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Il Messico si sta confermando anche quest'anno, purtroppo, il Paese dell'America dove è più pericoloso esercitare il mestiere del giornalista. Ieri, Alejandro Xenón Fonseca Estrada, 33 anni, giornalista e presentatore della stazione radio EXA FM della città di Villahermosa (capitale dello Stato di Tabasco, sud-est del Paese), è stato assassinato da killer a bordo di una jeep. Il giornalista, animatore del programma “El Padrino”, era solito dedicare molto spazio a questioni sociali, ed era molto apprezzato come attivista contro il crimine organizzato.
Candelario Pérez Pérez, che da 15 anni lavorava per il magazine 'Sucesos' (fondato dal padre), è stato assassinato a Ciudad Juárez (stato di Chihuahua, nord del Paese) da individui armati di mitra AK-47 che gli hanno sparato da bordo di una jeep. Lo stato di Chihuahua, tristemente famoso per il traffico di droga, è uno dei luoghi in Messico dove avvengono più omicidi. Dall'inizio dell'anno sono più di 500 le vittime di regolamenti di conti e di vendette. Perez è il terzo giornalista assassinato quest’anno.
Intervista a Lydia Cacho, giornalista messicana, prix mondial pur la libertè de la presse Unosce Guillermo Cano 2008. Quarantacinque anni, cronista indipendente a Cancun, collaboratrice del quotidiano La Voz del Caribe. “Penso che il giornalismo sia il faro che permette allla società di esercitare il suo diritto di conoscere e di capire: credo che i diritti umani non siano negoziabili. Finché saro’ in vita continuerò a scrivere, e questo mi terrà in vita”... Ho avuto molta paura quando sono stata sequestrata, nel 2005. Mi hanno gettata in prigione, da qualche parte tra Cancun e il centro del Messico, e torturata per venti ore. Ma, con il tempo, si impara a dominare la propria paura e questa diventa uno strumento che ci permette di prendere decisioni e di elaborare strategie. Devo dire anche che se hai ricevuto una ventina di minacce di morte al telefono come me, impari a vivere senza tenerle veramente in conto. Sarebbe insensato il contrario, a quel punto bisognerebbe non solo lasciare il Paese, ma forse anche la professione, e questo io non sono disposta a farlo".
“Il coraggio con cui continua a denunciare la corruzione politica, il crimine organizzato e la violenza domestica, malgrado le minacce di morte, un attentato alla sua vita e numerose battaglie legali”. Con questa motivazione è stata premiata la giornalista messicana Lydia Cacho Ribeiro, vincitrice del premio UNESCO-Guillermo Cano, edizione 2008. Un riconoscimento alla libertà d’espressione nel mondo ha detto Joe Thloloe, presidente della giuria internazionale composta da 14 tra giornalisti direttori di testate, e mediatore presso il Consiglio della stampa dell’Africa del sud. Il premio, come riporta l’agenzia Sir, sarà consegnato il prossimo 3 maggio in occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa, a Maputo, in Mozambico. Proprio nella città africana si terrà una conferenza sull’accesso all’informazione. Creato nel 1997 dal Consiglio esecutivo dell’agenzia ONU per l’educazione e la scienza, il Premio UNESCO-Guillermo Cano è intitolato al direttore di una testata colombiana assassinato nel 1987 per avere denunciato l’attività dei “baroni della droga” nel suo Paese.
Bonifacio Cruz Santiago, direttore del settimanale 'El Real', e suo figlio, Alfonso Cruz, caporedattore dello stesso giornale, sono stati uccisi nella città di Chimalhuacán (centro del Paese) a colpi di arma da fuoco.
Negli ultimi sette anni in Messico, si contano 35 giornalisti uccisi e sei dispersi, mentre nel 2007, 84 operatori dei media hanno denunciato insulti o attacchi; e nei primi giorni del 2008, Carmen Aristegui, un'illustre commentatrice indipendente della radio che ha spesso criticato i poteri forti, è stata licenziata. Diego Cevallos
Gerardo Garcia, un giornalista messicano, è stato ucciso presso la città di Uruapan, nello stato di Michoacan, da uomini appartenenti a un cartello della droga della zona. L'uomo sarebbe stato ucciso nei pressi di casa sua, dopo un lungo inseguimento, con 45 colpi di pistola. Lo scorso anno, ben otto giornalisti erano stati uccisi nel Paese, facendo del Messico il secondo Paese più pericoloso al mondo per i giornalisti dopo l'Iraq. I cartelli della droga si contendono le lucrose rotte del traffico degli stupefacenti, che dal Sudamerica arrivano negli Stati Uniti. Le autorità hanno dispiegato almeno 25.000 uomini per combattere i cartelli della droga.
Luis Fernando Najera, reporter per il quotidiano “El Debate de Culiacan” e per il settimanale “Riodoce”, è stato aggredito, picchiato, rapito e torturato dalla polizia messicana. L’incidente è avvenuto mentre il giornalista stava coprendo un raid delle forze speciali messicane, che a volto coperto stavano facendo irruzione in un appartamento della città di Mochis. La ragione dell’aggressione sono le foto che Najera aveva scattato durante il blitz, che raffiguravano alcuni agenti mentre picchiavano brutalmente un uomo. In seguito al pestaggio subito, Najera si è recato alla procura generale della Repubblica per denunciare il fatto e reclamare il suo equipaggiamento, sottratto durante l’aggressione. Come risposta è stato arrestato perché alcuni agenti autori del pestaggio hanno sostenuto di “aver trovato una pistola nel suo camioncino”. L’arma, secondo Irene Gonzalez Sanchez, collega di Najera, apparteneva in realtà agli stessi agenti autori dell’aggressione. Najera è stato rilasciato dopo due giorni di totale isolamento dietro pagamento di circa 20.000 pesos (1500 euro).
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