. La dichiarazione che ha scagionato i tre militari sarebbe stata quella di Olga Rodriguez che riportò: "la polizia irachena entrò nelle camere per perquisirle. Avevano il sospetto che all'interno dell'albergo si nascondessero delle spie e informatori che si facevano passare per giornalisti". "Non c'era nessun motivo di sparare" ha ribadito la giornalista al giudice Santiago Pedraz; "è chiaro che c'erano degli iracheni all'interno dell'hotel, ma si trattava di persone disarmate e che non costituivano nessuna minaccia". Sistiaga condanna senza mezzi termini l'operazione militare: "quando vai a coprire un conflitto sai che sei esposto a tanti pericoli, anche alla morte. Ma mai, e poi mai, ti aspetti che il pericolo possa venire dalle truppe americane". Anche Quinonero non ammette giustificazioni: dice di esserci stato in un tank Usa e, da due chilometri di distanza, afferma, si riescono a vedere le facce delle persone. "I soldati sapevano contro chi sparavano" ha concluso il giornalista. Tutti e tre i colleghi di Couso hanno ringraziato il giudice Pedraz che è determinato a raggiungere un punto finale della questione. "E' una buona notizia per la gente comune e per la stampa" ha detto Olga Rodriguez.
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sabato, 24 maggio 2008, 18:25
Dopo l'annuncio dato ieri da una ong irachena della morte di un fotoreporter di una tv locale ucciso 'da un cecchino Usa', a Baghdad, nella città di Baquba è stato trovato il cadavere di un altro giornalista rapito; sale a 259 il numero dei reporter morti in Iraq dalla caduta del regime di Saddam Hussein nell'aprile 2003. E' quanto riferisce l'agenzia stampa irachena Aswataliraq. Un fonte della polizia della provincia di Dyala ha detto all'agenzia irachena che nel quartiere al Tahrir nel centro di Baquba "una pattuglia della polizia ha trovato in una fossa comune il cadavere del giornalista Haider Hussein, 36 anni" che lavorava come corrispondente del quotidiano indipendente 'al Sharq'. La stessa fonte ha fatto sapere che "la vittima era stata rapita da un gruppo di uomini armati cinque giorni fa nella frazione di Bahraz", cinque chilometri a sud del capoluogo di Dyala, Baquba.
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giovedì, 22 maggio 2008, 11:03

3112"Wessam Ali Awdat, fotoreporter del canale satellitare Afaq è rimasto ucciso ieri sera dopo essere stato colpito dal fuoco di un cecchino Usa mentre stava tornando a casa sua nella zona di al Ubaidi" a Baghdad. Lo denuncia un comunicato emesso oggi dall'Associazione per la Difesa della Liberta della Stampa (Adls) citato dall'agenzia stampa irachena Aswataliraq. L'Adls riferisce di avere appreso la notizia dal capo redattore della stessa tv Kazaal Ghazi, ma contattati da Aswataliraq, le Forze Usa non hanno rilasciato commenti. "L'Associazione - si legge ancora nel comunicato - chiede di processare i colpevoli da una corte irachena ed applicare la massima severità per coloro che non hanno rispetto alla vita" dei giornalisti. Secondo l'agenzia irachena, la vittime nata nel 1976, porta a 258 il numero degli uomini dei media uccisi in Iraq dalla caduta di Baghdad nell'aprile 2003 (cinque quest'anno). Almeno diciannove sono i reporter uccisi dal cosidetto "fuoco amico". I soliti "errori"

Adesso diranno che Wessam sembrava sospetto, che si muoveva in modo strano e che magari quell'arnese che aveva in mano (una macchina fotografica) somigliava tanto a uno stinger. Poi scaveranno nel suo passato, scopriranno che magari una volta è stato visto parlare con un presunto terrorista, tanto il suo mestiere sicuramente lo ha portato in ogni luogo. Parleranno di errore, come tante volte, senza neppure chiedere scusa, cose che succedono in guerra (come la strage di inermi pastori ieri a Baiji, bombardati senza pietà). Senza chiedersi, mai, perchè l'Iraq resterà un pantano. E perchè sono tanto odiati.

