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Un giornalista d'opposizione è morto a Mosca in seguito a un'aggressione subita nella notte tra domenica e lunedì. E ieri sera, sempre a Mosca, è stato aggredito un dirigente di un'organizzazione per la tutela dei diritti umani. Sergei Protazanov, 40 anni, lavorava per Grazhdanskoe Soglasie (Consenso civile), un quotidiano d'opposizione di Khimki, alle porte di Mosca. A quanto pare il giornale stava per pubblicare una sua inchiesta sui brogli nelle elezioni per il sindaco del primo marzo. Protazanov era invalido, aveva una protesi alla mano destra e dunque non era in grado di reagire all'aggressione, ha riferito Oleg Mitvol, numero due del servizio per il controllo dell'ambiente. Qualche ora dopo l'aggressione, la moglie del reporter "ha ricevuto una telefonata sul suo cellulare - ha raccontato Mitvol - Uno sconosciuto le ha dato l'indirizzo dove si trovava il marito. Lei lo ha portato in ospedale e dopo il check up, le hanno detto che era tutto a posto. Ma Protazanov una volta a casa è morto". Secondo le autorità locali, invece, l'uomo è morto per aver ingerito una dose eccessiva di sostanze stupefacenti, rinvenute in grande quantità nella casa del giornalista. In ogni caso è stata disposta l'autopsia. La pubblicazione del giornale è stata sospesa. In passato altri collaboratori di giornali locali di opposizione erano stati picchiati. Il caso più grave è quello di Mikhail Beketov, direttore del quotidiano Khimkinskaia Pravda (la Verità di Khimki), brutalmente percosso a metà novembre: per un periodo è stato in coma, i medici gli hanno dovuto amputare una gamba ed è tuttora ricoverato in ospedale, dove ha continuato a ricevere minacce. L'avvocato di Beketov era Stanislav Markelov, il difensore delle cause cecene ucciso a Mosca a gennaio insieme alla giornalista Anastasia Baburova. Intanto anche un'altra pubblicazione dell'opposizione, Grazhdanskij Forum, ha chiuso, dopo che il suo direttore è stato pestato. Ieri sera un altro episodio ha suscitato preoccupazione e sdegno negli ambienti dell'opposizione russa. Lev Ponomariov, dirigente della Ong "Per i diritti umani", è stato aggredito da sconosciuti che l'hanno avvicinato con il pretesto di una sigaretta dopo che aveva parcheggiato l'auto per rincasare. Ricoverato in ospedale, è stato sottoposto a esami clinici e oggi è stato dimesso. Le sue condizioni non sono gravi. Repubblica.it
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«Più di una settantina di giornalisti sono stati assassinati nell'ex Unione Sovietica dal 1992, quarantanove nella sola Russia. I numeri risultano ancora più elevati se si considera anche il martirio dei democratici. La mia nazione, la Bielorussia, non è riuscita ad evitare di pagare il tragico prezzo del cambiamento democratico. Ma dal momento che si tratta di un Paese piccolo e isolato – "un buco nero in Europa" – di casi del genere raramente si parla nei media internazionali. Nessuno ormai ricorda Anatol Maisenya, giornalista e uno dei primi oppositori del presidente bielorusso Alexander Lukashenko, "l'ultimo dittatore europeo". È morto in circostanze sospette in un incidente stradale nel 1996. Stesso destino per Dzmitry Zavadzki, l'ex cameraman personale di Lukashenko, messo in prigione a causa delle sue rivelazioni. Nel 2000 è scomparso e, né il suo corpo, né i suoi rapitori sono stati mai trovati. Un'altra giornalista conosciuta per le sue posizioni critiche nei confronti del presidente, Veranika Charkasava, e che lavorava come reporter investigativo per il quotidiano indipendente 'Salidarnasc', nel 2004 è stata pugnalata a morte e i suoi assassini non sono mai stati identificati. E ancora: Vasily Grodnikov scriveva per uno dei maggiori quotidiani dell'opposizione, 'Narodnaya Volia'. È deceduto nel 2005 in seguito alle percosse ricevute dai suoi aggressori che anche in questo caso non sono stati trovati. Sì, ci sono delle somiglianze tra i casi accaduti in Russia e in Bielorussia. Per esempio, entrambi i loro presidenti non hanno mai rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale riguardo agli episodi, né offerto le condoglianze per le vittime. Come in Russia, anche le autorità bielorusse non sembrano in grado né di fermare né di risolvere i crimini commessi ai danni degli attivisti democratici assicurando i colpevoli alla giustizia. In entrambi i Paesi si ha l'impressione che questa indifferenza da parte degli organi ufficiali sia quasi un segno dell'approvazione dell'assassinio come strumento adatto per mettere a tacere tutti quelli che cercano di difendere i diritti umani e la libertà di stampa. Gli eventi accaduti ultimamente a Mosca erano, inoltre, in parte connessi alla Bielorussia. Stanislav Markelov, 35 anni, era sposato con una donna bielorussa, aveva difeso dei cittadini bielorussi arrestati per aver protestato di fronte all'ambasciata della Bielorussia a Mosca e aveva preso parte a un seminario sui diritti umani a Minsk. Ma essendo una giovane giornalista che collabora con i "nuovi media", sono rimasta particolarmente colpita dal coraggio della venticinquenne Anastasia Baburova. L'omicidio della giovane giornalista e studentessa all'università statale di Mosca è stato messo in ombra da quello del più noto Markelov. Ma la sua tragica morte è altresì fonte di speranza ed ispirazione. A dispetto del pericolo che