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Dagli amici di lefteca.wordpress.com aprrendo questa notizia proveniente da Repubblica edizione di Palermo del 13 aprile. Pubblica su Facebook un link di repubblica.it: giornalista agrigentina, Olga Lumia, è stata licenziata dal sito con cui collaborava, Leggi ancora... Compagnidiviaggio
"“ Il provvedimento governativo sul carcere per i giornalisti che pubblicano intercettazioni secretate è già stato condannato da una sentenza della Corte di Strasburgo “, lo sostiene l’associazione internazionale per la libertà di stampa Information Safety and Freedom.La sentenza emessa ai danni della Francia dalla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo il 7 giugno del 2007 sul caso Dupuis – spiega ISF in una nota – ha già chiarito che la pubblicazione di intercettazioni e atti sottoposti a segreto, viola l’articolo 10 della Convenzione . Due giornalisti francesi erano stati condannati in Francia in primo e secondo grado per aver pubblicato alcune intercettazioni effettuate illegalmente dal Presidente Francois Mitterand e sottoposte a segreto istruttorio. La Corte osserva che quel libro riguardava una questione di rilevante interesse politico per l’opinione pubblica e che si trattava di un affare di Stato e osservava che l’articolo 10 della Convenzione "non lascia spazi a restrizioni della libertà di stampa nell’ambito di questioni politiche e di interesse generale “ ." Alla funzione della stampa di diffondere informazioni ed idee su questioni di pubblico interesse – continua la sentenza – si aggiunge il diritto del pubblico, di riceverle " . La Corte giudicava inoltre " sproporzionata " la pena inflitta ai colleghi di un pagamento di 7.622 euro di danni giudicando le sentenze dei tribunali francesi " un’ingerenza sproporzionata nella libertà di stampa e non necessaria in una società democratica " “ .La sentenza della Corte Europea - conclude ISF – appare una inequivocabile condanna preventiva delle norme previste nel Decreto Sicurezza in discussione nel nostro Parlamento e lo qualifica come illegale rispetto alla legislazione comunitaria. Invitiamo quindi le organizzazioni di categoria a voler intraprendere i dovuti passi giudiziari per sottoporre questo ennesimo atto di censura al giudizio della Corte Europea “.
I cronisti fanno il loro mestiere e riportano quello che i politici dicono per farlo sapere al Paese. L’eventuale imbarbarimento del confronto politico è semmai da ascrivere al comportamento dei politici, spesso fuori misura. Difficile mettersi in mezzo a un litigio tra innamorati: si rischia di rimediare un ceffone. E anche seguire la cronaca bianca a Venezia diventa sempre più un susseguirsi di malagrazie tra il presidente della Regione Giancarlo Galan, che definisce "mafiosi" i giornalisti che spiegano che la mafia è sbarcata da tempo nella regione, e il sindaco Massimo Cacciari che oggi promette di "togliere la pelle" ai giornalisti non appena avrà il tempo di scrivere un libro contro di loro. La colpa sarebbe quella di riferire le battute di Galan. Cioè: siccome riporti le frasi barbare di un politico eletto alla massima carica regionale sei responsabile dell'imbarbarimento della politica. Il problema quindi non è il politico che le frasi le dice, è il cronista che riporta quello che dice il presidente della giunta regionale. Che se non le vede riportate urla alla censura. E se il cronista le riferisce si sente dare del barbaro dal sindaco. Unione Nazionale Cronisti Italiani, Gruppo Cronisti Veneto e Sindacato Giornalisti del Veneto sottolineano che l’imbarbarimento, invece, è proprio questo prendere di mira i cronisti per evitare di dover rispondere del proprio operato. Il sindaco Cacciari se ne faccia una ragione: non è più un filosofo, fa parte, a tutti gli effetti della “casta” dei politici e come tale non può dare lezioni e certificati di buona condotta ai giornalisti. E’ lui che deve essere sottoposto al vaglio e alla critica della cronaca, se ne renda conto e vi si sottoponga con filosofia. Unione Cronisti postato da latorredibabele · permalink · commenti (1)
E' morto a Roma dopo una lunga malattia Sandro Curzi. Aveva 78 anni, essendo nato a Roma il 4 marzo 1930. Militante del Partito comunista, poi di Rifondazione comunista con Fausto Bertinotti, Curzi è stato storico direttore del Tg3 alla fine degli anni '80, poi direttore del quotidiano di Rifondazione Comunista "Liberazione". Attualmente era consigliere di amministrazione della Rai.