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mercoledì, 21 maggio 2008, 00:41

“Un’eredità importante: il testamento di Enzo Baldoni con cui ho diviso, proprio su questo sito, l’ultima avventura della sua vita”. Uno spunto perchè la vicenda di Enzo torna continuamente d’attualità e lo farà per molto - credo - confidando che vengano alla luce tante altre tessere del puzzle iraqeno. E’ del 13 maggio 2008 un’esclusiva di “Democracy Now!” in cui un ex graduato dell’intelligence militare (USA) rivela che l’Hotel Palestine di Baghdad era stato inserito in un elenco di possibili obiettivi prima dell’uccisione di due giornalisti. Si ricorderà che, appunto nel 2003, un carro armato americano bersagliò inopinatamente quell’albergo. L’operazione, accidentale secondo il Pentagono, provocò la morte di un cameraman di Reuters, Taras Protsyuk e di un cameraman di Telecinco, Jose Couso. L’amministrazione Bush negò poi di consegnare i responsabili dell’attacco al Palestine per un processo all’estero (né i militi sono stati mai incriminati negli Stati Uniti). Inutile sottolineare che l’episodio ce ne ricorda un altro del nostro recente passato iraqeno: l’impunità accordata ai responsabili dell’uccisione di Nicola Calipari e del ferimento di Giuliana Sgrena. Più in generale e traendo spunto dall’attacco al Palestine, una ex sergente dei servizi di informazione USA, certa Adrienne Kinne, rivela quindi ora a “Democracy Now!” di non aver visto solo l’elenco secondo cui il Palestine era un possibile bersaglio (particolare inconciliabile col fatto che tutti sapevano che l’Hotel era solito ospitare i giornalisti), ma anche che in quel periodo (2003 - 2004) erano sotto controllo tutte le possibili comunicazioni di ONG e di giornalisti, anche americani, in Iraq. La Kinne prestava allora servizio a Fort Gordon, in Georgia, e la missione in cui era coinvolta con un’altra ventina di persone includeva l’intercettazione di tutte le comunicazioni satellitari in Iraq e Afghanistan. Si trattava - dichiara - di migliaia e migliaia di conversazioni e dell’identificazione di altrettanti numeri correlati ad ogni genere di attività in corso in quei paesi. Precisa infatti la Kinne: “Nel corso del tempo, visto che lentamente cominciavamo ad identificare numeri e loro titolari, la che mi diede gran preoccupazione fu che cominciavamo a trovare sempre più numeri che non appartenevano ad alcuna organizzazione affiliata al terrorismo o alle milizie iraqene e afghane e simili, ma ad organizzazioni per gli umanitarie, Organizzazioni non governative, compresa la Croce Rossa, la Mezzaluna Rossa, Medici Senza Frontiere ed una gran quantità di organizzazioni per gli aiuti umanitari. Ed erano inclusi anche i giornalisti”. La conversazione (agevolmente reperibile in rete, trascrizione compresa) dura a lungo e sono molti gli spunti meritevoli di approfondimento. Ma non è difficile immaginare perchè l’ho collegata agli ultimi giorni di Enzo. Pipistro

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mercoledì, 14 maggio 2008, 17:55

ano-CousoLa Corte nazionale spagnola ha richiesto l'archiviazione del caso Couso, revocando la decisione del giudice Santiago Pedraz di processare tre militari statunitensi, implicati nella morte del cameraman di 'Telecinco'. Il fascicolo sulla morte di José Couso, ucciso a Baghdad l'8 aprile 2003 durante il bombardamento dell'hotel Palestine, era stato riaperto su ordine del Tribunale Supremo nel dicembre 2006. Durante l'esame della richiesta di appello, lo scorso 21 aprile, l'avvocato della famiglia della vittima, Enrique Santiago, aveva sostenuto che "c'erano motivi sufficienti per portare a termine le investigazioni", ed aveva accusato il Pubblico Ministero di "ignorare la decisione del Tribunale Supremo". Tra le motivazioni del giudizio della Corte di Madrid, il Pubblico Ministero ha rilevato che "da parte dei militari non c'era l'intenzione di uccidere Couso". Inoltre, pur ammettendo di avere competenza in materia di crimini di guerra, la Corte ha richiesto l'archiviazione definitiva del caso in quanto i fatti non presentano i requisiti necessari previsti dalla convenzione di Ginevra, e non si tratta né di crimine di guerra, né di assassinio. Il sito dedicato a Jose Couso

