Professione Reporter
IL MESTIERE DI RACCONTARE
Blogger: scaccia
PINO SCACCIA

Se non diremo cose che a qualcuno spiaceranno,
non diremo mai la verità

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I miei blog
Testimoni di pace



“The world is a better place without fear" (Il mondo sarebbe migliore senza paura)
Dossier

Giornalisti uccisi nel 2008: 51 lista

Negli ultimi cinque anni 485 morti

Uccisi in Iraq dall'inizio della guerra: 264

Giornalisti e bloggers attualmente in prigione: 211
(Cina 79, Cuba 23, Eritrea 18, Iran 10, Birmania 9)

Reporter sotto sequestro: 14

La libertà di stampa nel mondo Rapporto 2007

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Per non dimenticare

Antonio Russo


Marco Luchetta


Ilaria Alpi


Maria Grazia Cutuli


Enzo Baldoni


Raffaele Ciriello


Marcello Palmisano

Quando muore uno di noi. Non importa la nazionalità e neppure il ruolo: può essere un fotografo o un fonico, un operatore o un producer: uno di noi. E allora ti accorgi che stai in mezzo a una guerra vera, dove sparano sul serio, non è un film, e se non capita a te ma a qualcun altro è solo casualità, destino. Inutili i giubbotti antiproiettile, le scorte, la prudenza, il mestiere, tutto il resto. Se ti arrivano granate o colpi di cannone o killer assetati di vendetta o guerrieri disperati e impauriti c’è poco da difendersi. Neppure il buonsenso basta perchè la storia è piena di passi molto riflessivi e poi l’incursione improvvisa, l’attacco a sorpresa e tu ti ritrovi lì, a un soffio dalla fine. Chiunque di noi si è trovato spesso in difficoltà. Ma nessuno di noi è un eroe nè ha la vocazione di diventarlo. Si va in guerra, sembra banale, come si va in qualsiasi altra parte del mondo a “raccontare”: può essere una festa e può essere l’inferno. La cosa strana è che continuiamo a sentirci dei privilegiati, solo per il fatto di stare in mezzo all’evento, occhi e anima di tutti gli altri. Molti purtroppo pagano irrimediabilmente la grande curiosità, questa voglia di capire.
I miei libri
Parole

"Lasciamo che siano i fatti a parlare. Il resto sono chiacchiere e politica, tutte cose da cui voglio tenermi lontano”. Enzo Baldoni

"Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sè non è forse sufficiente, ma è l'unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri". Joseph Pulitzer (1847-1911)

"Sono come un colombo che si guarda sempre intorno, incuriosito e impaurito. Chissà quali ingiustizie mi troverò davanti. Ma nel mio cuore impaurito di colombo so che la gente di questo paese non mi toccherà. Perchè qui non si fa male ai colombi. I colombi vivono fra gli uomini. Impauriti come me, ma come me liberi." Hrant Dink, il giorno prima di essere ucciso.

"Ci si mette in viaggio a causa di una tragedia, o perché travolti da un’insana passione. Ma andare altrove serve a scoprire gli altri. E se stessi. Ci si mette in cammino per fuggire dalla fame, dalla peste, dalla guerra, per cercare la sicurezza altrove”. " La nostra professione è una lotta costante tra il nostro sogno, la nostra volontà di essere del tutto indipendenti e le situazioni reali in cui ci troviamo, che ci costringono invece ad essere dipendenti da interessi, punti di vista, aspettative dei nostri editori... In generale si tratta di una professione che richiede una continua lotta e un costante stato di allerta..." Ryszard Kapuscinski

"Non escludo che un giorno il mio caporedattore, che mi ha incaricata di coprire questa guerra, non sappia più cosa farsene di me, come di un vecchio articolo non pubblicato al momento giusto che viene buttato nel cestino".
Anna Politkovskaya

"Dietro di me non c'è altro che la mia coscienza, nei miei programmi futuri soltanto la tomba. Che vorrei, è ovvio, più lontana e con una lapide: 'Scrisse quello che poteva, mai quello che non voleva. Amen". Enzo Biagi