Berlusconi abbandona la conferenza stampa a Bruxelles indispettito da un reporter americano che gli domandava un commento sulle reazioni internazionali suscitate dall'affermazione: "Obama è un giovane abbronzato". "Vuoi anche tu essere messo nella lista di quelli che ho definito ieri?", ha replicato il premier facendo riferimento agli "imbecilli" che avevano sollevato dure critiche alle sue affermazioni pronunciate ieri a Mosca durante l'incontro con il presidente Medvedev. "Mi scusi", ha protestato il giornalista dell'agenzia di stampa americana Bloomberg. "Ma per favore, per favore. Chiedi scusa tu all'Italia", ha ribattuto Berlusconi lasciando la sala gremita di reporter convocati a margine del Consiglio europeo. "La telefonata a Obama? Polemica ridicola". La giornata non era iniziata bene per il premier. Già qualche ora prima, in partenza da Mosca, la domanda di un altro giornalista lo aveva indisposto. Allora, ha telefonata ad Obama per chiarire che era stata una "carineria" quell'insolita frase?, ha chiesto un reporter a Berlusconi. "Mi hanno detto che stanno agitando il caso di una telefonata di Barack Obama: è una polemica ridicola", ha risposto il premier (la chiamata dovrebbe arrivare tra le 22 e le 23 di stasera, secondo quanto scrive l'agenzia Apcom). "Qualcuno mi ha definito come l'americano con la K, il miglior amico degli Usa, e adesso mi imputano di non aver telefonato ad Obama. Che si decidano... Li conoscevamo già, ma non pensavamo fossero così tanto imbecilli", ha aggiunto il presidente del Consiglio. E riguardo alle critiche piovutegli addosso dal Pd, secca la risposta: "Sono la dimostrazione che l'opposizione non ha niente da fare". Repubblica.it
Nel maggio del 2008 sulla Repubblica è apparso questo titolo: «Catania, arrestati due rom: Hanno tentato di rapire mia figlia». Secondo l’articolo, tuttora disponibile sul sito del giornale, «una coppia di rom» era stata «arrestata dalla polizia per aver tentato di rapire una bambina di tre anni nel centro commerciale Auchan di San Giuseppe La Rena a Catania». L’articolo forniva una serie di particolari su quel “tentato rapimento”. Era una vicenda sconvolgente: cosa c’è di peggio di un sequestro di bambini in un luogo pubblico? Per qualsiasi genitore è il peggiore degli incubi. Dopo quegli arresti molti rom sono stati cacciati da Catania. Poco tempo prima, vicino a Napoli, alcune persone avevano dato fuoco a un campo rom dopo un fatto analogo. C’è solo un piccolo problema: la storia non era vera. I giovani “rom” (che tra l’altro avevano un nome e un cognome: Viorica Zavache e Sebastian Neculau) sono stati prosciolti dal tribunale in settembre, dopo aver passato quattro mesi in carcere senza aver commesso nessun crimine. (...) I giornalisti hanno il dovere morale e professionale di raccontare quello che succede nel mondo. Ma tutti sono innocenti finché la loro colpevolezza non è dimostrata da un tribunale. Salvo che in Italia. Ho sempre trovato incredibile il modo in cui tanti giornalisti italiani accusano di reati persone innocenti. In questo caso, per esempio, un giornalista di Repubblica ha preso una notizia dell’Ansa e l’ha riscritta (cosa che capita troppo spesso). Nel testo di partenza i “rom” erano “accusati” del reato. Per Repubblica l’avevano commesso. Accuse ipotetiche erano diventate fatti. È un giornalismo non solo pigro e cattivo, ma anche irresponsabile. fonte
