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Mafia e prossima possibile legge sulle intercettazioni sono adesso i mali peggiori per la libertà d'informazione in Italia. Reporter Sans Frontieres, associazione internazionale per la libertà di stampa, ha pubblicato l'Annual Report sulla situazione della libertà d'informazione nei vari Paesi del mondo. Analizzando il rapporto sull'Europa, nell'introduzione l’Italia viene indicata come Paese in ‘situazione critica’. "Gli attacchi al diritto dei giornalisti di mantenere segrete le loro fonti - dice il rapporto - sono aumentati nelle maggiori democrazie nel 2007. In Francia, Germania e Italia giornalisti sono stati arrestati ed interrogati, i loro uffici e le loro abitazioni perquisite. Le violenze fisiche contro i media sono meno diffuse nell'Unione Europea rispetto all'ex Urss ma la Bulgaria (attualmente membro UE) e l'Italia sono state un'eccezione. Il crimine organizzato non ama che le sue attività vengano rese pubbliche ed ha minacciato un giornalista in Bulgaria attaccandolo con dell'acido. In Italia la mafia costringe i giornalisti ad avere una protezione costante della Polizia se vogliono rimanere vivi". fonte
La sera del 23 settembre 1985, nel quartiere Vomero a Napoli, la camorra uccide Giancarlo Siani. Giornalista pubblicista, corrispondente da Torre Annunziata per il quotidiano partenopeo “Il Mattino”, quando viene assassinato ha da poco compiuto 26 anni. Non è tra le vittime famose di quella lunga lotta fra giornalismo d’inchiesta e criminalità organizzata che ha visto nella storia cadere scomodi cronisti sotto il fuoco nemico. Una guerra di trincea e sfinimento, in cui da una parte stanno le macchine da scrivere, dall’altra le armi. Quello di Giancarlo Siani è un nome dimenticato dalle imprevedibilità della storia, che rende almeno la giustizia della memoria collettiva ad alcuni, lasciando cadere nell’oblio altri. Forse Giancarlo era troppo giovane e troppo precario per rimanere nella mente, e il solo primato che oggi gli spetti è l’essere stato il primo giornalista ucciso dalla camorra. Aveva 26 anni e tutta la vita davanti, fatta del coraggio, della sfrontatezza e dell’idealismo di chi con una macchina da scrivere s’inventa un mestiere e persegue un sogno. Mettendosi su una strada troppo ripida e scivolosa per chi non ha le spalle coperte, sempre ammesso che in quel Sud terra di confine e di nessuno esista qualcuno con le spalle coperte e insieme i piedi nella legalità. Una gavetta infame la sua, che avvia una vita di precariato incerto nel 1981, nella redazione del “Mattino” di Napoli decentrata a Castellamare di Stabia. E che dai colli alto borghesi del Vomero viene spedito dritto dentro l’inferno di Torre Annunziata. Periferia della periferia del mondo, pantano, terra di nessuno. Regno incontrastato della camorra e dei suoi bravi, serbatoio inesauribile di morte, pozzo senza fondo di criminalità, spaccio di droga, delinquenza. Non solo quella marginale e autogestita del piccolo spaccio, ma il grande salotto devastato dall’abusivismo edilizio, in cui si muove il cartello di clan dei Nuvoletta. Un nome innocuo solo all’udito, che nasconde le mire sanguinarie di una delle più violente famiglie camorriste del panorama campano. Fondazione italiani