Sogno di vivere in un mondo senza frontiere e senza paure dove la guerra è un ricordo di un vecchio passato. Sogno di vivere in un mondo dove non esistono bombe né kamikaze, dove una madre non versa lacrime sul viso insanguinato di un neonato. Sogno di vivere in un mondo dove gialli neri bianchi e rossi si tengono tutti per mano, dove cristiani musulmani ed ebrei pregano nello stesso luogo, illuminati dalla stessa luce che irradia tutti i giorni i cuori dei bambini". Hafez Haidar , giornalista e scrittore libanese

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domenica, 05 ottobre 2008, 19:33
Il Messico si sta confermando anche quest'anno, purtroppo, il Paese dell'America dove è più pericoloso esercitare il mestiere del giornalista. Ieri, Alejandro Xenón Fonseca Estrada, 33 anni, giornalista e presentatore della stazione radio EXA FM della città di Villahermosa (capitale dello Stato di Tabasco, sud-est del Paese), è stato assassinato da killer a bordo di una jeep. Il giornalista, animatore del programma “El Padrino”, era solito dedicare molto spazio a questioni sociali, ed era molto apprezzato come attivista contro il crimine organizzato.
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sabato, 28 giugno 2008, 12:54
Candelario Pérez Pérez, che da 15 anni lavorava per il magazine 'Sucesos' (fondato dal padre), è stato assassinato a Ciudad Juárez (stato di Chihuahua, nord del Paese) da individui armati di mitra AK-47 che gli hanno sparato da bordo di una jeep. Lo stato di Chihuahua, tristemente famoso per il traffico di droga, è uno dei luoghi in Messico dove avvengono più omicidi. Dall'inizio dell'anno sono più di 500 le vittime di regolamenti di conti e di vendette. Perez è il terzo giornalista assassinato quest’anno.
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lunedì, 05 maggio 2008, 23:09
lydiaIntervista a Lydia Cacho, giornalista messicana, prix mondial pur la libertè de la presse Unosce Guillermo Cano 2008. Quarantacinque anni, cronista indipendente a Cancun, collaboratrice del quotidiano La Voz del Caribe. “Penso che il giornalismo sia il faro che permette allla società di esercitare il suo diritto di conoscere e di capire: credo che i diritti umani non siano negoziabili. Finché saro’ in vita continuerò a scrivere, e questo mi terrà in vita”... Ho avuto molta paura quando sono stata sequestrata, nel 2005. Mi hanno gettata in prigione, da qualche parte tra Cancun e il centro del Messico, e torturata per venti ore. Ma, con il tempo, si impara a dominare la propria paura e questa diventa uno strumento che ci permette di prendere decisioni e di elaborare strategie. Devo dire anche che se hai ricevuto una ventina di minacce di morte al telefono come me, impari a vivere senza tenerle veramente in conto. Sarebbe insensato il contrario, a quel punto bisognerebbe non solo lasciare il Paese, ma forse anche la professione, e questo io non sono disposta a farlo".

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lunedì, 21 aprile 2008, 21:34

aristegui_1Nuovo colpo alla libertà di stampa in Messico (paese in cui, negli ultimi sette anni, sono stati assassinati 35 giornalisti). W Radio, appartenente al consorzio Televisa Radio, ha "licenziato" la popolare conduttrice radiofonica Carmen Aristegui, che nel suo programma di informazione Hoy por Hoy dava voce alle battaglie contro la corruzione del potere. La Aristegui aveva affrontato temi quali le accuse di brogli nell'elezione dell'attuale capo dello Stato Felipe Calderón, le conseguenze della cosiddetta Ley Televisa che consentiva la concentrazione dei mezzi di informazione, il caso Lydia Cacho (la giornalista arbitrariamente arrestata per aver denunciato una rete di sfruttamento di minori in cui erano coinvolti personaggi eccellenti), le denunce contro il cardinale Norberto Rivera per aver protetto i preti pedofili, le violazioni dei diritti umani durante il conflitto nello Stato di Oaxaca. Il 4 gennaio Carmen Aristegui ha annunciato agli ascoltatori che, dopo cinque anni di lavoro, il consorzio Televisa Radio (il cui pacchetto azionario è per il 50% in mano allo spagnolo Grupo Prisa) aveva deciso di non rinnovarle il contratto per il 2008, adducendo come motivazione una non meglio precisata "incompatibilità editoriale". Secondo la messicana Aleida Calleja, vicepresidente di Amarc (Asociación Mundial de Radios Comunitarias), l'allontanamento della conduttrice di Hoy por Hoy fa parte di un processo diretto a "soffocare le voci critiche e pluraliste che ancora rimangono nei media elettronici, dove la libertà è scarsa e forte la concentrazione". Alcuni dati: sette telespettatori messicani su dieci si sintonizzano su Televisa e due su TV Azteca. Questi stessi gruppi possiedono le emittenti radiofoniche più potenti.  segue  Paura di scrivere