E’ incredibile il comportamento della Procura di Perugia contro Studio Aperto “colpevole” di aver mandato in onda una parte dell’udienza preliminare del processo per l’omicidio di Meredith Kerker. Si vuole impedire ai cronisti di riferire la realtà e si ricorre ad assurde e fantasiose ipotesi accusatorie per avere la scusa di intimidire i giornalisti. L’Unione Nazionale Cronisti Italiani richiama per l’ennesima volta il Csm a verificare il comportamento di troppi magistrati che ritengono di poter regolare loro l’informazione. Ma la cronaca è sempre più forte della repressione. Lo dimostra il fatto che in tutta Italia i cronisti continuano a lavorare e a svelare misteri e misfatti nonostante perquisizioni e incriminazioni Proprio venerdì prossimo, 24, l’Unci presenterà a Roma un dossier contro i tentativi della magistratura inquirente di controllare l’informazione, con oltre 40 perquisizioni, e quella giudicante di reprimere chi non si adegua, con una decina di “orrori giudiziari”.
Mafia e prossima possibile legge sulle intercettazioni sono adesso i mali peggiori per la libertà d'informazione in Italia. Reporter Sans Frontieres, associazione internazionale per la libertà di stampa, ha pubblicato l'Annual Report sulla situazione della libertà d'informazione nei vari Paesi del mondo. Analizzando il rapporto sull'Europa, nell'introduzione l’Italia viene indicata come Paese in ‘situazione critica’. "Gli attacchi al diritto dei giornalisti di mantenere segrete le loro fonti - dice il rapporto - sono aumentati nelle maggiori democrazie nel 2007. In Francia, Germania e Italia giornalisti sono stati arrestati ed interrogati, i loro uffici e le loro abitazioni perquisite. Le violenze fisiche contro i media sono meno diffuse nell'Unione Europea rispetto all'ex Urss ma la Bulgaria (attualmente membro UE) e l'Italia sono state un'eccezione. Il crimine organizzato non ama che le sue attività vengano rese pubbliche ed ha minacciato un giornalista in Bulgaria attaccandolo con dell'acido. In Italia la mafia costringe i giornalisti ad avere una protezione costante della Polizia se vogliono rimanere vivi". fonte
La sera del 23 settembre 1985, nel quartiere Vomero a Napoli, la camorra uccide Giancarlo Siani. Giornalista pubblicista, corrispondente da Torre Annunziata per il quotidiano partenopeo “Il Mattino”, quando viene assassinato ha da poco compiuto 26 anni. Non è tra le vittime famose di quella lunga lotta fra giornalismo d’inchiesta e criminalità organizzata che ha visto nella storia cadere scomodi cronisti sotto il fuoco nemico. Una guerra di trincea e sfinimento, in cui da una parte stanno le macchine da scrivere, dall’altra le armi. Quello di Giancarlo Siani è un nome dimenticato dalle imprevedibilità della storia, che rende almeno la giustizia della memoria collettiva ad alcuni, lasciando cadere nell’oblio altri. Forse Giancarlo era troppo giovane e troppo precario per rimanere nella mente, e il solo primato che oggi gli spetti è l’essere stato il primo giornalista ucciso dalla camorra. Aveva 26 anni e tutta la vita davanti, fatta del coraggio, della sfrontatezza e dell’idealismo di chi con una macchina da scrivere s’inventa un mestiere e persegue un sogno. Mettendosi su una strada troppo ripida e scivolosa per chi non ha le spalle coperte, sempre ammesso che in quel Sud terra di confine e di nessuno esista qualcuno con le spalle coperte e insieme i piedi nella legalità. Una gavetta infame la sua, che avvia una vita di precariato incerto nel 1981, nella redazione del “Mattino” di Napoli decentrata a Castellamare di Stabia. E che dai colli alto borghesi del Vomero viene spedito dritto dentro l’inferno di Torre Annunziata. Periferia della periferia del mondo, pantano, terra di nessuno. Regno incontrastato della camorra e dei suoi bravi, serbatoio inesauribile di morte, pozzo senza fondo di criminalità, spaccio di droga, delinquenza. Non solo quella marginale e autogestita del piccolo spaccio, ma il grande salotto devastato dall’abusivismo edilizio, in cui si muove il cartello di clan dei Nuvoletta. Un nome innocuo solo all’udito, che nasconde le mire sanguinarie di una delle più violente famiglie camorriste del panorama campano. Fondazione italiani