correva, era decisa a continuare a studiare e praticare il giornalismo investigativo. Aveva aderito a un partito politico dell'opposizione e lavorava per un quotidiano indipendente, che nel 2000 aveva visto altri suoi tre reporter uccisi. Aveva scelto di scrivere articoli e blog contro i misfatti perpetuati in uno Stato autoritario. È morta affrontando l'assassino del suo collega, diventando un'ispirazione per tutti noi. Non possiamo restare in silenzio. Dobbiamo alzare la nostra voce a difesa della democrazia e della libertà d'espressione. Non esiste arma in grado di impedire alle persone di cercare la verità e lottare per la libertà. Nonostante la lunga lista di persone uccise, imprigionate, picchiate e oppresse, in Bielorussia e Russia giovani giornalisti continuano ad unirsi ai mezzi di comunicazione indipendenti. Noi tutti dobbiamo impegnarci per realizzare quei cambiamenti che garantiranno che nessun altro essere umano in questa parte del mondo debba morire per aver tentato di cercare la verità». Irina V. Isf
Il quotidiano russo 'Tvoi Dien' (Il tuo giorno) ha pubblicato in prima pagina la foto del presunto killer che il 19 gennaio ha freddato in pieno centro e in pieno giorno a Mosca l'avvocato Stanislav Markelov, 34 anni, e Anastasia Baburova (25), collaboratrice di 'Novaia Gazeta', lo stesso giornale per cui lavorava Anna Politkovskaia. Un duplice omicidio che ha sollevato proteste anche all'estero, ma oggi il ministero degli esteri russo ha parlato di strumentalizzazione politica della morte della giornalista. L'immagine pubblicata dal giornale è stata ripresa da una videocamera della stazione della metropolitana Kropotinskaia tre minuti dopo il duplice delitto. L'uomo, magro e di alta statura, è ritratto mentre cammina in un corridoio della stazione con un berretto e il bavero rialzato della giacca che lasciano intravedere solo gli occhi. Il quotidiano ha lanciato un appello ad eventuali testimoni promettendo una ricompensa di entità non precisata. Gli inquirenti avevano negato l'esistenza di testimoni oculari dei due omicidi e stanno continuando l'esame di tutte le videocamere della metropolitana e di quelle degli edifici vicini al luogo del delitto. (Guardate quanta gente c’è che lo osserva)
L'erede di Anna Politkovskaya è stata uccisa in un agguato insieme a un avvocato icona della lotta per i diritti civili in Cecenia. Anastasia Baburova, venticinquenne praticante della Novaya Gazeta, è morta nell'ospedale in cui era stata portata con una ferita d'arma da fuoco alla testa. Secondo la polizia è rimasta vittima di un attentato il cui vero obiettivo era Stanislav Markelov, l'avvocato trentaquattrenne che si era battuto contro il rilascio anticipato del colonnello Yuri Budanov, l'ufficiale più alto in grado a essere condannato per crimini di guerra da un tribunale russo. Markelov aveva appena finito di parlare con i giornalisti quando un sicario gli ha sparato alla nuca e ha poi fatto fuoco contro la giovane giornalista, autrice di numerosi reportage sul crescente razzismo e ultranazionalismo in Russia. Nel processo contro il colonnello Budanov, Markelov aveva rappresentato la famiglia di Elza Kungayeva, una diciottenne cecena stuprata e uccisa da un gruppo di soldati russi. Nel 2000 l'ufficiale era stato arrestato, incriminato per il delitto e condannato a 10 anni, ma giovedì scorso era tornato in libertà nonostante la campagna condotta dall'avvocato contro il rilascio. L'uccisione di Elza era diventata il simbolo degli abusi commessi in Cecenia dalle truppe russe e la liberazione del colonnello era stata accolta con un'ondata di proteste. Il padre della ragazza, minacciato di morte, è costretto all'esilio in Norvegia. Corriere.itpostato da scaccia · permalink · commenti (1)
Si è aperto ieri e si terrà a porte aperte il processo per l'omicidio della giornalista Anna Politkovskaya. Un fatto che dovrebbe dare della Russia un'immagine di trasparenza, secondo le autorità. Solo un primo passo dell'inchiesta che deve essere ancora conclusa, secondo la famiglia: alla sbarra ci sono solo due autisti ceceni e due ex poliziotti. E' sfuggito misteriosamente alla cattura il presunto autore materiale del delitto e nulla si sa del mandante che, chiaramente, voleva far cessare gli articoli della giornalista che denunciava i soprusi delle autorità russe e del governo installato dal Cremlino in Cecenia. L'unica indiscrezione sull'argomento è uscita dal Procuratore generale Yurij Chajka, che a un certo punto aveva annunciato l'arresto di dieci sospetti (poi quasi tutti scarcerati) e l'individuazione di un mandante estero. Si trattava di Boris Berezovskij, il magnate fuggito in Gran Bretagna dopo aver rotto con Vladimir Putin che nell'immaginifico teorema del Procuratore aveva ordinato l'omicidio per screditare il governo russo. Un omicidio avvenuto proprio il giorno del cinquantaquattresimo compleanno di Vladimir Putin, il 7 ottobre 2006. Quasi che qualcuno gli avesse voluto fare un regalo. segue MOSCA - Mikhail Beketov, giornalista del quotidiano russo 'Khimkinskaia Pravda' e' stato picchiato a Mosca ed e' ora ricoverato in prognosi riservata. Lo riferisce l'agenzia Ria Novosti. Beketov e' autore di articoli fortemente critici sulla speculazione edilizia in atto in un quartiere della capitale, con grattacieli che hanno usurpato boschi e aree verdi; era gia' stato vittima di un'aggressione l'anno scorso. All'inizio dell'anno era stato querelato per diffamazione contro i costruttori edili. (Agr) postato da scaccia · permalink · commenti (1)