wantedBaghdad, hotel Palestine, quindicesimo piano, stanza 1502, 8 aprile 2003: i carri armati americani hanno appena conquistato il centro della capitale. José Couso  e’ spagnolo, lavora per Telecinco. Reporter di vecchia data, di guerre ne ha viste tante. Prende la telecamera, va sul terrazzino. Il carro armato si gira, spara una cannonata, in alto. Couso muore. Muore anche un altro operatore, Taras Protsyuk, 35 anni, della Reuters. Ha sparato un ragazzino, appena ventenne, dice che ha scambiato la telecamera per uno stinger. Forse e’ stato accecato dal sole. Il Pentagono spiega: avevamo detto che stare in Iraq e’ pericoloso. Il giorno prima avevano perso la vita altri due giornalisti, uno spagnolo e un tedesco, colpiti da un missile a sud di Baghdad. E altri due il giorno prima ancora. Nove reporter morti in poco piu’ di una settimana. Ma è solo l’inizio di un’autentica strage. Il 17 agosto è in corso una rivolta al carcere di Abu Ghraib. E’ molto pericoloso avvicinarsi e poi ci vogliono i permessi. Per tutti va Mazen Dana, 43 anni, palestinese, padre di quattro figli. Lavorava anche lui per la Reuters. Era riuscito ad avvicinarsi, a documentare. Aveva finito di girare quando un carro armato gli ha sparato una cannonata. Una morte senza ragione. Si dispera Magle Shikuri, il suo producer: “Aveva parlato per dieci minuti con quel carrista, sapeva chi era, perchè lo ha ucciso?” Il comando americano parla ancora genericamente di errore. Ma gli errori si ripetono: prima un giornalista russo poi un australiano. Hotel Palestine
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lunedì, 12 maggio 2008, 22:40
Dopo l'ennesima aggressione di un giornalista da parte delle guardie del corpo di un ministro, l'Osservatorio delle Libertà dei giornalisti iracheni ha deciso di pubblicare una lista nera dei responsabili delle violenze. E' quanto ha annunciato lo stesso osservatorio, un'Ong che opera in Iraq dopo la caduta del regime iracheno nel 2003. In un comunicato citato oggi dall'agenzia stampa irachena Aswataliraq, l'Osservatorio precisa che "la lista conterrà i nomi di esponenti politici, militari, leader di milizie e ministri che direttamente oppure attraverso le loro scorte aggrediscono o minacciano i giornalisti". Nel comunicato - che invita i giornalisti a boicottare le personalità che verranno indicate nella lista - viene fatto cenno all'ennesima aggressione di cui è stato oggetto due giorni fa un giornalista iracheno. Safaa al Issa, corrisponente della radio irachena Sawa, durante i lavori di un convegno tenuto a Bassora. Al Issa sarebbe stato aggredito dalla scorta del sottosegretario del ministro della Cultura Jaber al jaberi. "Le guardie armate - ha denunciato Al Issa - dopo avermi picchiato mi hanno messo in testa un busta di plastica prima di portarmi in una stanza isolata".
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lunedì, 05 maggio 2008, 23:10
Una giornalista irachena di 36 anni, Sarwa Abdul Wahab, è stata assassinata questa mattina a Mosul, nell'Iraq settentrionale. Lo rende noto l'agenzia di stampa irachena Nina. Proprio ieri si e' celebrata la Giornata internazionale per la liberta' di stampa promossa dalle Nazioni Unite. La giornalista - che lavorava per l'ufficio stampa del Consiglio provinciale di Ninewa, per l'agenzia Murasilun (corrispondenti) con sede a Baghdad, e per l'emittente Tv locale Salaheddin, con sede a Tikrit - e' stata uccisa da un gruppo armato.
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venerdì, 02 maggio 2008, 21:55
LeeWebPer la patria, in Iraq il marine James Lee ha combattuto in due turni di servizio, perdendo due dita nell'assedio di Falluja. Ma alla sua terza volta nel Paese mediorientale è stato respinto. Perché stavolta, invece di imbracciare un fucile, era armato di macchina fotografica. Stava sempre con le truppe, ma stavolta da giornalista embedded per la rivista della San Francisco State University, dove studia da giornalista. E il suo passato in uniforme non gli è bastato a evitare l'allontanamento dal fronte. Dopo cinque mesi insieme ai militari Usa, all'inizio di aprile Lee voleva documentare con le sue foto il deterioramento delle condizioni di sicurezza in alcuni quartieri di Baghdad e a Bassora, e l'incapacità dell'esercito iracheno di tenere a bada la situazione. E questo proprio nel momento in cui, mentre a Washington il generale David Petraeus doveva testimoniare sui progressi in Iraq anche per merito dell'accresciuta efficienza dell'esercito iracheno, a Bassora quest'ultimo iniziava l'offensiva contro le milizie sciite fedeli al leader religioso Moqtada al-Sadr, che avrebbe portato a oltre un migliaio di diserzioni nei ranghi dei militari. Anche se un motivo ufficiale non gli è stato fornito, Lee crede che dietro al suo allontanamento ci sia la volontà di non avere testimoni in un momento potenzialmente imbarazzante per la strategia Usa in Iraq. A lui non hanno detto così, certo. Lo hanno informato dell'ordine di andarsene a poche ore dal suo arrivo a Bassora: ordini di Petraeus, dicevano. Lee ha prima telefonato all'entourage del più alto generale statunitense in Iraq, che ha negato l'esistenza di una tale disposizione. Poi la versione ufficiale è diventata che il divieto di star lì veniva da un generale intermedio. E infine dagli iracheni. Morale: niente foto. E non sempre la massima collaborazione da parte dei soldati che combattono in Iraq dopo di lui. “Ho capito che, una volta che ti sei tolto l'uniforme e prendi in mano una fotocamera, non ti vedono più come un veterano dei Marines. Sei un giornalista, e non sempre sei il benvenuto”, ha detto Lee in un'intervista alla radio Democracy Now!. Peacereporter
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mercoledì, 23 aprile 2008, 23:54
Una équipe dela televisione satellitare Biladi è stata presa come bersaglio a Baghdad da uomini armati. Il giornalista Hassan Al-Rikabi, il cameraman Hamid Hachim e il loro autista Azmi Habib stavano dirigendosi verso il centro della città quando un veicolo ha sbarrato loro la strada. Il cameraman è stato gravemente ferito ed è in pericolo di vita. Biladi TV è vicina la partito sciita Al-Dawa del primo ministro Nouri Al-Maliki.
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giovedì, 17 aprile 2008, 23:53