Le perquisizioni contro i colleghi Fiorenza Sarzanini e Guido Ruotolo segnano una nuova fase dello scontro in atto tra giornalisti e magistratura che ha visto solo venerdì scorso le perquisizioni contro Gianluca Di Feo ed Emiliano Fittipaldi. Sarzanini, per il Corriere della Sera, e Ruotolo per la Stampa, hanno informato gli italiani sugli sviluppi delle indagini di polizia e magistratura sugli appalti legati alla Expo’ Milano 2015. Di Feo e Fittipaldi sulle indagini sullo smaltimento dei rifiuti tossici in Campania. Tutti e quattro hanno svolto il compito che è loro affidato dalla legislazione per garantire ai cittadini il diritto che la Costituzione loro attribuisce: quello di essere informati, in modo completo, compiuto e tempestivo. Le ricorrenti perquisizioni contro i cronisti in tutta Italia, spesso senza o con motivazioni palesemente strumentali, hanno l’effetto di reprimere la libertà di informazione. Colpendo direttamente quelli coinvolti e intimidendo tutti gli altri. La conseguenza dovrebbe essere quella di impedire che si scriva o si racconti qualsiasi cosa la magistratura non vuole gli italiani sappiano, o che sappiano solo in una versione ufficiale, funzionale a interessi e poteri particolari. La Costituzione repubblicana, l’ordinamento democratico, il rispetto dei giornalisti per il proprio ruolo e la coscienza civile del Paese disegnano un modello diverso, nel quale l’informazione non è a senso unico e uniforme. L’Unione Nazionale Cronisti Italiani e le altre organizzazioni dei giornalisti impediranno che ciò avvenga. La cronaca non si ferma con le intimidazioni. Uci
Giorgio, che è partito per l'ultimo viaggio il 16 settembre 2008, è stato circondato da grande affetto dai suoi lettori e anche questo suo blog era molto seguito e amato. Chi vuole può lasciare un messaggio di ricordo su questa pagina. Da sua moglie Yapei Sono triste, desolata ma Giorgio non è più con noi, vola libero come un uccello, è in viaggio, ma in un altro mondo, freddo Giorgio voleva scrivere un libro sul Tibet, ma non può più farlo, ora ha bisogno di dormire. Non so cosa posso fare per continuare il suo sogno, le sue parole e il suo amore verso di noi. Video e foto
Ora non potrà prendere neanche l'aereo per i prossimi tre anni. Almeno a Fiumicino. Nuovo provvedimento contro Gabriele Paolini. La questura di Roma ha emesso un provvedimento che impone al noto disturbatore televisivo di stare lontano dal comune di Fiumicino e dall’aeroporto Leonardo da Vinci. Secondo quanto ricostruito in una nota della questura oggi Paolini è stato fermato mentre stava per avvicinarsi alla postazione mobile del servizio Rai, proprio in concomitanza della diretta televisiva con il TG 1. (...) Al termine degli accertamenti, il Questore della Provincia di Roma, Giuseppe Caruso, ha disposto la misura di prevenzione del «Foglio di via obbligatorio» con divieto di fare ritorno nel comune di Fiumicino per tre anni. Tale misura, emessa dalla locale divisione anticrimine, diretta dal Antonio Del Greco, e già notificata a Paolini, è motivata dai suoi numerosi precedenti penali e dalla circostanza che, nell’occasione, lo stesso non è riuscito a giustificare la propria presenza in aeroporto, «non espletando un’attività lavorativa nel comune di Fiumicino e non essendo in possesso di alcun biglietto aereo».