Jean-François Julliard, segretario generale di Reporters sans frontières, Ilya Politkovskiy, figlio della giornalista Anna Politkovskaja uccisa a Mosca il 7 ottobre 2006, e Roza Malsagova, capo redattore del sito di informazioni ingushetiya.ru, hanno partecipato ad una conferenza stampa nella sede di RSF a Parigi. Gli sviluppi dell'inchiesta sull'uccisione della giornalista e i recenti avvenimenti nel Caucaso hanno nuovamente portato alla ribalta la situazione della libertà di stampa in Russia. "L'ascesa al potere di Dmitri Medvedev non ha comportato alcun miglioramento per quanto riguarda la situazione della libertà di espressione in Russia. I media audiovisivi sono sempre controllati dal Cremlino e le violenze ai danni dei giornalisti non sono affatto diminuite," ha dichiarato Jean-François Julliard all'inizio della conferenza. A pochi giorni dal secondo anniversario dell'uccisione di Anna Politkovskaja, suo figlio Ilya ha annunciato, lo scorso 2 ottobre, che il processo continuerà davanti ad un tribunale militare perché uno degli accusati è un ex membro del FSB (ex KGB). "Temiamo che il processo continui a porte chiuse", ha dichiarato Ilya Politkovskiy. Il figlio della giornalista ha inoltre aggiunto che " le indagini non devono essere considerate chiuse perché né i mandanti, né l'esecutore materiale dell'omicidio di mia madre sono seduti al banco degli accusati." Ha aggiunto: "è fondamentale che i media internazionali restino vigilanti e attenti," e che la famiglia ha sporto denuncia presso la Corte europea dei diritti dell'uomo per "violazione del diritto alla vita" (articolo 2 della Convenzione). Roza Malsagova, capo redattore di ingushetiya.ru, ha voluto ricordare l'uccisione, avvenuta lo scorso 31 agosto, del proprietario del sito, Magomed Yevloyev. Quest'ultimo è stato arrestato mentre scendeva dall'aereo che lo aveva riportato a casa dopo un viaggio in Francia ed è stato ritrovato morto qualche ora dopo. Secondo la polizia si è trattato di una "morte per imprudenza". "Magomed era il proprietario dell'unico sito di informazioni che parlava dei rapimenti e delle uccisioni di giovani, organizzati dai servizi speciali e dalla polizia inguscia. Oggi voglio affermare che la morte di Magomed è una vendetta orchestrata da alti responsabili russi ed ingusci," ha dichiarato Roza Malsagova alla stampa.
![]() Secondo anniversario della morte. Nell'anniversario dell'assassinio della giornalista russa Anna Politkovskaja, l'associazione AnnaViva organizza il 7 ottobre un presidio per commemorare la sua memoria. Perché il suo sacrificio in favore dei diritti umani in Cecenia non venga dimenticato. L'invito alla manifestazione è rivolto a tutti i giornalisti e più in generale a tutti coloro che credono nella libertà di opinione e di stampa. Fai il possibile per partecipare o per far partecipare il maggior numero di persone possibile alla commemorazione. AnnaViva, associazione nata per mantenere viva la memoria di Anna Politkovskaja, organizza un presidio il 7 ottobre 2008 alle ore 20.30 in piazza della Scala, di fronte a Palazzo Marino, a Milano, per commemorare il secondo anniversario della morte della giornalista russa, e per chiedere al comune di Milano di piantare in suo nome un albero nel Giardino dei Giusti.
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Stampa ancora sotto attacco in Russia, a quasi due anni dall'ucccisione di Anna Politkovskaja (assassinata il 7 ottobre 2006 nell'ascensore del suo palazzo a Mosca). Un giornalista del Dagestan, Abdulla Alishayev, è stato ucciso con due colpi di pistola, e un suo collega, Miloslav Bitokov, è stato aggredito. Due vicende che si sommano alla morte di Magomed Yevloyev (foto), fondatore di un sito web molto critico nei confronti dell'amministrazione della repubblica russa d'Inguscezia (Ingushetiya.ru), che secondo le autorità ingusce sarebbe molto in un incidente mentre si trovava a bordo di un'auto della polizia. Secondo le ricostruzioni fatte dalla polizia e riportate da Interfax, Alishayev è morto in ospedale dopo il ricovero e l'intervento chirurgico. Sempre secondo la polizia, il giornalista Alishayev è morto alle cinque di oggi 3 settembre. Due uomini armati gli avevano sparato prima alla spalla e poi alla testa mentre si trovava in auto alle 18,30 del pomeriggio di ieri (ora locale). L'uomo è stato operato, ma i medici non sono riusciti a salvargli la vita. Alishayev era noto per essere una delle voci dell'opposizione al movimento islamico del Wahhabismo (un'ala dell'Islam fondata da Muhammad ibn Abd al-Wahhab). Era stato autore e ospite in molte trasmissioni televisive ed era uno degli ideatori del documentario «Common Wahhabism». Dell'aggressione a Bikotov, giornalista d'opposizione attaccato nel Nord del Caucaso, si sa soltanto che è stato picchiato brutalmente da tre uomini, ma è sopravvissuto. L'Organizzazione per la cooperazione e la sicurezza in Europa (Osce) ha lanciato l'allarme su questa serie di violenze sottolineando che la morte di Yevloyev in Russia solleva dubbi su questa serie di violenze sottolineando che la morte di Yevloyev in Russia solleva dubbi su un possibile «assassinio» accuratamente orchestrato da parte delle autorità ingusce.