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giovedì, 17 aprile 2008, 23:57
“Il coraggio con cui continua a denunciare la corruzione politica, il crimine organizzato e la violenza domestica, malgrado le minacce di morte, un attentato alla sua vita e numerose battaglie legali”. Con questa motivazione è stata premiata la giornalista messicana Lydia Cacho Ribeiro, vincitrice del premio UNESCO-Guillermo Cano, edizione 2008. Un riconoscimento alla libertà d’espressione nel mondo ha detto Joe Thloloe, presidente della giuria internazionale composta da 14 tra giornalisti direttori di testate, e mediatore presso il Consiglio della stampa dell’Africa del sud. Il premio, come riporta l’agenzia Sir, sarà consegnato il prossimo 3 maggio in occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa, a Maputo, in Mozambico. Proprio nella città africana si terrà una conferenza sull’accesso all’informazione. Creato nel 1997 dal Consiglio esecutivo dell’agenzia ONU per l’educazione e la scienza, il Premio UNESCO-Guillermo Cano è intitolato al direttore di una testata colombiana assassinato nel 1987 per avere denunciato l’attività dei “baroni della droga” nel suo Paese.
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martedì, 12 febbraio 2008, 19:51
Bonifacio Cruz Santiago, direttore del settimanale 'El Real', e suo figlio, Alfonso Cruz, caporedattore dello stesso giornale, sono stati uccisi nella città di Chimalhuacán (centro del Paese) a colpi di arma da fuoco.
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sabato, 12 gennaio 2008, 12:03
Negli ultimi sette anni in Messico, si contano 35 giornalisti uccisi e sei dispersi, mentre nel 2007, 84 operatori dei media hanno denunciato insulti o attacchi; e nei primi giorni del 2008, Carmen Aristegui, un'illustre commentatrice indipendente della radio che ha spesso criticato i poteri forti, è stata licenziata.  Diego Cevallos
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domenica, 16 dicembre 2007, 00:24

Gerardo Garcia, un giornalista messicano, è stato ucciso presso la città di Uruapan, nello stato di Michoacan, da uomini appartenenti a un cartello della droga della zona. L'uomo sarebbe stato ucciso nei pressi di casa sua, dopo un lungo inseguimento, con 45 colpi di pistola. Lo scorso anno, ben otto giornalisti erano stati uccisi nel Paese, facendo del Messico il secondo Paese più pericoloso al mondo per i giornalisti dopo l'Iraq. I cartelli della droga si contendono le lucrose rotte del traffico degli stupefacenti, che dal Sudamerica arrivano negli Stati Uniti. Le autorità hanno dispiegato almeno 25.000 uomini per combattere i cartelli della droga.

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martedì, 10 luglio 2007, 18:20
Luis Fernando Najera, reporter per il quotidiano “El Debate de Culiacan” e per il settimanale “Riodoce”, è stato aggredito, picchiato, rapito e torturato dalla polizia messicana. L’incidente è avvenuto mentre il giornalista stava coprendo un raid delle forze speciali messicane, che a volto coperto stavano facendo irruzione in un appartamento della città di Mochis. La ragione dell’aggressione sono le foto che Najera aveva scattato durante il blitz, che raffiguravano alcuni agenti mentre picchiavano brutalmente un uomo. In seguito al pestaggio subito, Najera si è recato alla procura generale della Repubblica per denunciare il fatto e reclamare il suo equipaggiamento, sottratto durante l’aggressione. Come risposta è stato arrestato perché alcuni agenti autori del pestaggio hanno sostenuto di “aver trovato una pistola nel suo camioncino”. L’arma, secondo Irene Gonzalez Sanchez, collega di Najera, apparteneva in realtà agli stessi agenti autori dell’aggressione. Najera è stato rilasciato dopo due giorni di totale isolamento dietro pagamento di circa 20.000 pesos (1500 euro).
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