www.luigidalise.it "Lo stillicidio continua. Dopo le pesanti perquisizioni delle abitazioni di Giuliano De Feo e di Emilio Fittipaldi e della redazione dell’Espresso di venerdì scorso oggi a farne le spese sono Fiorenza Sarzanini del Corriere della Sera e Guido Ruotolo de La Stampa". Ne dà notizia la Fnsi, la Federazione nazionale della stampa italiana, ovvero il sindacato dei Leggi ancora...
La democrazia di un Paese non si giudica dal numero di partiti Dario de Judicibus, Roma, 4 agosto 2008 Libera informazione: due parole che fanno fatica a stare assieme. La società moderna potrà anche prendere forme molto diverse da quelle che l'hanno preceduta, ma condivide con esse più caratteristiche di quanto si possa pensare. I principi democratici che affermano che sia il popolo ad avere il potere sono spesso nelle democrazie moderne una sorta di illusione collettiva che giustifica in modo più sottile e sofisticato una realtà che esiste da sempre, ovvero che il potere è in mano a gruppi più o meno grandi che se lo contendono con guerre oggi sempre meno visibili ai più. Una volta tali gruppi si chiamavano nobili, mercanti, clero. Oggi hanno altri nomi e a volte non hanno neppure un nome. A volte neppure sappiamo che esistono, tanto che molti uomini e donne di potere hanno nomi sconosciuti all'opinione pubblica che raramente compaiono sui giornali o sulle riviste di gossip. Una differenza c'è, tuttavia, col passato. Al contrario di quanto succedeva nelle società antiche, molti di questi gruppi giustificano oggi formalmente la loro esistenza con il consenso. Partiti, sindacati, ordini professionali, associazioni, affermano di esercitare il potere per conto di chi ha dato loro il consenso e quindi elettori, lavoratori, professionisti, cittadini comuni. Ma esiste davvero questo consenso, e se esiste, come viene ottenuto? Prosegue su «L'Indipendente»
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IL COMUNICATO DEL SINDACATO DEI GIORNALISTI DELLA RAI. IL NOSTRO DIRITTO DI INFORMARE E' LA VOSTRA LIBERTA' DI SAPERE. E' LA POSSIBILITA' CHE ABBIAMO DI DIFENDERVI DALLE TRUFFE E DALLE CLINICHE DEGLI ORRORI, DA IMBROGLI GRANDI E PICCOLI, DALLA MALA POLITICA FATTA DI INTERESSI E CLIENTELE, DA CHI VI RUBA PERSINO LE EMOZIONI TRUCCANDO O CONDIZIONANDO I RISULTATI SPORTIVI. DOVREMMO TACERE ANCHE SU "CALCIOPOLI", IN FUTURO, SE VENISSE APPROVATO IL DISEGNO DI LEGGE DEL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA. LA TUTELA DELLA RISERVATEZZA E' UN VALORE ANCHE PER NOI GIORNALISTI, MA NON PUO' ESSERE USATA COME PRETESTO PER BLOCCARE L'INFORMAZIONE GIUDIZIARIA. PER QUESTE RAGIONI L'USIGRAI SOSTIENE LA DIFESA DEL DIRITTO DI CRONACA CHE LA FEDERAZIONE NAZIONALE DELLA STAMPA STA ATTUANDO CON TUTTE LE INIZIATIVE POSSIBILI. CONSIDERIAMO IL DISEGNO DI LEGGE SULLE INTERCETTAZIONI UN AUTENTICO BAVAGLIO. LE NORME PROPOSTE AFFIEVOLISCONO IL DIRITTO-DOVERE DI INFORMARE E TRAVOLGONO IL DIRITTO DEI CITTADINI A SAPERE. FACCIAMO SINDACATO INSIEME, DICIAMO "NO" ALLA LEGGE-BAVAGLIO.