È deceduto alle 21,45 (ora italiana) per insufficienza cardiaca nella sua dacia alle porte di Mosca lo scrittore russo Alexander Isaevich Solgenitsin, aveva 89 anni. Premio Nobel per la letteratura nel 1970, Solgenitsin legò la sua fama all'Arcipelago Gulag, la descrizione del sistema concentrazionario dell'Unione sovietica. Combattente nella seconda guerra mondiale, nel 1945 per un allusione a Stalin in una sua lettera venne condannato a otto anni di lager, e poi ad altri tre. Nel 1956 venne rilasciato e riabilitato. Nel 1962 pubblicò Una giornata di Ivan Denisovich: per la prima volta nella letturatura sovietica si parlava dei campi di concentramento comunisti. I successivi romanzi furono Divisione Cancro (1967) e Il primo cerchio (1969). Solgenitsin divenne la figura più importante del dissenso russo degli anni Settanta sotto il regime di Breznev e nel 1974 venne espulso dall'Urss dopo la pubblicazione all'estero della trilogia Arcipelago Gulag. Dapprima si stabilì a Zurigo e poi negli Stati Uniti nel Vermont. Alla fine dell'Unione Sovietica, il presidente Boris Eltsin gli ridiede la cittadinanza russa ma ritornò in patria solo nel 1994. Volle mettere piede sul suolo natio a Kolyma, sede nell'Estremo oriente russo di uno dei più atroci lager, e ritornare a Mosca viaggiando in treno con la Transiberian. Nelle sue ultime opere critica il potere dei nuovi oligarchi e la decadenza della Russia. Inoltre appoggia senza remore la chiesa ortodossa ed esprime sentimenti fortemente patriottici. Nel 1999 condannò i bombardamenti della Nato in Serbia nella guerra del Kosovo, paragonandoli a quelli di Hitler fontePista europea, forse belga, per il trentenne ceceno Rustam Makhmudov, il presunto killer della giornalista di opposizione Anna Politkovskaia, freddata sotto casa a Mosca il 7 ottobre 2006. Lo ha annunciato oggi Aleksander Bastrikin, capo della commissione investigativa presso la procura russa. "Stando alle nostre informazioni, il killer si sta nascondendo in Europa occidentale. Conosciamo anche il Paese dove si trova", ha dichiarato Bastrikin in un seminario russo-tedesco sulle indagini investigative. Poco dopo una fonte delle forze di sicurezza ha spiegato che la procura generale russa ha mandato richieste formali per un'assistenza legale, incluso l'interrogatorio di sospetti, a diversi Paesi europei, compresi Belgio, Germania, Svizzera e Francia". L'attenzione degli investigatori sembra puntata in particolare sul Belgio, come ha lasciato trapelare un'altra fonte e come ha rilanciato Radio Eco di Mosca, secondo cui Mosca ha gia' rivolto una richiesta a Bruxelles in vista dell'estradizione di un sospettato. segue
Si è conclusa l'indagine preliminare sull'assassinio della giornalista d'opposizione Anna Politkovskaia, uccisa sotto casa il 7 ottobre 2006. Dei nove arrestati nell'agosto scorso, solo per tre ceceni verrà chiesto il processo con l'accusa di omicidio, mentre per l'ex colonnello dei servizi segreti (Fsb) Pavel Riaguzov la contestazione è di abuso d'ufficio ed estorsione di diecimila dollari. Lo riferiscono le agenzie. La posizione di un altro sospettato, Ruslan Makhmudov, ritenuto l'esecutore materiale ed ora latitante, è stata stralciata. I tre imputati che dovranno affrontare il processo sono Sergei Khadzhikurbanov, e i fratelli Dzhabrail e Ibragim Makhmudov. Khadzhikurbanov è un ex maggiore del ministero degli interni, dove si occupava dei gruppi criminali etnici: licenziato nel 2003 per aver tentato di incastrare un presunto boss mafioso facendogli trovare addosso un kg di eroina, fu poi condannato a quattro anni, ma nel 2006 uscì di prigione diventando, secondo l'accusa, il tramite tra i sicari e Riaguzov e organizzando una serie di pedinamenti della giornalista. Riaguzov, sempre secondo gli investigatori, avrebbe fornito l'indirizzo della Politkovskaia. Come ha spiegato Vladimir Markin, portavoce del comitato investigativo, sono invece state lasciare cadere le accuse nei confronti degli altri sospettati, tra cui Shamil Buraiev, ex capo del distretto ceceno di Achnoi-Martan. Alcuni di loro erano già stati rimessi in libertà nei mesi scorsi. L'indagine sembra aver chiuso il cerchio sugli esecutori materiali del delitto, ma, almeno per ora, restano ignoti mandanti e movente di un caso che continua a far discutere a livello internazionale.