Le perquisizioni contro i colleghi Fiorenza Sarzanini e Guido Ruotolo segnano una nuova fase dello scontro in atto tra giornalisti e magistratura che ha visto solo venerdì scorso le perquisizioni contro Gianluca Di Feo ed Emiliano Fittipaldi. Sarzanini, per il Corriere della Sera, e Ruotolo per la Stampa, hanno informato gli italiani sugli sviluppi delle indagini di polizia e magistratura sugli appalti legati alla Expo’ Milano 2015. Di Feo e Fittipaldi sulle indagini sullo smaltimento dei rifiuti tossici in Campania. Tutti e quattro hanno svolto il compito che è loro affidato dalla legislazione per garantire ai cittadini il diritto che la Costituzione loro attribuisce: quello di essere informati, in modo completo, compiuto e tempestivo. Le ricorrenti perquisizioni contro i cronisti in tutta Italia, spesso senza o con motivazioni palesemente strumentali, hanno l’effetto di reprimere la libertà di informazione. Colpendo direttamente quelli coinvolti e intimidendo tutti gli altri. La conseguenza dovrebbe essere quella di impedire che si scriva o si racconti qualsiasi cosa la magistratura non vuole gli italiani sappiano, o che sappiano solo in una versione ufficiale, funzionale a interessi e poteri particolari. La Costituzione repubblicana, l’ordinamento democratico, il rispetto dei giornalisti per il proprio ruolo e la coscienza civile del Paese disegnano un modello diverso, nel quale l’informazione non è a senso unico e uniforme. L’Unione Nazionale Cronisti Italiani e le altre organizzazioni dei giornalisti impediranno che ciò avvenga. La cronaca non si ferma con le intimidazioni. Uci
Giorgio, che è partito per l'ultimo viaggio il 16 settembre 2008, è stato circondato da grande affetto dai suoi lettori e anche questo suo blog era molto seguito e amato. Chi vuole può lasciare un messaggio di ricordo su questa pagina. Da sua moglie Yapei Sono triste, desolata ma Giorgio non è più con noi, vola libero come un uccello, è in viaggio, ma in un altro mondo, freddo Giorgio voleva scrivere un libro sul Tibet, ma non può più farlo, ora ha bisogno di dormire. Non so cosa posso fare per continuare il suo sogno, le sue parole e il suo amore verso di noi. Video e foto
Ora non potrà prendere neanche l'aereo per i prossimi tre anni. Almeno a Fiumicino. Nuovo provvedimento contro Gabriele Paolini. La questura di Roma ha emesso un provvedimento che impone al noto disturbatore televisivo di stare lontano dal comune di Fiumicino e dall’aeroporto Leonardo da Vinci. Secondo quanto ricostruito in una nota della questura oggi Paolini è stato fermato mentre stava per avvicinarsi alla postazione mobile del servizio Rai, proprio in concomitanza della diretta televisiva con il TG 1. (...) Al termine degli accertamenti, il Questore della Provincia di Roma, Giuseppe Caruso, ha disposto la misura di prevenzione del «Foglio di via obbligatorio» con divieto di fare ritorno nel comune di Fiumicino per tre anni. Tale misura, emessa dalla locale divisione anticrimine, diretta dal Antonio Del Greco, e già notificata a Paolini, è motivata dai suoi numerosi precedenti penali e dalla circostanza che, nell’occasione, lo stesso non è riuscito a giustificare la propria presenza in aeroporto, «non espletando un’attività lavorativa nel comune di Fiumicino e non essendo in possesso di alcun biglietto aereo».
www.luigidalise.it "Lo stillicidio continua. Dopo le pesanti perquisizioni delle abitazioni di Giuliano De Feo e di Emilio Fittipaldi e della redazione dell’Espresso di venerdì scorso oggi a farne le spese sono Fiorenza Sarzanini del Corriere della Sera e Guido Ruotolo de La Stampa". Ne dà notizia la Fnsi, la Federazione nazionale della stampa italiana, ovvero il sindacato dei Leggi ancora...