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SI SVOLGERANNO GIOVEDI' A ROMA I FUNERALI DI CARLO CECCHERINI MORTO A SESSANTADUE ANNI. GIORNALISTA DI RAZZA LAVORO' NEGLI ANNI SETTANTA NELLA REDAZIONE DEL TG1.
Anche Guido Vergani e Matilde Serao scenderanno “virtualmente” in piazza a Milano e Napoli al fianco dei cronisti impegnati a contrastare il disegno di legge sulle intercettazioni che ha lo scopo di impedire di informare i cittadini sulle indagini di magistrati e forze dell’ordine fino alla udienza preliminare, cioè in media 3-4 anni dopo la scoperta del reato. Vergani e Serao saranno in piazza a Milano e Napoli, dove per lunghissimi anni hanno lavorato interpretando al meglio l’anima popolare delle rispettive città, per partecipare alle manifestazioni organizzate dai Gruppi Cronisti Lombardi e Campani.La prima iniziativa è in programma sabato 19 luglio, a Milano in piazzetta Vergani dove, dalle 18 alle 20, saranno allestiti gazebo e tavoli e ai cittadini sarà offerto l’aperitivo. Accanto ai cronisti milanesi saranno in piazza il Segretario dell’Associazione Lombarda, Giovanni Negri, la presidente dell’Ordine regionale, Letizia Gonzales, il presidente dell’Unci Guido Columba. Sono poi attesi molti ospiti per portare la loro testimonianza. Il procuratore aggiunto Armando Spataro si è già schierato contro un provvedimento che impedirebbe di informare i cittadini sui contenuti di indagini “che coinvolgono le modalità di esercizio del potere politico”.I cronisti distribuiranno volantini con la scritta: Liberi di informare, liberi di sapere. Aiutaci a difendere i tuoi diritti. Sostieni la libertà di stampa.A Napoli la manifestazione si svolgerà venerdì 25 dalle 11,30. In piazza Matilde Serao, accanto alla galleria Umberto I, che in passato si chiamava Angiporto Galleria, i Cronisti Campani, con Associazione Stampa e Ordine dei giornalisti, distribuiranno volantini ai cittadini per richiamare la loro attenzione sui pericoli che il disegno di legge procurerebbe al loro diritto di essere informati in modo compiuto e tempestivo.La campagna di mobilitazione promossa dall’Unci, d’intesa con Fnsi e Ordine, ha già toccato Venezia, Roma, Viareggio, Bolzano, Trento. Dopo Milano e Napoli sarà la volta, sabato 26, di Senigallia. Unione Cronisti
Da una parte la polizia, dall’altra la mafia. I giornalisti italiani sono schiacciati fra questi due poteri. Da una parte e dall’altra arrivano intimidazioni. Lo dimostra cosa è accaduto nelle ultime ore a Livorno e a Partinico. Nel primo caso le forze dell’ordine hanno occupato per un’intera giornata i locali di un giornale (il Corriere di Livorno) bloccando di fatto l’uscita del quotidiano. Cercavano prove di fantomatiche fughe di notizie dal palazzo di giustizia. Hanno perquisito i cassetti, gli archivi, i computer di tutti i redattori, uno per uno. Quando se ne sono andati, non c’era più tempo per fare il giornale. La redazione è riuscita a fare solo una locandina per avvertire i cittadini dell’accaduto.Nel secondo caso il direttore di Telejato, una tv che da anni racconta le vicende della criminalità organizzata, è stato vittima di una minaccia: gli hanno bruciato l’auto. Devono essere stati gli stessi che già altre volte hanno cercato di zittirlo. Un giornalismo picchiato, malmenato, oppresso da tutte le parti. Quello che stupisce è l’indifferenza della categoria. Le grandi testate, le redazioni più affermate, girano la testa dall’altra parte. Preoccupazione è stata espressa dalla Federazione della stampa che ha anche scritto al ministro della Giustizia, ma i giornali non si sono scandalizzati. Né hanno fatto titoli vistosi. Si discute tanto di trasformazioni, di pubblicità debordante, di Internet che minaccia la carta stampata. E non si vede che il giornalismo di questo passo, morirà presto. A zittirlo ci penseranno da una parte le leggi bavaglio, dall’altra gli incendi e le lupare. Ci vorrebbe una presa di coscienza e magari uno scatto. Ma dove: in piazza Navona? No. Basterebbe usare i notiziari, i fogli, i tg e i gr, gli strumenti che tutti i giorni abbiamo per le mani. Ecco la nostra piazza.Vittorio Roidi