E' prematuro dire che è stato risolto l'omicidio della giornalista del bisettimanale di opposizione 'Novaia Gazeta' Anna Politkovskaia, sostiene il direttore della testata Dmitri Muratov, che ricorda come l' esecutore materiale sia ancora latitante e il mandante ignoto. "Crediamo, come prima, che l'indagine sia sulla pista giusta. E' stato fatto davvero un gran lavoro", ha spiegato Muratov, citato dall'agenzia Interfax. Ma, ha proseguito, "non è stata aperta alcuna indagine per la fuga di notizie, l'assassino resta libero e il mandante non identificato". "Ripeto, dire che il delitto è stato risolto è essenzialmente impossibile". Il Parlamento europeo fa un omaggio alla giornalista russa assassinata a Mosca nel 2006, Anna Politkovskaya. Il Presidente Hans-Gert Pottering ha dato ufficialmente il nome della giornalista alla sala stampa del Parlamento Ue, in onore anche di "tutti i giornalisti che rischiano la loro vita per difendere la libertà d'espressione". In seguito all'assassinio della Giornalista Politkovskaya, avvenuto ad ottobre 2006, il Parlamento Ue aveva modificato l'ordine del giorno della sessione plenaria per affrontare il tema delle relazioni con la Russia, nell'ambito della questione dei diritti dell'uomo e della libertà di stampa. Dal 1993 circa 300 giornalisti hanno perso la vita in Russia e soltanto una piccola percentuale di questi assassini è stata giudicata. Anna Politkovskaya, a causa del suo lavoro e soprattutto della sua ultima opera "La Russia di Putin", in cui ha accusato i servizi russi di limitare le libertà civili per tentare di ristabilire un regime autoritario di stile sovietico, ha subito minacce, persecuzioni e arresti. Il 7 ottobre 2006 è stata assassinata nella sua casa a Mosca. Dopo questo feroce episodio il Parlamento Ue ha adottato una risoluzione comune in cui si invitavano le autorità russe ad investigare in modo indipendente ed efficace "al fine di trovare e punire i responsabili di tale vile crimine" che, secondo gli eurodeputati "fa pensare ad un assassinio su commissione". Per il Parlamento, infatti, la libertà dei mezzi di comunicazione, un'efficace protezione dei giornalisti indipendenti e il pieno sostegno all'attività svolta dalle organizzazioni per la difesa dei diritti dell'uomo "costituiscono elementi essenziali dello sviluppo democratico di un paese"; tutte le istituzioni democratiche "dovrebbero adempiere ai loro obblighi morali e condannare tali crimini senza indugio", dimostrando la loro determinazione a difendere i diritti dell'uomo "a prescindere dalla circostanze politiche". fonte
Le vecchie abitudini sono dure a morire. In un famoso libro, «Il commissario svanisce», sono state raccolte centinaia di fotografie che durante l’epoca staliniana venivano ritoccate per correggere il passato e adeguarlo all’ortodossia del momento, come nella fantasia faceva con i giornali il protagonista di «1984» di George Orwell. Cancellato Trotskij, caduto in disgrazia e fuggito all’estero; cancellato Ezhov, capo della polizia segreta fucilato a sua volta. Oggi la Russia di Putin si limita il più delle volte a non dare il minimo spazio in televisione ai personaggi sgraditi al Cremlino ma, ogni tanto, va oltre, forse per il solito eccessivo zelo dei «volenterosi esecutori» degli ordini che arrivano dall'alto. Così è successo che un ospite «sgradito», arrivato per sbaglio alla registrazione di un dibattito televisivo, è stato veramente cancellato dalla base elettronica che poi è andata in onda. Corriere.it
Nella Russia di Putin e Medvedev il calendario è ormai un tripudio di anniversari. Si festeggia a pioggia, si rievoca ogni possibile evento, anche del passato più recente. Ma uno di questi giorni della memoria non ha avuto grande eco, anzi, è stato celebrato in sordina, quasi di nascosto. Per forza, ricorda qualcosa di imbarazzante, visto i tempi; qualcosa che non va più molto di moda, all´ombra del Cremlino: la libertà di stampa. Oggi è tornato ad essere uno scomodo anniversario: commemora l´irruzione del dissenso nel mondo dell´informazione sovietica. Il 30 aprile del 1968 usciva infatti Khronika tekuscikh sobytij, «Cronaca degli avvenimenti correnti», testata bellissima e dolorosa, nella sua drammatica prosaicità, se pensiamo all´Urss degli anni Sessanta e alla sistematica repressione di ogni forma di disaccordo dottrinario. Quindici pagine dattiloscritte. Ne circolarono un centinaio di copie. Avrebbe resistito per altri 62 numeri, sino al 1983. segue
Combattere le restrizioni imposte ai mezzi di comunicazione arruolando nove milioni di russi. E' questa la scommessa lanciata dalla sede di Mosca del Bbc World Service, che ha stretto un accordo con la più grande piattaforma di blogger del Paese per ampliare il suo pubblico e contrastare il giro di vite del governo contro i mass media locali. Dalla scorsa settimana, i nove milioni di russi iscritti all'host gratuito di blog LiveJournal possono contribuire all'attività di Bbc News inviando storie e commenti. LiveReport, il nuovo canale della piattaforma, è infatti collegato con bbcrussian.com, la versione locale del sito World Service. “Gli utenti vogliono partecipare sempre di più alle scelte editoriali, commentare gli eventi e conoscere le opinioni degli altri”, afferma Sarah Gibson, direttrice del Bbc Russian Service. Con l'invito a collaborare proponendo degli articoli, la Bbc ha deciso di accontentare il proprio pubblico e di assicurarsi al contempo una fonte alternativa di raccolta delle notizie. Così facendo, viene capovolta la funzione sociale del giornalista, che non si limita più a produrre informazioni, ma comincia anche a riceverle dall'esterno, da chi prima svolgeva un ruolo di ricezione assolutamente passivo. Si tratta dell'evoluzione di quanto già accade in Vam Slovo (Dite la vostra), uno degli appuntamenti fissi di Bbc Russian, in cui gli ascoltatori e i lettori sono invitati a suggerire temi di discussione per la programmazione futura. Il progetto congiunto con LiveJournal rientra nel processo di apertura al pubblico e di cambiamento del modo di fare comunicazione che Bbc sta attuando in tutto il mondo. Ma in Russia l’iniziativa ha un significato più profondo. segue