La democrazia di un Paese non si giudica dal numero di partiti Dario de Judicibus, Roma, 4 agosto 2008 Libera informazione: due parole che fanno fatica a stare assieme. La società moderna potrà anche prendere forme molto diverse da quelle che l'hanno preceduta, ma condivide con esse più caratteristiche di quanto si possa pensare. I principi democratici che affermano che sia il popolo ad avere il potere sono spesso nelle democrazie moderne una sorta di illusione collettiva che giustifica in modo più sottile e sofisticato una realtà che esiste da sempre, ovvero che il potere è in mano a gruppi più o meno grandi che se lo contendono con guerre oggi sempre meno visibili ai più. Una volta tali gruppi si chiamavano nobili, mercanti, clero. Oggi hanno altri nomi e a volte non hanno neppure un nome. A volte neppure sappiamo che esistono, tanto che molti uomini e donne di potere hanno nomi sconosciuti all'opinione pubblica che raramente compaiono sui giornali o sulle riviste di gossip. Una differenza c'è, tuttavia, col passato. Al contrario di quanto succedeva nelle società antiche, molti di questi gruppi giustificano oggi formalmente la loro esistenza con il consenso. Partiti, sindacati, ordini professionali, associazioni, affermano di esercitare il potere per conto di chi ha dato loro il consenso e quindi elettori, lavoratori, professionisti, cittadini comuni. Ma esiste davvero questo consenso, e se esiste, come viene ottenuto? Prosegue su «L'Indipendente»
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IL COMUNICATO DEL SINDACATO DEI GIORNALISTI DELLA RAI. IL NOSTRO DIRITTO DI INFORMARE E' LA VOSTRA LIBERTA' DI SAPERE. E' LA POSSIBILITA' CHE ABBIAMO DI DIFENDERVI DALLE TRUFFE E DALLE CLINICHE DEGLI ORRORI, DA IMBROGLI GRANDI E PICCOLI, DALLA MALA POLITICA FATTA DI INTERESSI E CLIENTELE, DA CHI VI RUBA PERSINO LE EMOZIONI TRUCCANDO O CONDIZIONANDO I RISULTATI SPORTIVI. DOVREMMO TACERE ANCHE SU "CALCIOPOLI", IN FUTURO, SE VENISSE APPROVATO IL DISEGNO DI LEGGE DEL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA. LA TUTELA DELLA RISERVATEZZA E' UN VALORE ANCHE PER NOI GIORNALISTI, MA NON PUO' ESSERE USATA COME PRETESTO PER BLOCCARE L'INFORMAZIONE GIUDIZIARIA. PER QUESTE RAGIONI L'USIGRAI SOSTIENE LA DIFESA DEL DIRITTO DI CRONACA CHE LA FEDERAZIONE NAZIONALE DELLA STAMPA STA ATTUANDO CON TUTTE LE INIZIATIVE POSSIBILI. CONSIDERIAMO IL DISEGNO DI LEGGE SULLE INTERCETTAZIONI UN AUTENTICO BAVAGLIO. LE NORME PROPOSTE AFFIEVOLISCONO IL DIRITTO-DOVERE DI INFORMARE E TRAVOLGONO IL DIRITTO DEI CITTADINI A SAPERE. FACCIAMO SINDACATO INSIEME, DICIAMO "NO" ALLA LEGGE-BAVAGLIO.
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SI SVOLGERANNO GIOVEDI' A ROMA I FUNERALI DI CARLO CECCHERINI MORTO A SESSANTADUE ANNI. GIORNALISTA DI RAZZA LAVORO' NEGLI ANNI SETTANTA NELLA REDAZIONE DEL TG1.
Anche Guido Vergani e Matilde Serao scenderanno “virtualmente” in piazza a Milano e Napoli al fianco dei cronisti impegnati a contrastare il disegno di legge sulle intercettazioni che ha lo scopo di impedire di informare i cittadini sulle indagini di magistrati e forze dell’ordine fino alla udienza preliminare, cioè in media 3-4 anni dopo la scoperta del reato. Vergani e Serao saranno in piazza a Milano e Napoli, dove per lunghissimi anni hanno lavorato interpretando al meglio l’anima popolare delle rispettive città, per partecipare alle manifestazioni organizzate dai Gruppi Cronisti Lombardi e Campani.La prima iniziativa è in programma sabato 19 luglio, a Milano in piazzetta Vergani dove, dalle 18 alle 20, saranno allestiti gazebo e tavoli e ai cittadini sarà offerto l’aperitivo. Accanto ai cronisti milanesi saranno in piazza il Segretario dell’Associazione Lombarda, Giovanni Negri, la presidente