husseinDopo due anni di detenzione è stato liberato il premio Pulitzer Bilal Hussein. Contro il trentaseienne fotografo dell'Associated Press, detenuto dall'esercito statunitense a Baghdad, non sono state ritirate le accuse, ma non è stato neppure istruito un processo. E' tutt'ora accusato di essersi messo d'accordo con la guerriglia irachena per fotografare gli attentati dinamitardi contro le forze di sicurezza anche se non sono mai state fornite prove o indizi contro di lui, nemmeno ai suoi avvocati. La liberazione è stata ordinata alle forze armate americane dal governo iracheno, dopo che una corte irachena aveva giudicato inammissibili le accuse contro di lui. "Voglio ringraziare tutti i colleghi della Ap" ha detto il reporter appena uscito dalla prigione. "Sono stato due anni in carcere pur essendo innocente". Hussein, vincitore di un premio Pulitzer nel 2005, era stato arrestato durante la fare più acuta dell'insorgenza sunnita ad Anbar, il 12 aprile del 2006. Secondo gli Usa, Hussein avrebbe fabbricato esplosivi e collaborato con i guerriglieri. Il capo ufficio stampa del Pentagono, Geoff Morrel, aveva dichiarato che “Bilal Hussein è un agente dei terroristi che si era infiltrato nell'AP. Adesso sono venute alla luce nuove prove” . Anche il legale nominato dall'Associated Press, Dave Tomlin, ha sempre espresso le sue perplessità e protestato con forza, definendo il processo Hussein “una farsa”. Peacereporter

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lunedì, 14 aprile 2008, 13:28
E' stato liberato dalle forze irachene il giornalista britannico Richard Butler, fotografo del network americano Cbs, rapito a Bassora il 10 febbraio scorso. Lo ha riferito un portavoce del ministero della difesa iracheno, citato dall'emittente tv 'al Iraqiya'.
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lunedì, 14 aprile 2008, 12:08

Perugia - Uno spirito libero, non inquadrato nei meccanismi professionali, una risorsa preziosa  per un mestiere che rischia di scomparire dalla strada per trasferirsi al desk, rinunciando alla testimonianza diretta per riferirsi sempre più a poche fonti generalmente omologate. Insomma, Enzo Baldoni ha lasciato un patrimonio che non va disperso. Il tema era “Una storia ancora da raccontare” e ci siamo resi conto tutti che la storia è davvero ancora tutta da scrivere perché il destino di Baldoni è diverso da tutti gli altri colleghi morti per raccontare. Forse proprio perché non era un collega in senso stretto, ma un viaggiatore entusiasta di andare in giro per il mondo difficile a capire per poi raccontarlo agli altri, Insomma, un cronista di razza.  Ce ne sono tanti come lui, forse non altrettanto geniali, ma sicuramente spinti da una grande curiosità che deve restare la molla vera del nostro mestiere. Così, abbiamo deciso due cose. Intanto, di dedicare d’ora in poi, sempre a Baldoni questo premio di Perugia perché il festival internazionale del giornalismo è diventato un crocevia ricchissimo di esperienze alte e poi perché questa era la sua terra, come ha ricordato l’emozionatissima Ida, la sorella. L’altra decisione, per ora solo un progetto da definire organizzativamente, è di allargare il concorso a tutti i “viaggiatori”, non solo dunque agli studenti di giornalismo ma a tutti quelli che hanno la stessa passione di Enzo. Credo che sia l’unico modo per onorarlo veramente. Insieme a uno sforzo che portiamo avanti da tempo ed ora nobilitato dall’intervento del presidente Napolitano: batterci per la restituzione del corpo. Da ultimo compagno di viaggio, so bene che a Enzo sta pure bene restare in Mesopotamia, ma chi lo ha amato e lo ama ha il diritto di piangere sulla sua tomba. In fondo, piacerebbe anche a lui perchè tutta quell’ironia su cerimonie e funerali era solo una maniera per esorcizzare la grande fifa.  Fra i tanti regali che mi ha lasciato c’è anche questo. La notte prima di Najaf mi ha convinto che avere paura, in certi posti, è normale. Per un cronista, ma anche per un viaggiatore.