Diffamazione e calunnia: d'ora in avanti i mezzi di informazione russi potranno essere sospesi o chiusi dall'autorità con queste accuse. Lo ha deliberato la Duma, Camera bassa del Parlamento, votando una legge a favore di nuove restrizioni sui mass media. Ufficialmente è un provvedimento come un altro, ma il fatto che negli ultimi mesi si sia molto parlato - e non solo in Russia - della presunta relazione tra il presidente Putin e la campionessa olimpica Alina Kabaeva, fa sorgere il dubbio che esista un nesso. Recentemente anche il tabloid russo Moskovskij Korrespondent ha parlato del presunto divorzio tra Vladimir Putin e la moglie Ljudmila, "sostituita" dalla 24enne, che è anche deputata di Russia Unita. Pochi giorni dopo l'editore del quotidiano ha licenziato il direttore. Lo spinoso argomento era stato trattato a bruciapelo anche durante la visita di Putin a Villa Certosa, ospite di Berlusconi: una giornalista aveva chiesto lumi sulla vicenda e il Cavaliere aveva mimato il gesto del mitra rivolto verso di lei. Il provvedimento è stato votato dalla Duma quasi all'unanimità (un contrario e 339 a favore). Ai sensi della nuova norma, la calunnia e la diffamazione consistono nella «diffusione di informazioni false deliberatamente dannose all’onore e alla dignità». Con sanzioni parificate a quelle previste per la promozione del terrorismo, l’estremismo e l’odio razziale. Il disegno di legge passa ora al Senato dove è più che probabile l’approvazione. Toccherà poi a Putin la firma definitiva. La bozza era stata presentata a gennaio dal parlamentare Robert Schlegel, ex attivista del Nashi (movimento giovanile pro Putin). La Duma ha respinto la prima proposta, ma ha approvato la nuova versione presentata da Schlegel dopo che il tabloid russo ha pubblicato il gossip su Putin. Ma chiaramente nel presentare il disegno di legge, il deputato non ha citato l'episodio. Addio alla libertà
Non sarà chiuso, ma metterà la testa a posto il giornale che venerdì scorso in Sardegna ha suscitato le ire di Putin parlando di un suo divorzio dalla moglie Ludmila e di un prossimo matrimonio con una bella ginnasta ventiquattrenne. Notizie smentite categoricamente, che hanno portato Silvio Berlusconi, presente alla conferenza stampa assieme all’amico Vladimir, a puntare le mani atteggiate a mitraglietta alla giornalista che aveva chiesto conferma del presunto scoop. La reazione di Putin ha spinto l’editore di Moskovskij Korrespondent, a sospendere subito le pubblicazioni e a licenziare il direttore. Adesso, dopo la correzione di tiro («non avevamo controllato adeguatamente l’attendibilità della fonte»), il giornale tornerà in edicola. «Ma guarderà alla realtà in un altro modo », ha spiegato l’amministratore Artyom Artyomov. «Parlerà di più dei problemi quotidiani e meno di politica». Come a dire: non disturberemo più il manovratore. Il quotidiano era uscito con la storia di Putin e della bella Alina Kabayeva già l’11 aprile, ma nessuno l’aveva presa sul serio, sia perché Moskovskij Korrespondent vende pochissimo, sia perché fa parte di quel gruppo di pubblicazioni che qui chiamano con disprezzo Bulevarnaya Gazeta, giornali popolari, pieni di gossip e scarsamente attendibili. Ma venerdì in Costa Smeralda Natalya Melikova dell’autorevole Nezavisimaya Gazeta ha chiesto a Putin se era vero quello che si era letto sul quotidiano scandalistico. Il presidente russo non ha preso bene la domanda; ha detto che era tutto falso e ha aggiunto di non aver mai amato i giornalisti che «si impicciano della vita degli altri con il loro naso moccioloso e loro fantasie erotiche». Una frase forte che ha fatto scoppiare in lacrime la povera Natalya. All’editore di Moskovskij Korrespondent Aleksandr Lebedev si sono rizzati i capelli in testa. È un ex Kgb come Putin, e si dice che abbia fatto i soldi gestendo i fondi neri nascosti all’estero dalla sua organizzazione. Adesso fa il banchiere e dà già fastidio al Cremlino finanziando assieme a Gorbaciov Novaya Gazeta, il giornale indipendente per il quale lavorava anche Anna Politkovskaya, la giornalista uccisa sotto casa nel 2006. L’accendersi dei riflettori ha gettato nel panico Lebedev che è corso ai ripari. Naturalmente in tutte le dichiarazioni ufficiali si nega che l’intervento sul giornale sia stato motivato dallo scandalo Kabayeva. La vicenda è sintomatica del clima che si respira in questa fase di transizione. Anche storie come queste danno fastidio e non devono avere alcuna copertura dai media. Tra l’altro, la stragrande maggioranza dei russi non ha ancora sentito nemmeno parlare dell’intera vicenda. Le tv l’hanno taciuta completamente. Come hanno sorvolato sulla domanda di Natalya, sulla risposta di Putin e sulla mitraglietta di Berlusconi. Corriere.it