dell’Ordine regionale, Letizia Gonzales, il presidente dell’Unci Guido Columba. Sono poi attesi molti ospiti per portare la loro testimonianza. Il procuratore aggiunto Armando Spataro si è già schierato contro un provvedimento che impedirebbe di informare i cittadini sui contenuti di indagini “che coinvolgono le modalità di esercizio del potere politico”.I cronisti distribuiranno volantini con la scritta: Liberi di informare, liberi di sapere. Aiutaci a difendere i tuoi diritti. Sostieni la libertà di stampa.A Napoli la manifestazione si svolgerà venerdì 25 dalle 11,30. In piazza Matilde Serao, accanto alla galleria Umberto I, che in passato si chiamava Angiporto Galleria, i Cronisti Campani, con Associazione Stampa e Ordine dei giornalisti, distribuiranno volantini ai cittadini per richiamare la loro attenzione sui pericoli che il disegno di legge procurerebbe al loro diritto di essere informati in modo compiuto e tempestivo.La campagna di mobilitazione promossa dall’Unci, d’intesa con Fnsi e Ordine, ha già toccato Venezia, Roma, Viareggio, Bolzano, Trento. Dopo Milano e Napoli sarà la volta, sabato 26, di Senigallia. Unione Cronisti
Da una parte la polizia, dall’altra la mafia. I giornalisti italiani sono schiacciati fra questi due poteri. Da una parte e dall’altra arrivano intimidazioni. Lo dimostra cosa è accaduto nelle ultime ore a Livorno e a Partinico. Nel primo caso le forze dell’ordine hanno occupato per un’intera giornata i locali di un giornale (il Corriere di Livorno) bloccando di fatto l’uscita del quotidiano. Cercavano prove di fantomatiche fughe di notizie dal palazzo di giustizia. Hanno perquisito i cassetti, gli archivi, i computer di tutti i redattori, uno per uno. Quando se ne sono andati, non c’era più tempo per fare il giornale. La redazione è riuscita a fare solo una locandina per avvertire i cittadini dell’accaduto.Nel secondo caso il direttore di Telejato, una tv che da anni racconta le vicende della criminalità organizzata, è stato vittima di una minaccia: gli hanno bruciato l’auto. Devono essere stati gli stessi che già altre volte hanno cercato di zittirlo. Un giornalismo picchiato, malmenato, oppresso da tutte le parti. Quello che stupisce è l’indifferenza della categoria. Le grandi testate, le redazioni più affermate, girano la testa dall’altra parte. Preoccupazione è stata espressa dalla Federazione della stampa che ha anche scritto al ministro della Giustizia, ma i giornali non si sono scandalizzati. Né hanno fatto titoli vistosi. Si discute tanto di trasformazioni, di pubblicità debordante, di Internet che minaccia la carta stampata. E non si vede che il giornalismo di questo passo, morirà presto. A zittirlo ci penseranno da una parte le leggi bavaglio, dall’altra gli incendi e le lupare. Ci vorrebbe una presa di coscienza e magari uno scatto. Ma dove: in piazza Navona? No. Basterebbe usare i notiziari, i fogli, i tg e i gr, gli strumenti che tutti i giorni abbiamo per le mani. Ecco la nostra piazza.Vittorio Roidi
Garantire un indirizzo deontologico per un’informazione responsabile. E' questo l'obiettivo principale della "Carta di Roma", il documento adottato oggi dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, contenente le regole deontologiche in materia di richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti. La Carta, già approvata nell’aprile scorso Agopress