Garantire un indirizzo deontologico per un’informazione responsabile. E' questo l'obiettivo principale della "Carta di Roma", il documento adottato oggi dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, contenente le regole deontologiche in materia di richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti. La Carta, già approvata nell’aprile scorso Agopress
Ancora un'intimidazione per Pippo Maniaci, direttore dell'emittente televisiva Telejato di Partinico (Palermo). Nella notte ignoti hanno incendiato la sua auto che era parcheggiata a 100 metri dalla redazione della piccola emittente, nel centro del paese di Partinico. Verso le 23 di giovedì notte, la Fiat Tipo grigio scuro con le insegne della tv locale di Partinico, cosparsa completamente di benzina, prende fuoco. In quel momento Maniaci si trovava già nella sua abitazione, distante dalla redazione. Per caso nel momento dell'incendio, davanti alla sede della tv, passano i Vigili del fuoco, che evitano lo scoppio dell'auto. Immediatamente sono iniziate le indagini dei carabinieri e del Ris e sull'episodio è stata aperta un'inchiesta anche della magistratura. segue
Ieri avevano pubblicato sulla testata cittadina on line la notizia di una grossa operazione antiusura con arresti compiuta nel barese dai carabinieri. Oggi sono stati aggrediti in redazione dai figli di una delle persone arrestate che, in una vera e propria spedizione punitiva a viso aperto, hanno devastato computer e mobili, picchiato a sangue il direttore della testata e un altro giornalista che aveva tentato di fermarli. E' successo a Corato, nella redazione di Corato Live, testata che fa parte di un network on line che ha sede in 14 città della provincia. Due giovani - arrestati dopo poche ore dai carabinieri - si sono presentati in redazione chiedendo del direttore, Mario Lamanuzzi. Una volta individuatolo, lo hanno aggredito prendendolo a pugni e facendo chiaramente riferimento, tra insulti e invettive, alle notizie pubblicate sulla operazione in cui ieri, nella vicina Andria, erano state arrestate per usura due persone e sequestrati beni per sei milioni di euro. Un altro giornalista, Salvatore Vernice, intervenuto in difesa del collega, è stato preso a pugni e tramortito. Poi i due aggressori, accompagnati da una ragazza che ha assistito al fatto, hanno scagliato addosso ai giornalisti i computer danneggiando mobili e suppellettili della redazione. Gli aggrediti sono finiti in ospedale: Vernice è stato medicato e dimesso con una prognosi di dieci giorni, Lamanuzzi é stato sottoposto ad una Tac e trattenuto in osservazione con la diagnosi di trauma cranico e commozione cerebrale. Nel giro di poche ore i carabinieri hanno rintracciato e arrestato i due presunti aggressori: sono Gloriano Zinfollino, di 28 anni e suo fratello Alessandro, di 22, figli di Savino Zinfollino uno degli arrestati ieri per usura. E' uno dei due titolari di una concessionaria di auto ad Andria attorno a cui, secondo gli investigatori, ruotava un enorme giro di usura ai danni di imprenditori locali. La ragazza di nazionalità spagnola e fidanzata di uno dei due fratelli, è stata denunciata. Solidarietà ai giornalisti aggrediti è stata espressa dall'Ordine dei giornalisti e l'Associazione della Stampa di Puglia e della sezione locale del sindacato. fonte