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Ci sono stati anche momenti di ilarità e di imbarazzo nella conferenza stampa congiunta di Silvio Berlusconi e Vladimir Putin al termine del loro faccia a faccia informale a Villa Certosa, residenza estiva del Cavaliere. La cornice già poco istituzionale è andata in frantumi alla prima domanda rivolta da una cronista russa (Natalia Melikova della Nezavsinaya Gazeta) a Putin sulla sua vita privata e in particolare su una sua nuova relazione con una ex modella, già oggetto di attenzioni da parte del gossip internazionale. Nella sala per qualche istante è calato il gelo. Putin è apparso per alcuni attimi un po' a disagio e come prima reazione ha avuto un accenno ad arrossire (solo in un secondo tempo ha risposto chiedendo maggiore rispetto per la propria vita privata). Il suo amico Berlusconi non si è lasciato sfuggire l’occasione per cercare di sdrammatizzare e lo ha fatto sorridendo e mimando l'atto di puntare un fucile o un mitra all’indirizzo della giornalista che aveva rivolto l'«impertinente» domanda.La cosa avrebbe potuto anche finire lì, se non fosse che del gesto si è riparlato anche al termine della conferenza stampa. I due leader, circondati da decine di telecamere e di giornalisti, sono tornati sulla vicenda. In particolare Silvio Berlusconi, rivolgendosi alla giovane minuta cronista ha detto: «L'aspettiamo da noi la prossima volta». Quindi dopo aver presentato uno ad uno i giornalisti italiani presenti al leader russo gli ha indicato un noto «retroscenista» italiano dicendogli: «Tu ma lasci questa giornalista e io ti mando lui». Ma la vicenda è continuata anche più tardi perchè la cronista russa ha attirato l'attenzione dei cronisti che hanno notato i suoi occhi lucidi trovandola visibilmente scossa. E a chi gli chiedeva del suo stato d'animo, ha spiegato: «Ho visto il gesto di Berlusconi ma so che il vostro presidente è abituato agli scherzi. Non avrà alcuna conseguenza». Sembra invece che a turbarla sia stato uno sguardo fulminante del capo del Cremlino, che evidentemente non aveva gradito la domanda. La cronista è stata poi confortata da un addetto all'informazione del governo russo che ha assicurato a lei e ai giornalisti italiani che il monito di Putin a non mettere il naso nelle sue faccende private «non era rivolto a lei personalmente ma alla stampa in genere». Corriere.it Dalla caduta dell’Unione Sovietica sono stati uccisi oltre quaranta giornalisti. Quattordici sono stati eliminati nell’era Putin.
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Un'opera teatrale è stata censurata in questi giorni in Daghestan, repubblica russa al confine con la Cecenia. La rappresentazione, dal titolo "Nelle tue mani...", aveva come tema centrale la vicenda degli ostaggi del teatro Dubrovka, a Mosca nel 2002. Dopo la prima di venerdì scorso, con una scusa sono state annullate le repliche di sabato e domenica, secondo il regista Skandarbek Tulparov su ordine del presidente daghestano Mukh Aliev, il quale nega l'intervento censorio. "C'è la mano di Mosca", sentenzia Tatiana Karpova, la presidentessa dell'organizzazione 'NordOst', che si occupa delle famiglie dei morti e dispersi nella vicenda del teatro Dubrovka. Un caso di censura "senza precedenti", secondo lo scrittore russo Viktor Erofeev, che "attenta alla libertà di espressione".
Arseny Makhlov, fondatore del settimanale indipendente ‘Dvornik’, pubblicato nella città occidentale di Svetlogorsk (regione di Kaliningrad.) è stato pugnalato due volte alla schiena da un individuo non identificato che lo ha assalito mentre l’editore russo stava lasciando un ristorante. Makhlov è stato condotto in ospedale per breve tempo e poi dimesso. Secondo Makhlov l’attacco è da collegare alla sua attività di giornalista. Il settimanale ‘Dvornik’ si occupa di questioni politiche e sociali, e spesso critica le azioni del governo locale. Secondo l’agenzia di stampa Regnum, un recente articolo apparso su Dvornik metteva in risalto il dubbio acquisto di un edificio storico da parte di una compagnia privata. La pubblicità ha attirato l’attenzione del governatore di Kaliningrad, che ha dichiarato di non voler permettere l’uso improprio dello stabile. Due giornalisti uccisi nello stesso giorno. Uno è stato trovato cadavere nel suo appartamento a Mosca. L'altro a Makhatchkala, capitale della repubblica del Daghestan (Caucaso russo). Il primo strangolato, al secondo hanno sparato in auto mentre guidava. Luoghi, modalità e dinamiche diverse ma i due delitti hanno un legame molto forte: entrambi i reporter erano esperti di affari caucasici per i rispettivi media. La polizia è cauta nello stabilire nessi e causalità tra i due delitti. Ma ce ne è quanto basta per mettere in allarme la comunità internazionale e russa dei reporter. Repubblica.it Dalla caduta dell’Unione Sovietica sono stati uccisi oltre quaranta giornalisti. Quattordici sono stati eliminati nell’era Putin. Su quanti di questi delitti è stata fatta luce? postato da latorredibabele · permalink · commenti (1)
"...L'Uomo dell'Anno «non è un boy-scout», non è un democratico, e si annovera tra i potenti che plasmano i destini del mondo«nel bene e nel male». Time però si guarda bene dal precisare quale potrebbe essere il «male». Il lettore può immaginarlo: l'esercito di Putin ha massacrato la popolazione cecena, le vittime civili si contano in rapporto di una ogni cinque abitanti. La polizia dello Zar dell'Anno ha ridotto all'osso la libertà dei mezzi d'informazione (TV, radio, stampa) e non si è fatta scrupolo di assassinare i giornalisti più coraggiosi per rimettere in riga gli altri. Povera Anna Politkovskaja, un'altra bassezza, un'altra vigliaccheria... " (tratto da 'Una scelta immorale dettata dalla paura' di André Glucksmann, il Corriere della Sera) E povero Antonio Russo, così dimenticato.