Ancora un'intimidazione per Pippo Maniaci, direttore dell'emittente televisiva Telejato di Partinico (Palermo). Nella notte ignoti hanno incendiato la sua auto che era parcheggiata a 100 metri dalla redazione della piccola emittente, nel centro del paese di Partinico. Verso le 23 di giovedì notte, la Fiat Tipo grigio scuro con le insegne della tv locale di Partinico, cosparsa completamente di benzina, prende fuoco. In quel momento Maniaci si trovava già nella sua abitazione, distante dalla redazione. Per caso nel momento dell'incendio, davanti alla sede della tv, passano i Vigili del fuoco, che evitano lo scoppio dell'auto. Immediatamente sono iniziate le indagini dei carabinieri e del Ris e sull'episodio è stata aperta un'inchiesta anche della magistratura. segue
Ieri avevano pubblicato sulla testata cittadina on line la notizia di una grossa operazione antiusura con arresti compiuta nel barese dai carabinieri. Oggi sono stati aggrediti in redazione dai figli di una delle persone arrestate che, in una vera e propria spedizione punitiva a viso aperto, hanno devastato computer e mobili, picchiato a sangue il direttore della testata e un altro giornalista che aveva tentato di fermarli. E' successo a Corato, nella redazione di Corato Live, testata che fa parte di un network on line che ha sede in 14 città della provincia. Due giovani - arrestati dopo poche ore dai carabinieri - si sono presentati in redazione chiedendo del direttore, Mario Lamanuzzi. Una volta individuatolo, lo hanno aggredito prendendolo a pugni e facendo chiaramente riferimento, tra insulti e invettive, alle notizie pubblicate sulla operazione in cui ieri, nella vicina Andria, erano state arrestate per usura due persone e sequestrati beni per sei milioni di euro. Un altro giornalista, Salvatore Vernice, intervenuto in difesa del collega, è stato preso a pugni e tramortito. Poi i due aggressori, accompagnati da una ragazza che ha assistito al fatto, hanno scagliato addosso ai giornalisti i computer danneggiando mobili e suppellettili della redazione. Gli aggrediti sono finiti in ospedale: Vernice è stato medicato e dimesso con una prognosi di dieci giorni, Lamanuzzi é stato sottoposto ad una Tac e trattenuto in osservazione con la diagnosi di trauma cranico e commozione cerebrale. Nel giro di poche ore i carabinieri hanno rintracciato e arrestato i due presunti aggressori: sono Gloriano Zinfollino, di 28 anni e suo fratello Alessandro, di 22, figli di Savino Zinfollino uno degli arrestati ieri per usura. E' uno dei due titolari di una concessionaria di auto ad Andria attorno a cui, secondo gli investigatori, ruotava un enorme giro di usura ai danni di imprenditori locali. La ragazza di nazionalità spagnola e fidanzata di uno dei due fratelli, è stata denunciata. Solidarietà ai giornalisti aggrediti è stata espressa dall'Ordine dei giornalisti e l'Associazione della Stampa di Puglia e della sezione locale del sindacato. fonte
'Stamattina il Corriere di Livorno non era in edicola. Le perquisizioni e le modalita' in cui si sono svolte ieri presso la redazione e presso il domicilio del direttore, dei redattori e praticanti hanno impedito, di fatto, ogni possibilita' di lavoro'. E' Mediacoop a sottolineare che 'si tratta di un fatto gravissimo, mai accaduto prima, anche in casi piu' delicati e controversi, che contrasta con la liberta' di stampa tutelata dall'art. 21 della Costituzione e che stravolge la protezione del segreto professionale dei giornalisti prevista dall'art. 10 della Carta dei diritti fondamentali dell'uomo e confermata anche da pronunce giudiziarie. E' da tempo, ormai, che giornalisti e testate sono sottoposti, in vario modo, a tentativi di censura'. segue