Festival internazionale del giornalismo di Perugia. Premio “Baldoni, una storia ancora da raccontare”: i vincitori Lavinia Farnese ed Elvira Pollina per la sezione video con il documentario “Sotto il cielo di Baghdad”, Marta Zacchigna e Alessandra Giacomelli con la lettera al Presidente della Repubblica per la sezione carta stampata.  Menzione speciale ad Antonio Benforte per  la prima tesi di laurea su Enzo Baldoni. Giuria composta da Giuliana Sgrena, Pino Scaccia, Oliviero Bergamini, Francesca Ceci, Giorgio Santelli, Ida Baldoni, Roberto Morrione, Giuseppe Giulietti, Dante Ciliani, Claudio Moschin e associazione Ilaria Alpi.

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venerdì, 11 aprile 2008, 22:08

L’Hotel Palestine di Baghdad torna sotto attacco degli estremisti. Un colpo di mortaio ha provocato la morte di almeno tre persone, stando a quanto riferito dalla Cnn. Sette persone sono rimaste ferite. L'attacco squarciato le mura del secondo piano del Palestine, dove sono ospitati gli uffici dell'amministrazione. Secondo alcuni testimoni, le tre vittime erano all'esterno dell'edificio. Un altro colpo di mortaio è stato sparato contro la Zona Verde, dall'altra parte del Tigri, pare senza vittime. L'Hotel Palestine, nel centrale quartiere al Sadoun, generalmente frequentato da stranieri e giornalisti era già stato preso di mira nell'ottobre 2005: nell'attacco con due razzi e un camion bomba erano morte venti persone

Quando colpiscono un luogo che conosci bene, è come se colpissero casa. Era già successo, qualche tempo fa, con il "Serena" di Kabul ma in qualche maniera il "Palestine" fa anche un effetto peggiore perchè in Afghanistan soltanto da poco abitiamo in quell'albergo, il periodo iniziale (quello difficile) l'abbiamo passato tutti nelle gust-house. Il "Palestine" invece è stato fin dall'inizio la nostra casa di Baghdad. Dove non solo si dorme, ma si mangia (quando si può), si lavora, si chiacchiera, si va in piscina, si rischia la vita. E mentre sto per andare a Perugia per un premio dedicato a Baldoni, come faccio a dimenticare che ho conosciuto Enzo proprio in quel giardino, davanti al cratere di una bomba fresca fresca? Brutto albergo, sporco, esposto ai pericoli. Ma che nostalgia.  Foto

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mercoledì, 09 aprile 2008, 18:38
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione del Festival Internazionale del Giornalismo, ha espresso in un messaggio, il suo apprezzamento per la manifestazione: "L'idea di dedicare il concorso giornalistico a Enzo Baldoni rappresenta un ulteriore stimolo affinche' il sacrificio dei tanti giornalisti impegnati in aree di crisi e in zone di guerra costituisca parte essenziale di una memoria condivisa da trasmettere alle nuove generazioni. E vorrei anche in questa occasione ribadire l'appello perche' ogni sforzo sia compiuto per la restituzione del corpo di Enzo Baldoni. Il Festival Internazionale del Giornalismo costituisce altresi' un'occasione di riflessione sul ruolo essenziale dell'informazione e sul principio costituzionale su cui si fonda la liberta' di informare: un'informazione libera e indipendente e' la discriminante fondamentale tra sistemi democratici e regimi autoritari, ed e' anche questa garanzia a rendere salde le istituzioni repubblicane e vitale la partecipazione democratica". Festival a Perugia
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