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La giornalista Natalia Petrova è in pericolo. Ha parlato troppo. Ha filmato troppo. Ha denunciato la guerra in Cecenia, in Abkhazia, in Nagorno-Karabakh. Ha criticato Putin e raccontato la rivolta dei pensionati russi. Per questo, il 6 settembre scorso, tre uomini in abiti civili hanno fatto irruzione nella sua casa di Kazan, repubblica del Tatarstan, e l'hanno malmenata. Lei e le sue bambine, due gemelle di 10 anni. A una di loro è stato rotto un dente.Mentre l'anziana madre, terrorizzata, si nascondeva in giardino, il padre, Gennady Petrov, 87enne ex-colonnello dell'Armata Rossa, faceva scudo alla figlia con il suo corpo. Invano. Natalia è stata ammanettata e trascinata via dopo essere stata ridotta in uno stato di semi-incoscienza per le botte. Ha trascorso la notte in commissariato. Poi è stata sbattuta fuori, mezza morta. Con le forze residue, è tornata a casa. Ha preso le bambine, abbracciato i genitori ed è fuggita via. Adesso è nascosta da qualche parte a Mosca. Nessuno sa dove sia, salvo alcuni colleghi. Al padre, recatosi un mese dopo l'irruzione al commissariato di Kazan per chiedere spiegazioni, è stato risposto dal capo della polizia, tale Vyacheslav Prokofyev: "Tua figlia ha parlato troppo. Adesso è ricercata, su di lei pende un mandato di arresto internazionale. Di lei possiamo fare ciò che vogliamo". PeaceReporter
Fra tre settimane sarà il primo anniversario della morte di Anna Politovskaya. Sotto accusa naturalmente (da subito) il Cremlino a cui la coraggiosa giornalista russa da tempo creava grattacapi. E proprio con il montare della reazione internazionale, Putin - dopo un silenzio agghiacciante - adesso sforna notizie ogni giorno. Arresti gratuiti, incriminazioni improbabili frutto di un'inchiesta dai contorni misteriosi visto che sono stati cacciati di botto gli investigatori che indagavano sull'omicidio sostituiti non si sa da chi. Stamattina a Mosca hanno catturato Shamil Durayev: sarebbe lui, secondo le autorità, ad aver organizzato l'assassinio di Anna. Insomma, il mandante. Bisogna sapere però che l'obiettivo degli attacchi della Politovskaya è sempre stato Ramzan Kadirov, presidente ceceno pupazzo del Cremlino. Lo aveva sempre accusato direttamente, anche nell'ultimo articolo, per le torture a Grozny. E proprio Kadirov aveva cacciato Durayev: nel 2003, tre anni prima dell'omicidio di Anna. Insomma Durayev nemico giurato di Kadirov: e perchè doveva uccidere la giornalista? Mi ricorda tanto quando fui rapinato a Mosca, nell'immediato post-comunismo. Quando andai al commissariato per la denuncia, mi fecero vedere le foto segnaletiche di tutti ricercati ceceni. Io, che frequentavo da due anni la Russia e capivo molte parole, a spiegare: ma no, sono russi, non ceceni. E loro niente: sono ceceni, siamo sicuri. So anche, per tornare alla notizia di oggi, che la "Komsomolskaya Pravda" (la verità dei giovani comunisti) che ha lanciato ed enfatizzato l'arresto è vicinissima a Putin. Probabilmente ha ragione Ilia, il figlio di Anna: "In Russia è cominciata la campagna elettorale e c'è chi vuol ripulirsi la faccia". Il popolo russo è paziente, fatalista ma non stupido. E soprattutto non dimentica. L'inferno Cecenia
Sarebbero stati rimossi gli investigatori che si erano finora occupati dell'omicidio di Anna Politkovskaya, la giornalista e scrittrice russa strenua avversaria del Cremlino, assassinata a colpi di arma da fuoco nell'ottobre dell'anno scorso a Mosca mentre stava tornando a casa sua. L'omicidio, perpetrato nello stile tipico dei delitti su commissione, suscito' a livello internazionale una marea di critiche contro il presidente Vladimir Putin e il suo staff di governo, accusati di non garantire il regolare esercizio della liberta' di espressione. Secondo quanto riferisce oggi il quotidiano popolare 'Tvoi Den', il procuratore generale Yuri Chaika avrebbe destituito il responsabile delle indagini e il suo collaboratore piu' stretto, sollevandoli dall'incarico. A sua volta l'agenzia di stampa 'Ria-Novosti' cita fonti riservate addentro all'inchiesta, che hanno confermato l'avvenuto allontanamento dei due, i quali sarebbero stato sostituiti non si sa da chi.
«L'omicidio è stato organizzato da un gruppo criminale guidato da leader ceceni ed è legato all'omicidio del giornalista statunitense Klebnikov avvenuto nel 2004» ha poi aggiunto Ciaika. Ci sarebbero in realtà anche funzionari ed ex funzionari della polizia e del Fsb, i servizi segreti russi, fra i dieci arrestati per l'uccisione: lo afferma il giornale della cronista assassinata, la «Novaia Gazeta». |
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