La Federazione nazionale della stampa è pronta a scendere in piazza contro l'ipotesi avanzata dal premier Silvio Berlusconi di intervenire per decreto sulle intercettazioni. Insieme al sindacato dei giornalisti fanno cerchio i magistrati e gli editori. «Se ci sarà un decreto sulle intercettazioni scenderemo in piazza», ha dichiarato il segretario della Federazione Franco Siddi. «Il decreto è illiberale: lo pensavamo con Mastella, lo pensiamo con Alfano». In attesa di capire le mosse del governo, il sindacato pensa ad altre forme di protesta. «La prima - dice Siddi - è sicuramente quella di informare di più, compresa la possibilità di andare nelle piazze ad informare i cittadini su quello che sta accadendo». Per la tutela della privacy Siddi pensa ad un Giurì presso il Garante: «Deve includere sia esponenti dell'Ordine dei giornalisti che della società civile, ed entro tre giorni deve pronunciarsi sulle violazioni della privacy». La limitazione delle intercettazioni preoccupa anche i magistrati e gli editori. «Bisogna trovare un punto di equilibrio - dice Luca Palamara, presidente dell'Anm - le intercettazioni come strumento investigativo vanno difese. Si possono pensare correttivi, come le udienze filtro in cui si decida le telefonate utili al processo e quelle penalmente irrilevanti». A lanciare l'allarme è anche il direttore della Fieg, Alessandro Brignone: «Siamo preoccupati - dice - anche per il sistema sanzionatorio che potrebbe mettere in ginocchio persino le imprese più sane. Bisogna far capire al governo che gli è scappata la penna». Dopo il servizio di stasera al Tg1, molti mi hanno chiesto cosa penso delle intercettazioni. Rispondo pubblicamente perchè l’argomento è di interesse comune. Dato per scontato che si parla di quelle legali, altrimenti dovremmo rifare la storia del Grande Orecchio, non voglio certo entrare nella bagarre politica poichè le posizioni sono ovviamente di parte. Tecnicamente parlando credo che il problema autentico non derivi dalle intercettazioni ma dalla loro diffusione. In definitiva ritengo che sia profondamente ingiusto pubblicare verbali durante un’inchiesta, a maggior ragione se nelle intercettazioni finiscono soggetti terzi, cioè non indagati. Se va bene siamo al gossip, se va male siamo al massacro politico. Insomma, su questo siamo d’accordo. Quel che è evidentemente ingiusto è invece la ricerca del colpevole. C’è qualche meccanismo giudiziario da rivedere, ma soprattutto bisogna imporre la riservatezza. I vari legali devono essere messi in condizioni di non nuocere e i magistrati dovrebbero imparare a chiudere i cassetti… Come responsabili dell’ufficio devono comunque rispondere di eventuali fughe. Per parlar chiaro è troppo facile condannare i giornalisti che pubblicano i verbali. Ingiusto perchè i giornalisti fanno il loro mestiere, comodo perchè è segno dell’incapacità di colpire i veri colpevoli. UN ARTICOLO APPARSO SUL QUOTIDIANO "ITALIA OGGI" CONTESTA AL VICEDIRETTORE DEL TG1 RAFFAELE GENAH IL DIRITTO DI OCCUPARSI PROFESSIONALMENTE DEI VIAGGI DI SUA SANTITÀ PAPA BENEDETTO SEDICESIMO PERCHÉ -SECONDO ITALIA OGGI- "GENAH NON È CERTO UN CATTOLICO VISTO CHE È DI RELIGIONE EBRAICA". AL GRAVISSIMO ATTACCO REPLICA UNA NOTA DEL DIRETTORE GIANNI RIOTTA CHE RIAFFERMA IL SOLO CRITERIO DELL'ETICA PROFESSIONALE COME GUIDA NEL LAVORO QUOTIDIANO DEL TG1 SENZA NESSUNA DISCRIMINAZIONE DI FEDE, OPINIONE O GENERE. AL COLLEGA GENAH LA SOLIDARIETÀ DELLA DIREZIONE E DELLA REDAZIONE DEL TG1. UNANIME SOLIDARIETA' A RAFFAELE GENAH, DOPO GLI ATTACCHI DEL QUOTIDIANO "ITALIA OGGI" CHE CONTESTA A UN GIORNALISTA DI RELIGIONE EBRAICA IL COORDINAMENTO DELLE DIRETTE SUL VATICANO. SDEGNO BIPARTISAN E' STATO ESPRESSO DAGLI ONOREVOLI NIRENSTEIN, RUBEN, FIANO, LUSI, GIULIETTI, DONADI E DAL PRESIDENTE DEL LAZIO MARRAZZO, DAI COMITATI DI REDAZIONE TG1, TG2, TG3 E TELEVIDEO, L' USIGRAI, I VATICANISTI TG1, IL PRESIDENTE DELLA COMUNITA' EBRAICA DI ROMA PACIFICI. CONDANNE SUI GIORNALI, INCLUSO UN EDITORIALE DEL RIFORMISTA E DAL PRESIDENTE DELLA RAI PETRUCCIOLI. "ITALIA OGGI" INVOCA A SUA DIFESA IL DIRITTO DI CRONACA, MA L'ORDINE DEI GIORNALISTI APRE UN'INCHIESTA SULLA GRAVE VICENDA.