'Stamattina il Corriere di Livorno non era in edicola. Le perquisizioni e le modalita' in cui si sono svolte ieri presso la redazione e presso il domicilio del direttore, dei redattori e praticanti hanno impedito, di fatto, ogni possibilita' di lavoro'. E' Mediacoop a sottolineare che 'si tratta di un fatto gravissimo, mai accaduto prima, anche in casi piu' delicati e controversi, che contrasta con la liberta' di stampa tutelata dall'art. 21 della Costituzione e che stravolge la protezione del segreto professionale dei giornalisti prevista dall'art. 10 della Carta dei diritti fondamentali dell'uomo e confermata anche da pronunce giudiziarie. E' da tempo, ormai, che giornalisti e testate sono sottoposti, in vario modo, a tentativi di censura'. segue
La Federazione nazionale della stampa è pronta a scendere in piazza contro l'ipotesi avanzata dal premier Silvio Berlusconi di intervenire per decreto sulle intercettazioni. Insieme al sindacato dei giornalisti fanno cerchio i magistrati e gli editori. «Se ci sarà un decreto sulle intercettazioni scenderemo in piazza», ha dichiarato il segretario della Federazione Franco Siddi. «Il decreto è illiberale: lo pensavamo con Mastella, lo pensiamo con Alfano». In attesa di capire le mosse del governo, il sindacato pensa ad altre forme di protesta. «La prima - dice Siddi - è sicuramente quella di informare di più, compresa la possibilità di andare nelle piazze ad informare i cittadini su quello che sta accadendo». Per la tutela della privacy Siddi pensa ad un Giurì presso il Garante: «Deve includere sia esponenti dell'Ordine dei giornalisti che della società civile, ed entro tre giorni deve pronunciarsi sulle violazioni della privacy». La limitazione delle intercettazioni preoccupa anche i magistrati e gli editori. «Bisogna trovare un punto di equilibrio - dice Luca Palamara, presidente dell'Anm - le intercettazioni come strumento investigativo vanno difese. Si possono pensare correttivi, come le udienze filtro in cui si decida le telefonate utili al processo e quelle penalmente irrilevanti». A lanciare l'allarme è anche il direttore della Fieg, Alessandro Brignone: «Siamo preoccupati - dice - anche per il sistema sanzionatorio che potrebbe mettere in ginocchio persino le imprese più sane. Bisogna far capire al governo che gli è scappata la penna». Dopo il servizio di stasera al Tg1, molti mi hanno chiesto cosa penso delle intercettazioni. Rispondo pubblicamente perchè l’argomento è di interesse comune. Dato per scontato che si parla di quelle legali, altrimenti dovremmo rifare la storia del Grande Orecchio, non voglio certo entrare nella bagarre politica poichè le posizioni sono ovviamente di parte. Tecnicamente parlando credo che il problema autentico non derivi dalle intercettazioni ma dalla loro diffusione. In definitiva ritengo che sia profondamente ingiusto pubblicare verbali durante un’inchiesta, a maggior ragione se nelle intercettazioni finiscono soggetti terzi, cioè non indagati. Se va bene siamo al gossip, se va male siamo al massacro politico. Insomma, su questo siamo d’accordo. Quel che è evidentemente ingiusto è invece la ricerca del colpevole. C’è qualche meccanismo giudiziario da rivedere, ma soprattutto bisogna imporre la riservatezza. I vari legali devono essere messi in condizioni di non nuocere e i magistrati dovrebbero imparare a chiudere i cassetti… Come responsabili dell’ufficio devono comunque rispondere di eventuali fughe. Per parlar chiaro è troppo facile condannare i giornalisti che pubblicano i verbali. Ingiusto perchè i giornalisti fanno il loro mestiere, comodo perchè è segno dell’incapacità di colpire i veri colpevoli. |
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