«Si tratta di una bufala, dovuta ad un dato di irritazione, oltre che da una riflessione che faccio da tempo sugli stereotipi al femminile». Emma Bonino commenta così ai microfoni di Radio Radicale le notizie anticipate dal settimanale "Diva e Donna" sul suo presunto «innamoramento». Racconta la Bonino: «Questo giornale mi aveva chiesto una intervista alla vigilia del vertice Fao sui temi della nutrizione, dell'energia, della povertà. Mi sono puntualmente preparata su temi che seguo da tempo ed ho scritto un articolo. Il vertice è passato sotto silenzio anche da noi, perché assorbito dalla polemica sulla presenza di Ahmadinejad. Ho mandato questo testo, e a quel punto mi hanno chiesto una fotografia in casa; ho accettato anche se non lo faccio mai, e puntuale è arrivata la giornalista, e con lei le due domande inesorabili: come concilia la vita personale con la politica? a cosa ha dovuto rinunciare? qual è il suo rapporto con Pannella?». Insomma, continua la leader radicale, «arrivata a questa inesorabile domanda mi sono detta: o mi invento una lite con Pannella o mi invento un fidanzato. Mi sembrava la riproposizione tipica di uno stereotipo. E vedo che su questo i quotidiani scrivono, importanti firme imbastiscono ragionamenti sociologici, fanno grandi ricerche d'archivio, mi telefonano. È un bel test sul giornalismo italiano, credo», conclude la vicepresidente del Senato. fonte Foto: con Emma Bonino in Sri Lanka
I giornalisti italiani devono spezzare l’assedio al quale sono sottoposti da politici, magistrati, poteri di ogni genere, accomunati dall’obiettivo di controllare l’informazione impedendo ai giornalisti di riferire la verità sostanziale dei fatti e di fornire ai cittadini una falsa visione della realtà nella quale far apparire soltanto le cose a loro favorevoli. L’Unione Nazionale Cronisti Italiani chiederà quindi, al Consiglio nazionale della Fnsi in programma mercoledì di organizzare subito manifestazioni pubbliche in collegamento con sindacati, categorie e gruppi professionali, movimenti sociali e civili per creare una grande mobilitazione a difesa e rilancio della libertà di stampa in vista dello sciopero generale della categoria che deve essere attuato quanto prima. Se anche un vescovo della religione cattolica, come è accaduto ieri a Padova, si mette a cacciare dalla chiesa i cronisti che scrivono la verità, vuol dire che la misura è colma e che proprio tutti ritengono di poter distorcere a loro favore il diritto costituzionale dei cittadini di sapere in modo tempestivo, compiuto e corretto tutto quello che accade. A negare il diritto-dovere di cronaca ci sta, infatti, già provando pesantemente il governo con un disegno di legge che cerca di imporre un “silenzio tombale di tipo staliniano” su tutta l’attività della magistratura e le indagini giudiziarie, tanto che un cronista non potrebbe più scrivere che promotori finanziari senza scrupoli stanno truffando decine di migliaia di piccoli risparmiatori. Pesanti limitazioni al diritto-dovere di cronaca vengono anche dalle abnormi decisioni della magistratura – da ultima quella di Biella che ha sospeso dalla professione due cronisti della Voce di Chiasso e uno de Il Corsivo di Aosta – che colpisce pesantemente i giornalisti che cercano di svolgere il loro compito professionale. I giornalisti hanno il dovere morale di reagire a uno stillicidio di iniziative e azioni che concorrono tutte a negare la libertà di stampa e mettere l’informazione sotto tutela e di farlo subito, prima che sia troppo tardi. Unci
"Un fatto molto grave": lo ha detto Francesco Angelo Siddi, segretario generale della Fnsi, in merito alla perquisizione in atto all'Agi, disposta dalla Procura della Repubblica di Roma per le notizie pubblicate oggi dalla stessa Agenzia sul caso Orlandi. "Rispettiamo la magistratura e il suo compito - dice Siddi - ma esigiamo analogo rispetto per la funzione pubblica che i giornalisti possono svolgere, specie nei casi piu' controversi e misteriosi. Se un giornalista scopre, come in questo caso, elementi importanti per riaprire inchieste conclusesi con un nulla di fatto o per promuovere una profonda ricerca della verita' alla luce di atti incontrovertibili, ha il dovere di pubblicare la notizia e, in presenza di fonti di carattere fiduciario, ha il diritto di non rivelare la fonte stessa". "La sola ipotesi del sequestro del sistema di lavoro - prosegue il segretario nazionale della Fnsi - e' una follia pura rispetto alla quale chiediamo alle competenti autorita' della Procura di Roma e al Csm di voler proporre un'immediata rettifica".
Intollerabile e inaccettabile. Non ci sono altri aggettivi per definire quanto successo stamattina nella chiesa di San Bartolomeo a Monterosso di Abano, dove il vescovo di Padova, monsignor Antonio Mattiazzo, in visita pastorale nell’ex parrocchia di don Sante Sguotti, il prete innamorato ridotto allo stato laicale dal Papa, ha cacciato il collega Gianni Biasetto, collaboratore del “Mattino” di Padova. L’unica colpa ascritta al giornalista è quella di aver fatto il proprio mestiere riportando l’evoluzione di una vicenda che è rimbalzata sulle cronache nazionali e internazionali. Ora la cosa può piacere o non piacere ma siamo in uno Stato laico in cui vigono la libera espressione delle opinioni, il dibattito pluralista e per i giornalisti il diritto-dovere di informare i cittadini in maniera corretta e trasparente nel rispetto delle leggi e della deontologia professionale. Dispiace questo “scivolone” del vescovo di Padova, autorevole riferimento per la società civile tutta con cui a questo punto è necessario un confronto.Il Sindacato giornalisti del Veneto, con il Gruppo Cronisti Veneti e l’Unione nazionale cronisti italiani, nell’esprimere piena solidarietà a Gianni Biasetto additato al pubblico ludibrio, alla messa della domenica, e umiliato anche nel suo essere cattolico praticante, condanna con fermezza questo episodio. Tanto più grave perché giunto in un momento in cui l’informazione e i giornalisti sono sottoposti a intimidazioni continue – buon’ultimo il disegno di legge sulle intercettazioni - tese a limitare con pesanti sanzioni penali e pecuniarie, la libertà di informare e il diritto di essere informati.
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L’Unione Nazionale Cronisti Italiani, assieme al Gruppo Cronisti Piemonte, è solidale con i colleghi del settimanale locale “La Voce di Chivasso” condannati, con una decisione abnorme, alla sospensione di sei mesi dalla professione. Il giudice Claudio Passerini del Tribunale di Biella, dopo aver ritenuto i colleghi responsabili di diffamazione ha ritenuto di applicare la pena accessoria della sospensione dalla professione. Un provvedimento abnorme e che in questi termini non ha precedenti perché priva dei professionisti del loro ruolo e dello stipendio per una responsabilità del tutto marginale. I colleghi non sono dei criminali, ma dei giornalisti che hanno riferito in buona fede ciò che è accaduto. La legge numero 69 del 3 febbraio 1963, che disciplina la professione giornalistica, attribuisce la possibilità di comminare la sanzione della sospensione esclusivamente al Consiglio dell’Ordine dei giornalisti, mentre spetta eventualmente alla magistratura l’interdizione dai pubblici uffici: e questa indicazione è sempre stata rispettata. L’interpretazione data dal giudice Passerini all’articolo 30 del Codice Penale è quindi sbagliata, fuorviante e in contrasto con la tutela costituzionale della libertà di stampa che non può essere oggetto di autorizzazioni o censure. Unci e Cronisti piemontesi ribadiscono quindi la solidarietà ai colleghi coinvolti e al loro direttore che, per protesta, ha deciso di far uscire il prossimo numero del suo settimanale con la prima pagina completamente bianca. La vicenda di Chivasso costituirà uno dei capitoli del Libro bianco sugli “orrori” che i magistrati compiono un po’ in tutta Italia contro i cronisti che l’Unci sta compilando. Guido Columba
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